NO ALL'UTERO IN AFFITTO

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Foto Roberto Monaldo / LaPresse 20-09-2011 Roma Interni Trasmissione "Porta a Porta" Nella foto Bruno Vespa Photo Roberto Monaldo / LaPresse 20-09-2011 Rome Tv program "Porta a Porta" In the photo Bruno Vespa
Rita Cavallari
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L’utero in prestito può essere definito volontariato sociale? Donare il proprio seme o il proprio ovulo è come donare il sangue? Come la mettiamo con la richiesta di anonimato da parte di volontarie, donatori e donatrici? Come evitare il massiccio intervento del mercato e le possibili forme di sfruttamento, in particolare sulle donne in situazione di povertà? Partendo da #boycottDolceGabbana Bruno Vespa discute a Porta a Porta di fecondazione eterologa e dei problemi che l’introduzione di questa tecnica sta creando nel nostro paese. La donazione di gameti è già messa in atto da alcune regioni e pochi giorni fa è nato il primo bambino concepito così.

Nel salotto di Vespa gli interventi si affastellano in modo concitato. Eugenia Roccella cita i paesi del Nord Europa, che sull’anonimato hanno fatto marcia indietro e riconoscono il diritto del nuovo nato a rintracciare donatore o donatrice; Francesca Vecchioni ricorda che in Olanda per i donatori non è previsto alcun pagamento trattandosi di volontariato sociale; Antonella Borallevi ritiene che non si possa usare una donna come un’incubatrice, né scegliere un ovulo da un catalogo – come si fa negli Stati Uniti – né che l’intervento delle donne – tramite il prestito dell’utero – possa essere considerato un fatto puramente strumentale. Cecchi Paone sostiene che non si debba parlare di sfruttamento perché lo sfruttamento genetico non esiste e tanti bambini chiedono di nascere. La scienza può aiutare tutti, dice Francesca Vecchioni, che ha una compagna ed è diventata madre utilizzando un donatore di seme, allo stesso modo di tante coppie eterosessuali.

Le sue figlie, se lo vorranno, potranno un giorno conoscere l’uomo grazie al quale sono state generate. Cecchi Paone conclude dicendo che anche chi riceve in donazione un cuore per un trapianto vuole sapere chi glielo ha donato. Il discorso s’ingarbuglia. C’è molta confusione in studio, ma la scaletta di Porta a Porta deve proseguire. Vespa tira un sospiro di sollievo e passa a parlare della fiction di Mennea. L’impressione che mi resta è di grande superficialità. Si cerca di edulcorare il discorso lasciando tutto volutamente nel vago. A Porta a Porta le tecniche sono neutre e sono al servizio di esseri umani in grado di gestire con disinvoltura la differenza tra i sessi. A un certo punto della trasmissione Francesca Vecchioni aveva detto che per parlare di queste cose ci sarebbe voluto un filosofo. Penso che abbia ragione.

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Rita Cavallari

Rita Cavallari

Sono nata a Roma alla fine della seconda guerra mondiale e ho vissuto la rinascita del nostro Paese, il boom economico, gli anni della contestazione, il femminismo. Sono laureata in architettura e ho lavorato per molti anni in un ente pubblico. Conosco il soffitto di cristallo e l'ho provato sulla mia pelle. Sono divorziata. Ho un figlio che lavora all'estero e due nipoti adolescenti che tornano spesso in Italia. A volte temo che sapranno scrivere correttamente solo in inglese e dimenticheranno l'italiano. Amo leggere e sono coordinatrice del Circolo dei lettori della Biblioteca comunale Villa Leopardi di Roma. A causa di un incidente traumatico sono paraplegica. Partecipo a Se non ora quando da marzo 2011 perché credo che si debba progettare il futuro a misura delle donne e che siano le donne a doversi impegnare per questo.

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