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Violenza: mentre la cassazione “preoccupa” il piano nazionale tace

Antonella Anselmo
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Gli scorsi giorni ha destato molto clamore una pronuncia della Cassazione in tema di stupro e concessione dell’attenuante della minore gravità (Cass. Pen. 39445/2014). Solo leggendo per intero la sentenza della Terza Sezione, necessariamente limitata alla sola verifica di legittimità e non all’accertamento del fatto, se ne comprende il ragionamento. È bene anticipare che la Corte non compie alcuno strappo rispetto alla giurisprudenza precedente. Ecco la vicenda. La Corte di Appello di Venezia condanna un uomo per maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale perpetrati ai danni della moglie e rigetta la richiesta difensiva di valutare l’attenuante di minore gravità. In particolare la Corte di merito ritiene “incompatibile” l’attenuante in relazione al fatto che la violenza sessuale è stata consumata mediante rapporto completo. Su tale punto viene presentato ricorso in Cassazione la quale rileva come sia necessario ma non sufficiente valutare il solo dato “quantitativo” (ossia se il rapporto è stato parziale o completo). E ciò sia in senso favorevole che sfavorevole all’imputato, come ha inteso il Legislatore allorché ha superato la previgente coppia violenza carnale – atti di libidine. Il tipo e quantità della violenza per la Cassazione sono senza dubbio indici sintomatici della gravità del fatto ma non elementi esclusivi. Per una valutazione globale occorre avere particolare riguardo sugli effetti sortiti sulla vittima in base alla propria personalità e ai propri caratteri psichici: il grado di coartazione, le condizioni fisiche, mentali l’età, il contesto, ecc.. La sofferenza ed il trauma subiti dalla vittima, coerentemente alla più recente evoluzione penale e processuale, divengono dunque punto centrale per valutare- unitamente al dato quantitativo – la minore o maggiore gravità del fatto. La Cassazione pertanto accoglie il ricorso e rinvia alla Corte di Appello che dovrà nuovamente valutare il fatto, ma questa volta globalmente, in tutti i suoi elementi, con adeguata motivazione. Se la sentenza in sé non presenta aspetti nuovi rispetto alla costante giurisprudenza ci si chiede se il giudice di merito valuterà consapevolmente il contesto allarmante che tuttavia traspare, e non solo riguardo al carattere completo dello stupro: è indubbio infatti che la violenza sessuale entro le mura domestiche, magari reiterata, accompagnata dai maltrattamenti in famiglia, vessazioni, ingiurie e da uno stato continuo e crescente di soggezione e sfiancamento della vittima è il volto più orribile del fenomeno. Questo sì, il più grave.
L’Italia con la Legge 119/2013 di lotta e contrasto alla violenza – legge convintamente sostenuta da Se non ora quando – Libere nel corso dei Lavori parlamentari – ha accelerato l’attuazione della Convenzione di Istanbul nel nostro ordinamento; si sono compiuti i difficili e complessi lavori della task force per la condivisione del Piano Nazionale straordinario. Il Governo ha preso l’impegno, innanzi al Parlamento (seduta del 30 maggio 2014), per far partire il Piano Nazionale ad ottobre. Oggi è il 1 ottobre. Il tempo in questo caso è vita, anzi tante vite….A che punto siamo?

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Antonella Anselmo

Antonella Anselmo

Sono romana, avvocata e ho 47 anni. Razionalista convinta e felicemente non credente. Ho due figli e una figlia e sono molto preoccupata per il loro futuro. Amo la creatività, specie quella femminile. Con le donne ho potuto condividere una dimensione più autentica, comunque "diversa". Sono entrata in Di nuovo, poi in Se non ora quando e ora, con Libere, nutro la speranza che si possa trovare un nuovo modo di intendere le relazioni uomini e donne, le libertà, la parità nelle differenze. Desidero una società più giusta.

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