INTERVISTE

DACIA MARAINI: Sì a cammino con gli uomini, ma non restituiamo loro lo scettro


Simonetta Robiony
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Dacia Maraini, scrittrice, drammaturga, saggista, popolarissima icona del femminismo italiano, negli anni settanta fondatrice con altre dello spazio di ‘La Maddalena’ a Roma, luogo di elaborazione artistica e ideologica del pensiero delle donne, è appena tornata dagli Stati Uniti dove ha incontrato donne e uomini alla ricerca, insieme, di una via per la convivenza reciproca più felice possibile.

Anche noi di Se non ora quando-Libere abbiamo cominciato ad aprirci agli uomini per una riflessione comune, nella convinzione che il tempo della separatezza femminile, di straordinaria utilità per conoscerci meglio, sia ormai giunto al suo termine: mi pare sia d’accordo?

L’ho appena visto durante la mia visita negli Stati Uniti: ho incontrato solo gruppi misti. Questo, ovviamente, non significa che la pratica della separatezza fosse sbagliata. Per noi donne, anche dal punto di vista linguistico, è stato importante riconoscerci come diverse, con una nostra specificità. Ma ora è tempo di rimboccarsi le maniche e tentare con gli uomini un percorso nuovo. Aprirsi agli uomini, oggi, è necessario. Bisogna, però, stare attenti a non restituire loro lo scettro. I maschi sono abituati al potere mentre le donne no. Occorre non ricreare con loro la piramide del comando altrimenti se ne impossessano. Ho cominciato a pensare che la separatezza dovesse essere superata davanti ai tanti casi di femminicidio. La violenza non può essere analizzata solo dal punto di vista di chi la subisce, ma anche di chi la esercita.

Lei cita gli Stati Uniti, ma l’Italia le pare pronta per questo percorso?

Direi di sì. Abbiamo conquistato leggi che ci tutelano e ci promuovono. Non siamo in un paese islamico dove alle donne è vietato perfino di guidare l’automobile. Là sarebbe impossibile. Da noi, invece, mi pare sia il momento di coinvolgere gli uomini.

Però l’emendamento che prevedeva la parità di genere nella nuova legge elettorale alla Camera non è passato.

Vero. Non è stata solo una questione interna ai partiti: ci sono molte resistenze maschili, perfino inconsce. Resistenze che io interpreto come la paura del maschio di fronte alla nostra rapida emancipazione. Alcuni uomini non tollerano questa privazione della loro supremazia. Anche dietro il femminicidio, per me, c’è questo. La donna si sente autonoma, reagisce di fronte alle imposizioni, prende i figli e lascia la casa. E l’uomo? Basta leggere le cronache. L’uomo non tollera e risponde con la violenza. Ancora oggi dice: “Era mia. Non potevo accettare di perderla”. Ma come si fa a considerare una persona di propria proprietà! E’ un concetto culturale folle. Solo gli schiavi lo erano e lo schiavismo è combattuto ovunque.

C’è, dunque, la possibilità di fare insieme uomini e donne una nuova strada?

Beh, gli uomini dovrebbero fare un po’ di autocoscienza e noi dovremmo aiutarli a farla. Ci vuole una lunga riflessione dentro se stessi per tirar fuori le cose che non si vogliono conoscere e, a maggior ragione, confessare. Ma non vedo alternative.

Qualcuno sostiene che nelle coppie paritarie, quelle dove i compiti familiari vengono svolti alternativamente dall’uomo e dalla donna, si determina un calo dell’attrazione fisica.

Mi pare una sciocchezza. L’attrazione sessuale non riesco a metterla in relazione con la parità di diritti e doveri. Se in Occidente, durante una convivenza, si comincia a delineare questo problema, le ragioni, a mio avviso, sono altre.

Chi ha scritto questo post

Simonetta Robiony

Simonetta Robiony

Faccio la giornalista da quando avevo vent’anni. Ho iniziato a fare giornalini scolastici a tredici. A ventitré ero alla Rizzoli, nella redazione di Annabella, il femminile più aperto all'epoca sulla questione delle donne. Con lo scandalo della p2 e Angelo Rizzoli in galera, sono passata a La Stampa. Quando ho cominciato a lavorare, ho scoperto che le donne erano il 10% della categoria e pochissime potevano arrivare ai vertici, quindi mi sono interessata alla questione femminile. Non ho più smesso, anche se ormai è passato diverso tempo. Uno dei miei valori è la tenacia: ho da oltre 40 anni lo stesso marito, per lunghissimo tempo fuori Roma a far carriera, con cui non condivido quasi niente se non l'affetto, il rispetto per le reciproche diversità e due figli ultraquarantenni, assai cambiati nel tempo.

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