MAI PIÙ COMPLICI

Codice rosa: un’esperienza virtuosa

Ilenia Debernardis
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Se una donna subisce una violenza fisica e si reca in un pronto soccorso della Toscana, o meglio in uno di quei 16 presidi ospedalieri in cui è attivo il codice rosa, sarà accolta in una stanza dedicata, sarà seguita da personale medico e socio sanitario esperto di violenza e, se necessario, sarà aiutata ad entrare in contatto con le forze dell’ordine per identificare o eventualmente denunciare l’autore della violenza. Troverà insomma intorno a sé le migliori condizioni non solo per affrontare l’emergenza di quel momento, ma per scrivere una storia nuova. Sì, perché, come abbiamo detto nel 2012 con la campagna nazionale Mai più complici e le sue 60.000 firme, si esce dalla violenza e si scrive una storia nuova soltanto se si supera la cortina di silenzio, paura, omertà che circonda la violenza stessa dentro e fuori di noi. Certo, non è facile, ma, e questo è il punto, il primo passo deve farlo lo Stato. Codice rosa è ispirato proprio a questo principio: medici, infermieri, psicologi, magistrati e poliziotti operano insieme. Ed è una collaborazione, una sinergia che, come dicono molto chiaramente i numeri, produce risultati importanti: a Grosseto, dove codice rosa è nato nel 2010 grazie all’impegno di Vittoria Doretti, i casi identificati col codice rosa sono stati 309, l’anno successivo oltre 500, per arrivare nel 2013 a identificare, nelle aziende sanitarie della Toscana in cui il codice rosa era operativo, ben 2.998 casi. Insomma codice rosa è un’esperienza virtuosa che concretamente e quotidianamente combatte la violenza. Occorre fare tesoro della ricchezza e dei risultati di esperienze come queste.

Chi ha scritto questo post

Ilenia Debernardis

Ilenia Debernardis

Nata a Bari nel 1975, vivo a Milano con mio marito e i nostri due bellissimi figli. Sono ricercatrice di letteratura italiana dal 2009 e insegno letteratura teatrale all'università di Bari. Mi occupo di scrittura delle donne, studi di genere, teatro contemporaneo. La politica è la mia più' grande passione sin da quando ero rappresentante degli studenti in Senato accademico. Poi a Roma, passando per Zurigo, ho incontrato il femminismo e donne eccellenti che hanno mutato in profondità il mio sguardo sul mondo, sulle relazioni, su me stessa. Da allora la politica per me coincide con l'urgenza di rendere questo Paese a misura di uomini e donne.

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