NO ALL'UTERO IN AFFITTO

Utero in affitto tra legalità e illegalità

Francesca Marinaro
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La maternità surrogata, che per sua natura tende a superare le frontiere tra Stati e tra culture giuridiche, sta rivelando tutti i suoi problemi di compatibilità con il nostro diritto interno: dallo sfruttamento del corpo e degli organi riproduttivi femminili, alla tratta di bambini e alle adozioni illegali transnazionali. Tutte questioni che nella nostra concezione del diritto costituiscono un reato e che sono state, e per certi aspetti lo sono ancora, oggetto di nostre battaglie per la libertà e la tutela dell’identità dei minori. Non riflettiamo abbastanza sul fatto che la libertà comporta anche dei limiti e che in molte parti del mondo la maternità surrogata provoca le forme più inaccettabili di oppressione su altre donne. Certamente l’evoluzione delle nuove tecniche riproduttive richiede una ridefinizione del discorso politico e un riadattamento delle leggi esistenti, ma sicuramente ciò non può significare rendere sottile il confine tra legalità e illegalità solo perché qualcuno si spinge oltre in nome della propria libertà individuale. La scelta di avere un figlio attraverso la maternità surrogata è certamente personale, ma è anche una scelta che coinvolge una comunità nazionale con le sue regole e i limiti stabiliti dalle sue leggi.

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Francesca Marinaro

Francesca Marinaro

Amo definirmi un’italo-belga; figlia di emigrati italiani in Belgio, negli anni ’60 ho studiato e vissuto a Bruxelles fino al 1991. L’impegno politico prima nel Pci e dopo nel Pd a sostegno dell’integrazione europea è stato per me il modo migliore per approfondire e portare a sintesi questa mia doppia appartenenza culturale. Sono stata particolarmente attiva nei movimenti europei a sostegno dei diritti delle immigrate e degli immigrati. Nella mia esperienza politica e istituzionale - parlamentare europea nel 1984 e senatrice nel 2008 - “l’Europa delle donne e delle persone” è sempre stato un terreno privilegiato d’impegno e di elaborazione. L’ho fatto e continuo a sostenerlo con lo spirito di chi vuole dare una mano, unendo quel che si può e si deve cercare d’unire per dare forma e consistenza a una società a dimensione di uomini e donne.

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