OCCUPAZIONE FEMMINILE

Le conquiste delle donne offrono segnali di speranza, ma molto resta in sospeso

Dal recente rapporto “CS Gender 3000” del Crédit Suisse Research Institute risulta che la presenza delle donne manager nelle società quotate in Italia è salita dal 5,5% (2010) al 17,5% (2013), superando anche le donne statunitensi che si sono attestate al 13,7%. Un dato confortante che ci soddisfa. Come ci fa piacere la presenza di tante donne nel governo, nel parlamento e in tantissimi consigli comunali. Possiamo ora affermare che abbiamo raggiunto la democrazia paritaria come da presupposto costituzionale? Il nostro modello di civiltà rispecchia il diritto delle donne, pur nella loro diversità, alle pari opportunità? Apprendiamo da altre ricerche che per le donne manager essere madri sta diventando un vantaggio per la loro carriera così come già era per gli uomini. Questa “scoperta” ci riempie di gioia. Contemporaneamente, però, constatiamo che la maggioranza delle donne ha difficoltà a trovare lavoro, ad avere figli continuando a lavorare (1 su 4 lascia il lavoro alla nascita dei primo figlio) e ad avere un salario pari a quello di un uomo. Conosciamo la fatica delle donne single e delle donne non più giovani a non entrare nelle soglie di povertà e a trovare un equilibrio costante tra i tempi di vita e di lavoro. Può essere questo il volto di una società moderna, aperta alle sfide della globalizzazione? Dare una risposta a questa domanda è il compito della politica e delle donne in essa impegnate. Compito di ciascuno e di ciascuna è invece quello di stimolare la partecipazione quale fondamenta della democrazia. Se non ora quando?

Chi ha scritto questo post

Donatina Persichetti

Donatina Persichetti

La mia storia si lega, da oltre trent’anni, ad una vivace esperienza nel campo del sociale. Mi sono occupata di servizi per l’infanzia; di tutela del lavoro in settori a grande prevalenza di donne; di politiche per il territorio come responsabile di Zona Sindacale e partecipo ad attività di partito nella ferma convinzione che per cambiare la politica bisogna frequentarla. Questo background mi ha consentito di approfondire le questioni femminili e verificare l’arretratezza sociale e culturale in cui affonda il nostro paese, negando sviluppo e modernità. Ho aderito da subito al progetto di “SeNonOraQuando?”, ritenendo che solo attraverso l’interazione tra i diversi valori, linguaggi e differenti opinioni si può scardinare l’oscurantismo di democrazia paritaria italiana.

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