FECONDAZIONE

Eterologa: decisione Consulta ineludibile spartiacque

La sentenza della Corte Costituzionale rappresenta uno spartiacque nel dibattito pubblico in materia di  fecondazione eterologa. Dal suo pronunciamento dovranno passare ineludibilmente le scelte future del legislatore. Pertanto appare stringente, anche nel confronto tra di noi, partire dalle affermazioni del giudice delle leggi che spostano i termini della questione non soltanto da un punto di vista tecnico giuridico, ma anche politico. Anzitutto sgombriamo il campo da un equivoco, la Corte non parla del diritto di avere un figlio o procreare, tutt’altro, parla di libertà di autodeterminazione della coppia nello scegliere di avere figli o meno, libertà che lega agli articoli 2, 3 e 31 della Costituzione. Libertà che, come chiarisce espressamente, non può certo esplicarsi senza limiti, ma il cui unico limite ammissibile non può che essere la tutela di altre libertà costituzionalmente garantite e mai la discrezionalità politica del legislatore. Le implicazioni di queste affermazioni sono evidenti; parliamo dei principi inviolabili della nostra Carta su cui poggia l’intero impianto delle garanzie riconosciute alla persona nel nostro ordinamento, nel suo vivere privato e associato, e che saggiamente i Costituenti hanno deciso di sottrarre alla mutevolezza delle posizioni politiche, rendendole non soggette a modifiche.  Fra i tanti orrori che la legge 40 ci ha regalato in questi anni, vi è stato senza dubbio lo scolpire un discrimine economico tra coppie con diversa capacità economica. Chi ha potuto è partito e ha avuto figli con fecondazione eterologa all’estero e chi non ha potuto è rimasto senza la possibilità di averne. Quanto di più lontano da qualunque forma di democrazia moderna dove la comunità deve essere la casa di tutti. Ecco perché la fecondazione eterologa deve essere prevista a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Diversamente  si aprirebbe un discrimine intollerabile tra esercizi concreti delle libertà legato al censo.  Ancora una volta  il giudice delle leggi, nell’assenza e incapacità della politica di intervenire senza discrezionalità in materie tanto sensibili, ha garantito principi di civiltà giuridica che ancorano questo Paese ad una idea civile di comunità e di vivere insieme.

Infine, vale la pena ricordare come gli altri paesi europei  abbiano su questa materia discipline di gran lunga diverse e più compiute e a questo diverso contesto ordinamentale fa riferimento la Corte nel suo pronunciamento. Sedere tra i Paese fondatori dell’Unione Europea significa anche questo. Vivaddio.

Chi ha scritto questo post

Fabiana Pierbattista

Fabiana Pierbattista

Nata nel 1971, vivo a Roma con il mio compagno Marco e i nostri due figli. Sono laureata in Giurisprudenza, alla Sapienza di Roma con una tesi sulla violenza sessuale di gruppo; ho frequentato la Scuola di Scienze e Tecnica della Legislazione e sono funzionaria parlamentare. La più grande scuola di formazione ho avuto, però, la fortuna di sperimentarla attraverso il rapporto con le altre donne. Femminista da sempre, sono tra le fondatrici di Di Nuovo. Ho vissuto con crescente frustrazione gli ultimi anni e a questa si è affiancata la consapevolezza che l'indignazione e il movimento individuale non portano ad alcunché. Serve con urgenza l'ingresso delle donne italiane nella polis e l'esercizio della responsabilità politica. Il nostro tempo è adesso.

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