Annamaria Riviello
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L’articolo di Susanna Tamaro, che condivido, affronta due temi di grande spessore. Adottabilità da parte dei singoli e maternità surrogata. Sono due temi che messi insieme mostrano l’autonomia e la forza di un pensiero non omologato alle culture dominanti. Infatti, sarebbe facile trovare chi dissente da entrambi e chi invece vi acconsente. Invece, anche io penso che bisogna distinguere. Un bambino già nato ha diritto all’amore e all’accudimento. Solo un pregiudizio ideologico può preferire l’orfanotrofio a una famiglia nelle forme in cui l’amore e la reciproca responsabilità fa famiglia. “L’amore vero rende limpida l’aria” diceva Natalia Ginzburg. Penso che bisognerebbe riprendere la battaglia perché l’adozione sia consentita anche a singoli e a omosessuali. Altra cosa è la maternità surrogata.
Mi rifiuto di pensare che si possa usare la gravidanza per altro scopo che per avere un figlio. La bambina-o che nasceranno sono frutto anche del mondo dei pensieri della madre. La gravidanza si svolge entro un indissolubile intreccio di corpo ed emozioni consegnati come un dono nell’atto del mettere al mondo. Tutto sta a mettersi d’accordo sul posto che assegniamo al corpo. Il pensiero liberale aveva detto il mio corpo è mio, non del Sovrano; certo, non è del sovrano, ma non è neanche mio, il mio corpo “sono io”. Questo spostamento semantico la dice lunga anche sull’idea di libertà. In questa lettura, non può che essere l’integrità di una persona: genealogia, corpo, mente. Persona che si sviluppa nella relazione e diviene ricettacolo di memoria. Siamo corpi densi di storia. Non credo che sia difficile condividere queste considerazioni tra credenti e non credenti, quello che divide è l’idea di scissione. Non sto parlando solo della mercificazione, dell’uso del corpo di donne in condizione di povertà, parlo anche di chi crede di poterlo fare “per amicizia”. La scissione avviene lo stesso e mi sembra terribile sia per le creature che per le madri. Sarebbe opportuno che le donne si parlassero anche quando non sono d’accordo, senza pregiudizi. Creare un pensiero nuovo è difficile bisogna farlo insieme e di qui aprire davvero un discorso con gli uomini, sempre evocato ma ancora tutto davanti a noi.

Chi ha scritto questo post

Annamaria Riviello

Annamaria Riviello

Nata nel Sud d’Italia, in Basilicata da cui sono partita per poi sempre tornare, ho avuto modo di vedere e partecipare nella mia ormai lunga vita alle tante conquiste delle donne. Ho insegnato, fatto politica e mi sono anche cimentata nella ricerca e nella scrittura. Ho avuto quattro figli. Sono convinta che una società che sappia accettare la libertà femminile sia una società migliore ma che tocca ancora alle donne far valere la differenza non più separate dagli uomini e dalla società, ma in costante, autorevole e possibile dialogo.

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