MAI PIÙ COMPLICI

La storia della nostra campagna “Mai più complici”

 

Nel maggio 2012, abbiamo lanciato il nostro appello ‘Mai più complici’, nel quale con chiarezza abbiamo detto: ” Per combattere la violenza, farla uscire dalla normalità e dalla solitudine, occorre per prima cosa riconoscerla, darle un nome, il suo nome. La violenza esce dalla vita delle donne se donne e uomini insieme, trovano la forza di vederla e stanarla; dentro e fuori di sé”.
L’appello ha raccolto più di 60.000 firme, registrando l’adesione di sensibilità le più diverse, nel mondo del giornalismo, delle istituzioni dello cultura, dello spettacolo e dello sport. A partire da questa data e ancora negli anni 2013/2014 abbiamo portato nei teatri ,nelle scuole e nelle carceri di numerose città italiane la pièce “L’amavo più della sua vita” di Cristina Comencini, grazie anche all’aiuto del MIUR.

Il 15 novembre 2012, in più di cinquemila persone dagli spalti del Tardini di Parma hanno assistito alla partita della Nazionale italiana di calcio grazie all’adesione della Figc alla campagna Mai più complici.

1. Abbiamo, grazie anche al sostegno di Giulia, la rete nazionale delle giornaliste unite libere autonome,lavorato perché il termine femminicidio entrasse di diritto nel dizionario civile del nostro Paese. Con la convinzione che la forza di nominare le cose, evocarle con il suo nome è già una scelta politica.

2. Coerentemente abbiamo sostenuto la legge che ha inasprito le pene per i reati di violenza contro le donne, una legge che ha compiuto uno scarto notevole, quello di sottrarre la violenza domestica da una sfera privata, cui una tradizione secolare l’aveva relegata, per traghettarle in una sfera pubblica. Cittadine titolari di diritti anche in casa, perché la cultura di un popolo, la si scrive anche con le sue leggi, che certo non bastano, ma tanto contano nell’assunzione di responsabilità che uno Stato deve fare di fronte a donne che ancora oggi muoiono a calci nel tinello di casa.

3. Abbiamo cercato un dialogo con gli uomini, perché la violenza sulle donne è un problema degli uomini certo, ma ancor più perché i termini di una nuova relazione, di un modo nuovo di riconoscersi nell’altro si costruiscono insieme. L’amore si nutre di dignità, coraggio, rispetto e mai può essere invocato per coprire la sopraffazione l’abuso, l’annientamento. E questo ancora oggi vogliamo continuare a raccontarlo insieme agli uomini.

Chi ha scritto questo post

Fabiana Pierbattista

Fabiana Pierbattista

Nata nel 1971, vivo a Roma con il mio compagno Marco e i nostri due figli. Sono laureata in Giurisprudenza, alla Sapienza di Roma con una tesi sulla violenza sessuale di gruppo; ho frequentato la Scuola di Scienze e Tecnica della Legislazione e sono funzionaria parlamentare. La più grande scuola di formazione ho avuto, però, la fortuna di sperimentarla attraverso il rapporto con le altre donne. Femminista da sempre, sono tra le fondatrici di Di Nuovo. Ho vissuto con crescente frustrazione gli ultimi anni e a questa si è affiancata la consapevolezza che l'indignazione e il movimento individuale non portano ad alcunché. Serve con urgenza l'ingresso delle donne italiane nella polis e l'esercizio della responsabilità politica. Il nostro tempo è adesso.

2 Comments

  • Condivido l’esigenza, la necessità e l’urgenza che cessi questa forma di violenza, esasperazione dei rapporti o
    più semplicemente non accettazione di diritti di uguaglianza, libertà nell’ambito della coppia. Deve cambiare la volontà dei giudici, troppo bonismo e assurda tolleranza davanti a feroci uccisioni di donne.
    Ho presentato un convegno contro la violenza verso le donne, in una cittadina della toscana, una comunità montana, dove impera perbenismo e omertà, pericoloso comportamento. Superata la diffidenza, è venuta molta gente, molte donne, pochi uomini…è indicativo, non c’è dialogo. Preparo altro convegno a settembre n2016, nella medesima postazione..se volete partecipare, siete le benvenute..

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