SUCCEDE

Storia di una ragazza senza qualità

Annamaria Riviello
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Davide Frattini sul Corriere ci racconta la vita di Hayat Boumeddiene, 26 anni, nata a Villiers sur Marne. Sposata con rito islamico, non riconosciuto in Francia, con Amedy Culibaly il terrorista che ha ucciso persone inermi nel supermercato kosher di Parigi. Il racconto della sua vita è quello di una che ha avuto un’infanzia difficile, orfana di madre a sei anni con sei fratelli, affidata ai servizi sociali, studia un po’, poi fa la cassiera. Incontra il futuro marito, questi gli dà dei libri da leggere (che libri?), si converte. Paradossale la descrizione della loro vita, il marito, che è più uno spostato che un combattente, non si comporta come dovrebbe da bravo mussulmano; è lei quella che tiene alta l’osservanza. Insomma parrebbe tutto normale, sono spesso, dovunque, le donne nella famiglia le più osservanti. E’ amica della compagna di uno dei fratelli Kouachi si telefonano molto spesso, alle donne piace parlare. Sappiamo che dietro questo scenario apparentemente normale con tanto di doppio cognome sulla porta dell’appartamento dei coniugi come si usa in Europa, vi è un progetto sanguinario. Sono, si sentono in guerra. Ma come può una donna e sono molte, aderire a una ideologia che le rende schiave? Si può, se una indossa un mitra sopra il velo, il velo è una divisa, è una bandiera. Era una ragazza senza qualità, ora è una combattente con la promessa del cielo. Il velo non conta, lei ha un progetto, di morte certo chi non è un credente non è una persona, “è un cane infedele”, peggio che un nemico, può morire se ha peccato. Lei pensa: da giudicata che ero, sono io che faccio giustizia, altro che schiava; sono una leonessa, una tigre e avrò la vita eterna. Tutto questo sarebbe storia di una difficoltà psichica se non ci fossero veri strateghi in lotta per il potere, il petrolio, il controllo del territorio come tutti i tiranni della terra. Se non ci fossero ambigue politiche dell’Occidente. Se non ci fossero spaventose solitudini nel nostro mondo. E si potrebbe continuare con i “se”. Come abbiamo visto, il patriarcato non fa paura a queste donne, non lo leggono nemmeno con chiarezza, spesso si confonde con il desiderio di avere accanto un vero uomo, la caricatura tragica degli antichi guerrieri , per loro si può anche morire. E’ un vortice da incubo, è una caduta agli inferi, noi donne che abbiamo lottato per la nostra libertà, dobbiamo reagire con tutte le forze, quelle della ragione critica di cui andiamo fiere, e quelle dell’ascolto e dello sguardo sulle tante fragilità nascoste del nostro mondo e ritornare alla politica. Immaginare l’Europa unita è auspicabile, è possibile.

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Chi ha scritto questo post

Annamaria Riviello

Annamaria Riviello

Nata nel Sud d’Italia, in Basilicata da cui sono partita per poi sempre tornare, ho avuto modo di vedere e partecipare nella mia ormai lunga vita alle tante conquiste delle donne. Ho insegnato, fatto politica e mi sono anche cimentata nella ricerca e nella scrittura. Ho avuto quattro figli. Sono convinta che una società che sappia accettare la libertà femminile sia una società migliore ma che tocca ancora alle donne far valere la differenza non più separate dagli uomini e dalla società, ma in costante, autorevole e possibile dialogo.

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