INTERVISTE RAI

GIOVANNI MINOLI: la Tv pubblica è il noi, la privata è l’io

Simonetta Robiony
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A Giovanni Minoli, uno dei volti più noti della Rai, innovatore nei suoi programmi di stile e contenuti, protagonista da anni del dibattito sulla natura della tv pubblica, oggi tutti i giorni a Radio 24, abbiamo chiesto di dirci cosa è per lui il servizio pubblico.

Allora Minoli, lei che tanto ne ha parlato, scritto, dibattuto: come dovrebbe essere un servizio pubblico efficiente?

“In una parola direi: differenza nella qualità. Ma sembra un’astrazione. Il servizio pubblico deve offrire il meglio del meglio in ogni settore: dall’informazione, alla fiction, dai documentari al cinema. E deve ricercare i più bravi interpreti del cambiamento in atto nella società capaci di riprendere il racconto delle nostre radici, una necessità sempre più urgente nel mondo globalizzato. La tv pubblica è il noi, la tv privata è l’io”.

Perché parla del racconto delle radici?

“Perché è la specificità nazionale che va raccontata. Marchionne con la Fiat ha fatto questo: ha ripreso i disegni della vecchia 500, li ha aggiornati con la tecnologia contemporanea, l’ha venduta in mezza America e con i soldi ha potuto prendere la Chrysler. Noi italiani siamo l’arte, la moda, la cultura, la bellezza, il cibo: dobbiamo riproporci al mondo puntando su questo. Non dobbiamo comprare format stranieri, ma creare i nostri ed esportarli”.

Per innovare la Rai facendola tornare ad essere un fattore di sviluppo culturale quanto conta, a suo avviso, la presenza delle donne ma soprattutto il loro modo di guardare al paese?

“Per me conta moltissimo. Quando ho diretto Raidue ho nominato cinque capi-struttura donna su sei. E ne ho lanciate tante: Sveva Sagramola, la Berlinguer, Mirta Merlino, Milena Gabanelli. Se il loro sguardo fosse quello giusto per le donne oppure no è un altro discorso. Oggi la questione mondiale è il rapporto tra nord e sud, tra paesi ricchi e paesi poveri. E a me pare che le donne, essendo naturalmente madri, abbiano uno sguardo capace di portarsi in un futuro lontano, uno sguardo che non è quello degli azionisti di grandi aziende oppure dei dirigenti che pensano solo alle loro stock- option. Scrutare l’orizzonte con i tempi lunghi della storia mi pare una qualità prettamente femminile”.

Immagina una Rai con la pubblicità o senza?

“Dipende. Certo con un rapporto diverso tra canone e pubblicità. Noi oggi abbiamo la Rai al 50%. E’ troppo. All’estero la tv pubblica ha un canone più alto ma meno spot. Vero , lo share delle tv pubbliche europee sta tra il 30 e il 35% mentre la Rai è al 45% e quindi vince. Ma che senso ha vincere sul mercato producendo cose sempre più simili a quelle delle tv commerciali?”.

Chi ha scritto questo post

Simonetta Robiony

Simonetta Robiony

Faccio la giornalista da quando avevo vent’anni. Ho iniziato a fare giornalini scolastici a tredici. A ventitré ero alla Rizzoli, nella redazione di Annabella, il femminile più aperto all'epoca sulla questione delle donne. Con lo scandalo della p2 e Angelo Rizzoli in galera, sono passata a La Stampa. Quando ho cominciato a lavorare, ho scoperto che le donne erano il 10% della categoria e pochissime potevano arrivare ai vertici, quindi mi sono interessata alla questione femminile. Non ho più smesso, anche se ormai è passato diverso tempo. Uno dei miei valori è la tenacia: ho da oltre 40 anni lo stesso marito, per lunghissimo tempo fuori Roma a far carriera, con cui non condivido quasi niente se non l'affetto, il rispetto per le reciproche diversità e due figli ultraquarantenni, assai cambiati nel tempo.

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