INTERVISTE UNIONE EUROPEA

ELISABETTA GARDINI: il nostro sguardo include, usiamolo

Simonetta Robiony
Scritto da

Elisabetta Gardini, attrice teatrale uscita dalla scuola di Gassman, poi conduttrice televisiva e volto molto popolare della Rai, è passata alla politica nel 2004: prima con il Patto Segni poi con Forza Italia. E’ stata consigliere regionale nel Veneto e parlamentare europea dal 2009 per il Popolo delle libertà. Oggi è la sola capolista donna di Forza Italia per le elezioni europee: si presenta nel collegio del nord-ovest.

Se fosse eletta quale sarebbe la prima cosa che proporrebbe per migliorare la condizione delle donne italiane?

“Le competenze dell’Europa sono chiare: l’Europa può solo spingere perché nei vari paesi che vi aderiscono si promuova nel modo migliore la parità di genere. Sono raccomandazioni, comunque. Invece sul piano pratico si può intervenire sui fondi europei e la nuova programmazione già approvata ha al suo interno capitoli dedicati all’impresa femminile. Ci sono al momento 960 miliardi spalmati su diversi progetti. Io ho sempre detto che i soldi che versiamo all’Europa devono tornare in Italia e la crisi che stiamo vivendo potrebbe essere l’occasione giusta. Ormai molti di noi sono convinti che per creare nuovi posti di lavoro serva potenziare le piccole e medie imprese artigianali o industriali: sperare nel posto fisso oggi è una illusione . E chi può farlo meglio delle donne? A Padova dove vivo ho creato un punto informativo che possa aiutare donne e uomini a diventare piccoli imprenditori: forniamo consulenza. Il manifatturiero è crollato dal 20% al 15% : dobbiamo riavviarne la crescita. E le donne, ce lo dicono i dati statistici, sono bravissime a fare impresa perché sono più prudenti e avvedute degli uomini : non è un caso che le imprese femminili abbiano sofferto di meno in questi anni. L’uso del microcredito ha funzionato in India: andrà benissimo anche da noi”.

Di cosa avrebbero bisogno le donne italiane per risalire nella classifica europee sulla parità?

“Noi in Italia dobbiamo imparare a mettere d’accordo il lavoro e la maternità. E’ assurdo che, ancora adesso, per molte l’uno escluda l’altra. La Francia c’è riuscita: dobbiamo seguire il suo esempio. Mi colpisce e mi addolora sentire che tante donne hanno rinunciato ad avere un figlio, o ne abbiano avuto uno solo per continuare a mantenere il loro posto di lavoro e me ne parlino con dolore. In Italia sono carenti le strutture di sostegno alla famiglia. Un grosso problema che incide anche sul nostro Pil perché più donne lavorano e più cresce la ricchezza del paese, ormai lo sappiamo. Mi piacerebbe, perciò, che ogni donna fosse libera di programmare la propria vita: scegliere quale lavoro svolgere e quanti figli mettere al mondo”.

Nella vita lei ha fatto esperienze diverse: prima lo spettacolo adesso la politica. C’è una cosa che della sua vita privata oppure di quella pubblica ha portato anche in politica?

“Sì. Quando lavoravo in televisione ho iniziato una battaglia contro lo spreco di denaro pubblico in Rai e questo ha portato alla rottura del mio contratto con loro. Ho capito che ogni rivendicazione, protesta, lotta va fatta al momento giusto e nel posto giusto. Purtroppo adesso, in questa campagna elettorale, sento tanti slogan inutili e sbagliati. Proporre un referendum sull’euro è una sciocchezza perché non è previsto dalla costituzione. Stracciare come dice Grillo il documento del Fiscal compact davanti alla Merkel è solo un gesto eclatante: stracci un pezzo di carta, non gli accordi presi! Improvvisarsi paladini di cause giuste o vendere fumo è un errore. L’ho imparato a mie spese con la Rai. Occorre chiedere ciò che si può ottenere e guardare al futuro pensando ai propri figli. Qualcuno ha detto che lo sguardo maschile è diretto in avanti, quello femminile gira intorno. E’ una frase che ho fatto mia. Noi sappiamo essere madri e figlie, compagne e lavoratrici, dirigenti e impiegate perché il nostro sguardo include: usiamolo”.

Chi ha scritto questo post

Simonetta Robiony

Simonetta Robiony

Faccio la giornalista da quando avevo vent’anni. Ho iniziato a fare giornalini scolastici a tredici. A ventitré ero alla Rizzoli, nella redazione di Annabella, il femminile più aperto all'epoca sulla questione delle donne. Con lo scandalo della p2 e Angelo Rizzoli in galera, sono passata a La Stampa. Quando ho cominciato a lavorare, ho scoperto che le donne erano il 10% della categoria e pochissime potevano arrivare ai vertici, quindi mi sono interessata alla questione femminile. Non ho più smesso, anche se ormai è passato diverso tempo. Uno dei miei valori è la tenacia: ho da oltre 40 anni lo stesso marito, per lunghissimo tempo fuori Roma a far carriera, con cui non condivido quasi niente se non l'affetto, il rispetto per le reciproche diversità e due figli ultraquarantenni, assai cambiati nel tempo.

Commenta

Questo Sito utilizza cookies per migliorare la tua esperienza. Proseguendo nella navigazione acconsentirai al loro utilizzo. Scopri di più

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi