FECONDAZIONE INTERVISTE

PIERO ANGELA su scambio embrioni: i gemelli ai genitori genetici

Simonetta Robiony
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A Piero Angela, giornalista e scrittore, il più noto dei divulgatori scientifici della nostra televisione, autore di programmi che sono impressi per sempre nella memoria per la semplicità e la precisione con cui ci hanno spiegato come funziona il nostro corpo o cosa rappresenta per noi il regno degli animali, abbiamo chiesto una opinione sui complessi problemi che comporta la fecondazione assistita, a partire dal caso dei gemelli “scambiati” all’ospedale Pertini.

L’ha colpita questo caso, avvenuto per un errore umano, Angela?

“Non sono uno scienziato. Metto le mani avanti. Ma no, non mi ha impressionato. Più di dieci anni fa ho scritto un libro sulla gravidanza, la maternità e la paternità. Allora non c’era l’esame del DNA, c’era però l’analisi del gruppo sanguigno e già con quello si poteva stabilire chi fosse il vero padre di un bambino. Mi ricordo che statistiche fatte a livello mondiale dimostravano che il 10% dei bambini non era figlio dell’uomo con cui viveva la madre. E la percentuale saliva soprattutto nel caso del secondo figlio e nei ghetti intorno alle metropoli dove c’è più promiscuità”.

Sarebbe opportuno, quindi, sottoporre ogni gravidanza, nella fase iniziale, all’esame dei villi coriali per stabilire se il padre legale coincide con quello genetico?

“Nient’affatto. La genitorialità è una faccenda complicata, dalle molte sfaccettature. Non credo sia opportuno intervenire con ricerche diffuse e prove di laboratorio. Oggi a me pare si dia un’ importanza eccessiva alla genetica: un figlio è di chi lo cresce. Gli scambi di neonati sono sempre accaduti. Mi ricordo un caso di alcuni anni fa in cui due coppie scoprirono che i loro figli, ormai già grandi, erano stati scambiati in clinica. Non ci fu, però, alcuna tragedia, anzi: i ragazzi rimasero con quella che era la loro famiglia legale, frequentando anche, di tanto in tanto, la famiglia biologica. I cromosomi contano ma conta anche la psiche: chi ti alleva, che ambiente ti circonda, quali legami stabilisci. Se, per assurdo, io scoprissi che i miei figli non sono geneticamente miei, non mi verrebbe neppure per un attimo il pensiero di ricorrere al disconoscimento”.

Quindi, nel caso dei gemelli dell’ospedale Pertini, lei ritiene che dovrebbero essere cresciuti dalla donna che ora li porta in grembo e dall’uomo che è suo marito.

“No. Questa è una storia diversa. La paragonerei a ciò ce succede con l’utero in affitto. Gli ovuli fecondati sono di una altra coppia: una volta nati i piccoli andrebbero restituiti ai genitori naturali”.

E perché?

“Perché ancora non ci sono legami tali da giustificare un diritto di figliolanza: non c’è ancora la crescita, l’affettività, lo sviluppo psicologico che fanno di un embrione o anche di un neonato un figlio. Come è noto per metà noi siamo natura e per metà cultura: qua la cultura ancora non c’è. Posso comprendere il dolore di questa coppia e della madre che sta nutrendo i due gemelli nel suo utero, ma credo che dopo la nascita dovrebbe restituirli ai genitori genetici”.

Servono nuove leggi, perciò?

“Mah, è una materia delicata questa. Più che alle leggi l’affiderei alla sensibilità individuale”.

Angela, lei ritiene che la fecondazione assistita e in generale l’ingegneria genetica modificheranno i rapporti tra uomo e donna?

“Non conosco il futuro. Certo i rapporti tra uomo e donna in questi ultimo 150 anni sono molto cambiati. Nel nostro passato ci sono esempi di tribù matrilineari dove all’apparenza comandavano le donne, ma sono casi rarissimi. Nella maggioranza delle civiltà il potere pubblico era in mano dei maschi anche se le donne, con il loro ruolo sommerso, spesso riuscivano a influenzarli. Sa cosa dico io? Io sostengo che l’emancipazione femminile è un sottoprodotto del petrolio”.

In che senso?

“E’ l’energia che ha dato al mondo il benessere attuale. E la nostra energia è stata il petrolio. Il primo pozzo fu scavato nel 1860: da allora la tecnologia unita alla energia ci ha sottratto alla schiavitù del lavoro manuale creando società più ricche e più aperte. All’epoca di mio padre e mio nonno, in Italia, il 70% della popolazione lavorava i campi, oggi è appena il 4% , due terzi della popolazione era analfabeta, e tra gli analfabeti l’80% erano donne: non c’erano soldi per far studiare i maschi e le femmine. Oggi i paesi avanzati possono mantenere agli studi fino ai 25 anni figli e figlie. E i risultati si vedono”.

Le donne, però, in Italia, anche se hanno raggiunto la parità di diritti non hanno ancora quella sostanziale.

“Arriverà. La linea storica è questa. Più energia, più benessere, più informazione, più democrazia. L’intelligenza di uomini e donne è uguale: è stato dimostrato. Non c’è più discussione. Ancora non sappiamo bene, invece, come gli ormoni determino il nostro comportamento. Qualche differenza sfumata c’è, e questo potrebbe comportare un rischio nell’affidare alle donne posti di comando gravosi. Ma sono ipotesi non provate e poi, comunque, un nuovo ambito culturale che veramente riconosca la piena parità può contare di più degli ormoni”.

Chi ha scritto questo post

Simonetta Robiony

Simonetta Robiony

Faccio la giornalista da quando avevo vent’anni. Ho iniziato a fare giornalini scolastici a tredici. A ventitré ero alla Rizzoli, nella redazione di Annabella, il femminile più aperto all'epoca sulla questione delle donne. Con lo scandalo della p2 e Angelo Rizzoli in galera, sono passata a La Stampa. Quando ho cominciato a lavorare, ho scoperto che le donne erano il 10% della categoria e pochissime potevano arrivare ai vertici, quindi mi sono interessata alla questione femminile. Non ho più smesso, anche se ormai è passato diverso tempo. Uno dei miei valori è la tenacia: ho da oltre 40 anni lo stesso marito, per lunghissimo tempo fuori Roma a far carriera, con cui non condivido quasi niente se non l'affetto, il rispetto per le reciproche diversità e due figli ultraquarantenni, assai cambiati nel tempo.

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