FECONDAZIONE SUCCEDE

Sì all’eterologa, ma i figli non sono “cosa nostra”

Annamaria Riviello
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La Ministra per la Salute Beatrice Lorenzin ha reso noto che si sta adoperando per rendere effettiva la sentenza della Corte costituzionale che permette la fecondazione eterologa. Afferma che è proprio del suo ruolo, adoperarsi per tutelare la salute dei cittadini e che non esprimerà pareri di merito ma interverrà solo su alcuni aspetti tecnici della nuova normativa: tutela dalle malattie, necessità di non eccedere nell’utilizzo dello stesso donatore, gratuità della donazione etc. Sembra però molto difficile che gli interventi possano essere solo di questo tipo ed evidentemente se ne occuperà il Parlamento, perchè si renderanno necessari alcuni che aprono questioni di grande rilievo, per citarne una: il futuro figlio-a, avrà o non avrà il diritto di conoscere il genitore genetico?

La possibilità di ricorrere alla procreazione assisitita per diventare genitori richiede un cambiamento culturale ancora più profondo di quello che è seguito alla possibilità di scegliere se essere o non essere madri. Certo c’è bisogno di una buona legislazione ma ancora prima di un mutamento dei sentimenti, delle fantasie, delle convinzioni legate al tema della genitorialità. La stessa possibilità di una differenza tra chi dona i gameti e chi ti porta in seno e chi poi concretamente ti aiuta a crescere ed a vivere, è per lo meno straniante per sensibilità abituate da secoli alla unicità di queste funzioni.

La Corte Costituzionale ha recentemente decretato che il divieto di inseminazione eterologa previsto dalla legge 40 costituiva un limite alla libera autodeterminazione delle persone ed era lesivo del diritto ad essere genitori. Mi permetto di dissentire. Premetto che sono favorevole all’eterologa, perchè quello che mi sembra importante è, per usare un’immagine simbolica, il primo sguardo di un bambino sulla madre, genetica o no. Essere genitori, però, è una possibilità iscritta nei nostri corpi e può essere un desiderio, ma i figli non ci appartengono, non sono “cosa nostra”, per questo diventare genitore non si configura come un diritto individuale ma come una possibilità che la scienza può aiutare a realizzarsi. Il diritto invece allude ad un bisogno strettamente individuale che usa la scienza a conferma della propria potenza. E’ questa cultura che bisogna contrastare, è questa davvero limitante della capacità di dono e quindi di amore. Avere dei limiti, come tutti non ci rende persone più deboli, averne coscienza ci rende persone.

Chi ha scritto questo post

Annamaria Riviello

Annamaria Riviello

Nata nel Sud d’Italia, in Basilicata da cui sono partita per poi sempre tornare, ho avuto modo di vedere e partecipare nella mia ormai lunga vita alle tante conquiste delle donne. Ho insegnato, fatto politica e mi sono anche cimentata nella ricerca e nella scrittura. Ho avuto quattro figli. Sono convinta che una società che sappia accettare la libertà femminile sia una società migliore ma che tocca ancora alle donne far valere la differenza non più separate dagli uomini e dalla società, ma in costante, autorevole e possibile dialogo.

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