RAPPRESENTANZA PARITARIA

Senza le donne il Paese muore

Antonella Anselmo
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Sembra che dobbiamo attendere il 2095 per vedere realizzata la parità di genere in Italia, salvo imprevisti. La classifica annuale sul Gender gap del World Economic Forum assegna al nostro Paese il 69esimo posto. Un lieve miglioramento rispetto al 2013 dovuto alla maggiore presenza di donne nel Parlamento e in seno al Governo, ma un decisivo arretramento sul piano della partecipazione economica, delle opportunità, della parità salariali. Dunque quote rosa e riforme, da sole non bastano.
Il tutto mentre il Rapporto Svimez fotografa un Sud che muore. Letteralmente, senza metafora. Più i morti dei nati, la più grave crisi demografica dall’unità nazionale. Le donne in età fertile cercano altrove lavoro, accoglienza e reti sociali. Generazioni future di italiani e italiane in giro per il mondo. Il quadro di una paese senza fiducia può essere capovolto soltanto da quelle donne, in Parlamento e al Governo che ci rappresentano perché donne, perché sostenute dai movimenti e dalla fiducia di gran parte dell’elettorato. Una “differenza” che fa la differenza. Si può uscire dalla crisi e dal divario di genere se la differenza è posta al centro delle politiche, se la maternità non è più registrata come un costo, al limite da premiare con un buono, come nei supermercati, ma come valore fondamentale. Una rivoluzione copernicana. Le difficoltà economiche possono essere combattute, non senza sacrifici, se c’è un sistema di valori e di identità civica, forte e radicata. Come è sempre stato, in altre fasi storiche. Avevamo detto che senza le donne il Paese non cresce, ora possiamo dire che senza le donne il paese muore. E non possiamo certo attendere il 2095. Salvo imprevisti.

Chi ha scritto questo post

Antonella Anselmo

Antonella Anselmo

Sono romana, avvocata e ho 47 anni. Razionalista convinta e felicemente non credente. Ho due figli e una figlia e sono molto preoccupata per il loro futuro. Amo la creatività, specie quella femminile. Con le donne ho potuto condividere una dimensione più autentica, comunque "diversa". Sono entrata in Di nuovo, poi in Se non ora quando e ora, con Libere, nutro la speranza che si possa trovare un nuovo modo di intendere le relazioni uomini e donne, le libertà, la parità nelle differenze. Desidero una società più giusta.

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