MAI PIÙ COMPLICI

La normalità del male a Motta Visconti

Fabrizia Giuliani
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Il male è banale, normale. Ben prima di prendere la forma filosofica che le dette Hannah Arendt dopo l’orrore di Auschwitz, questa consapevolezza attraversa il senso comune da sempre. La dobbiamo tenere ferma oggi, davanti alla tragedia di Motta Visconti e alla confessione di Carlo Lissi, che ha ucciso la moglie e i due figli piccoli per poter ‘tornare libero’. E’ vero, logica e morale hanno il banco di prova più serio nella cronaca nera – come scrive oggi Sofri. Bisogna tornare alla vita, nelle sue pagine più buie e cruente per capire dove siamo, anche quando, davanti all’enormità della tragedia, sembra restare solo il racconto. E se stiamo al racconto, vediamo la normalità che nasconde la tragedia come uno specchio collettivo dal quale si fa fatica a staccarsi. In esso e nella fibrillazione del pre-partita, si sono perse le grida d’aiuto di Cristina Omes. E sono cadute nel vuoto della Rete le paure che aveva affidato ai social. Se questi segnali fossero stati colti e ascoltati per tempo, forse si sarebbe trovata una via d’uscita a una crisi rifiutata perché intollerabile, si sarebbe recuperata una verità che forse cozzava con la rappresentazione idilliaca del quadro familiare, ma si sarebbero salvare le vite.
Non c’è destino inesorabile dietro le morti di Cristina Omes, Giulia e Gabriele Lissi. Chi li ha uccisi ha invocato un desiderio di libertà sul quale dobbiamo interrogarci. Volevo ricominciare, ha affermato Lissi, e i figli sarebbero rimasti dopo il divorzio, ha aggiunto. Ma la libertà invocata, come pare, non ha tollerato limiti, vincoli, legami, poiché nasceva da un sentimento di onnipotenza, da una immaturità incapace di accettare qualsiasi ostacolo. Annullare il limite che ogni rapporto comporta non può che portare al rifiuto di qualunque relazione, fino al caso estremo: la soppressione delle vite nate da quella relazione. Accogliere la vita, le vite vuol dire accogliere il limite, e per farlo occorre essere in due.

Chi ha scritto questo post

Fabrizia Giuliani

Fabrizia Giuliani

Sono nata a Roma, dove vivo con mio marito Claudio e i nostri figli, Antonio ed Ella. PhD, insegno filosofia del linguaggio e studi di genere alla Sapienza di Roma, dove coordino, con Serena Sapegno, il Laboratorio di Studi Femministi. Ho tenuto corsi di semiotica e linguistica in diverse università italiane, sono stata Fulbright Scholar a Harvard, e presso l'Università per Stranieri di Siena ho avuto l’incarico di Consigliera per le politiche delle pari opportunità. I miei lavori si sono concentrati sulla produzione del significato delle lingue storico - naturali e sulle modalità con le quali i sistemi simbolici danno conto della differenza tra i sessi. Sono coinvolta nella teoria e nella politica delle donne dai primi anni universitari, ho contribuito alla fondazione di DiNuovo e poi dell'avventura rivoluzionaria di Se non ora quando. Nel 2013 sono stata eletta deputata nelle liste del PD, dove lavoro in Commissione Giustizia.

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