SUCCEDE

Vanessa, Greta e l’imperdonabile leggerezza di essere libere

Italian aid workers, 21-year-old Greta Ramelli, left, and 20-year-old Vanessa Marzullo, arrive at Ciampino's military airport, near Rome, early Friday, Jan. 16, 2015. The women, from the northern Lombardy region, disappeared in the northern Syrian province of Aleppo in late July or early August. It wasn't clear at the time who had taken them. They appeared in a video released earlier this month, asking the Italian government to help bring them home, with Ramelli saying they could be killed. Marzullo held a piece of paper with the date Dec. 17, 2014, written on it. (ANSA/AP Photo/Riccardo De Luca)

Le polemiche e la ferocia che hanno accompagnato il rientro in Italia di Greta e Vanessa non parlano del ruolo della cooperazione internazionale o di quello svolto dai Governi italiani nei teatri di guerra, ma di un Paese, l’Italia, dove alle due giovani è rimproverato ben altro che un’imperdonabile leggerezza. Su queste ragazze si è riversata una furia che neanche gli occhi bassi e il passo vacillante che parlano di orrori indicibili, hanno saputo placare. Devono scusarsi. Scusarsi per esser partite e forse anche per esser tornate. Greta e Vanessa sono due giovani donne che hanno scelto, e questo oggi, nell’Italia con un Governo al 50 per cento composto da donne e l’Alta rappresentante per la politica estera in UE è, come di tutta evidenza, ancora difficile da digerire. Giovani, belle e in viaggio verso un angolo di mondo dove l’atroce e il disumano scandiscono un tempo di cui non si conosce la fine. Troppo. Il punto politico di questi giorni è tutto qui: il volto misogino e volgare di una parte di questo Paese e il tanto lavoro ancora da fare, perché tutte le Grete e le Vanesse abbiano lo spazio pubblico per esercitare una scelta liberamente, giusta o sbagliata che sia.

Chi ha scritto questo post

Fabiana Pierbattista

Fabiana Pierbattista

Nata nel 1971, vivo a Roma con il mio compagno Marco e i nostri due figli. Sono laureata in Giurisprudenza, alla Sapienza di Roma con una tesi sulla violenza sessuale di gruppo; ho frequentato la Scuola di Scienze e Tecnica della Legislazione e sono funzionaria parlamentare. La più grande scuola di formazione ho avuto, però, la fortuna di sperimentarla attraverso il rapporto con le altre donne. Femminista da sempre, sono tra le fondatrici di Di Nuovo. Ho vissuto con crescente frustrazione gli ultimi anni e a questa si è affiancata la consapevolezza che l'indignazione e il movimento individuale non portano ad alcunché. Serve con urgenza l'ingresso delle donne italiane nella polis e l'esercizio della responsabilità politica. Il nostro tempo è adesso.

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