Se non ora quando? - LA STORIA

1° Puntata: tutto ebbe inizio con Di Nuovo

Spettacolo "Libere" 05/10/2010, Teatro Franco Parenti, Milano

Siamo nella primavera del 2009. Una serie di scandali che riguardano direttamente il premier Berlusconi scuotono l’opinione pubblica. Nel giugno arrivano le dichiarazioni dell’escort Patrizia D’Addario. L’impressione è enorme. Viene alla luce un sistema di potere maschile nel quale le donne possono farsi largo solo usando, come moneta di scambio, avvenenza e disponibilità. Candidature al Parlamento, cariche e funzioni pubbliche sono distribuite sulla base dell’aderenza a questo modello. Colpisce lo scarto rispetto alle aspettative e alla realtà delle italiane che, nonostante le pesanti condizioni materiali, hanno conquistato autonomia e senso del proprio valore.

Escono alcuni articoli sul rapporto tra sesso e potere che mettono in evidenza la crisi del patriarcato. Però c’è una reticenza diffusa, anche nell’ambito della sinistra. Sia da parte degli uomini che delle donne, molte delle quali hanno vissuto il femminismo degli anni Settanta, c’è il timore di apparire moralisti e codini, oltre che invasivi della sfera della libertà privata. Le reazioni della maggioranza degli italiani, anche nel mondo cattolico che fino a quel momento aveva sostenuto il premier, sono scarse o nulle.

5441901553_923a7458d4_bPer alcune, invece, è venuto il momento di dire basta. Vogliono uscire dalla passività e dal silenzio, denunciare con forza il sistema di acquiescenza che ha sottratto il corpo femminile alle donne e ne ha fatto merce di scambio tra i potenti di turno. Perché non era questa la libertà per cui generazioni di donne hanno lottato: uscire dall’oppressione domestica per finire in un mondo in cui la libertà diviene una forma di nuova schiavitù.

Lunetta Savino, che è di Bari come molte ragazze coinvolte nel turbinio delle serate berlusconiane, è indignata. Con Anna Carabetta telefona a Francesca Izzo, che dopo aver raccolto da più parti la profonda disapprovazione per quel che accade tra donne e sistema di potere, scrive lettere a quelle che sono state in prima linea nelle grandi battaglie femministe. Si riunisce così un gruppo che proviene da esperienze diverse: politica, cinema, giornalismo, università, sindacato. Sono: Cristina Comencini, Licia Conte, Fabrizia Giuliani, Serena Sapegno, Valeria Fedeli, Iaia Caputo, Fabiana Pierbattista, Ilenia De Bernardis, Elisabetta Addis, Lunetta Savino, Anna Carabetta, Monica Pasquino, Cecilia D’Elia, Anna Maria Riviello. Dopo, a ondate successive, verranno Anna Maria Mori, Francesca Leone, Loredana Taddei, Simonetta Robiony, Carlotta Cerquetti, Ilaria Ravarino, e poi Antonella Anselmo, Sara Ventroni, Giorgia Serughetti, Elisa Davoglio.

Il primo incontro avviene a casa di Francesca Izzo, nel giugno del 2009.

Da subito si manifesta una linea politica nuova che supera il femminismo storico. Ci si differenzia da quelle donne che hanno vissuto le conquiste degli anni Settanta, ma sono rimaste chiuse nella rappresentazione simbolica, nell’esperienza del piccolo gruppo, nel separatismo e non si sono date l’obiettivo di incidere radicalmente sul piano delle istituzioni della democrazia rappresentativa.

Il gruppo parte da una riflessione: quello che sta succedendo nel nostro Paese ha qualcosa di paradossale che va capito perché in Italia il movimento delle donne era stato tra i più importanti del mondo occidentale. Sulla sua spinta, tra gli anni Settanta e 1975-manifestazione-femminista-per-labortoOttanta, con l’appoggio del partito radicale, del vecchio partito socialista e del PCI, erano passate leggi come il divorzio, il nuovo diritto di famiglia, l’interruzione di gravidanza. Professioni e lavori, prima riservati agli uomini, s’erano aperti alle donne. Ma, negli ultimi vent’anni, i piccoli gruppi femminili e femministi non erano riusciti a proporre una voce forte e univoca che incidesse sulla società, sul costume, sulla politica. Il movimento era diventato carsico. Soprattutto aveva perso ogni legame con le giovani donne, che consideravano la parola stessa, femminismo, ormai ridicola e superata. Mentre i partiti della sinistra che pur avevano raccolto ed elaborato alcune istanze femministe, alla prova del governo, non avevano saputo o voluto tradurle in concrete politiche. Così ora ci si trovava dinanzi ad un mondo femminile forte, consapevole e ricco di talenti e nello stesso tempo fragile sul piano delle condizioni di vita e mal rappresentato a livello istituzionale.

Il gruppo non ha una sede in cui riunirsi. Ci si incontra nelle case. Si discute e le idee non sempre convergono, ma c’è la volontà di giungere a una posizione condivisa da tutte. Viene dato incarico a Francesca Izzo perché dal magma di pensieri, emozioni, teste, pezzi di vita, scriva un documento che rappresenti le posizioni del gruppo. È pronto nel dicembre 2009 e si decide di chiamarlo La nostra libertà.

Con questo scritto le donne si presentano, mettono in forma i loro pensieri, esplicitano le loro richieste. Nasce così l’associazione Di Nuovo: donne adulte, che hanno praticato il femminismo, oppure ne hanno semplicemente condiviso gli obiettivi insieme alle più giovani, cercano di riallacciare e rinnovare il filo di una storia che ha avuto il potere di cambiare radicalmente la società italiana. Il nome “Di Nuovo”, termine che evoca insieme la novità e il ritorno, nasce dai versi della poetessa americana Grace Paley, che nella poesia “In autobus” scrive:

 

“… in un sospiro mi sussurrò. Ehi tu comincia di nuovo. Di Nuovo? Di nuovo, di nuovo, di nuovo, vedrai è facile comincia di nuovo, tanto tempo fa…”

 

Il documento si conclude con Che cosa vogliamo:

“Vogliamo innanzitutto creare una rete elastica e informale di collegamento tra le mille realtà associative, piccoli gruppi, donne singole che avvertono come noi l’insostenibilità dello stato di cose presenti e mirano a spezzare i quadri bloccati della democrazia italiana. Vogliamo passare dalla rivendicazione di diritti per le donne alla prova dell’esercizio della libertà politica. Siamo al dopo femminismo. E per questo crediamo sia necessario un pensiero, una riflessione che riguardi i due sessi, gli uomini e le donne (…)”.

 

Sulla base dei principi espressi nel documento “La nostra libertà” si elaborano i Settepunti, che esplicitano ulteriormente le idee di “Di Nuovo“. Il problema è far circolare questi pensieri, ma come fare? Un appello non è sufficiente, un saggio meno che mai, si cerca un’altra forma, ma quale?

imagesServe un nuovo modo di comunicazione che unisca arte e pensiero. Cristina Comencini ha l’idea di una pièce teatrale. Si chiamerà Libere, atto unico e dovrà trovare le parole per esprimere insieme sentimenti e ragionamenti, passioni e ragioni. Sarà un dialogo tra una donna giovane e una donna matura, che si confronteranno sul significato della libertà. Cristina Comencini lo scrive di getto, all’inizio del 2010.

Nell’aprile 2010 si svolge un incontro aperto – nella sede della rivista Reset – introdotto da Marina Calloni, in cui si discute il documento “La nostra libertà”. Alla riunione partecipa anche Francesca Comencini che da quel momento farà parte del gruppo. Sarà lei a curare la messa in scena e la regia di “Libere”.

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Da destra: Isabella Ragonese, Lunetta Savino, Francesca Comencini durante le prove di Libere

Si decide che sarà rappresentato il 2 luglio a Roma, all’Accademia della danza, con Lunetta Savino nel ruolo della donna adulta e Isabella Ragonese in quello della ragazza. È la prima iniziativa pubblica del gruppo “Di Nuovo” e c’è il timore di trovarsi col teatro semivuoto.

La notizia circola col passaparola, attraverso telefonate ad amiche e conoscenti, mentre scarse sono le notizie sulla stampa. Ma la voce vola ed è un grande successo: lo spazio dell’Accademia della danza è troppo piccolo per contenere tutte e tutti. Molte persone restano fuori. Arrivano anche femministe storiche e donne della politica, come Livia Turco e Giovanna Melandri.

 

Al termine della rappresentazione scorrono sul fondale le immagini del movimento femminista degli anni Settanta, piene di forza ed energia. Risuonano le parole della canzone di Grace Slick, “Manhole”, nella quale è ripetuta di continuo la parola libertad

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Così tutto prende forma: le discussioni, i documenti, la musica le immagini emergono e si saldano insieme. “Libere” porta il messaggio di “Di Nuovo”. Da questo momento sarà chiaro, non sarà più necessario spiegarlo, si potrà invece discutere ed approfondire i temi che contiene.

Durante la serata all’Accademia della Danza la rappresentazione viene filmata e sarà poi realizzato un DVD.

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La notizia del successo di “Libere” si diffonde in tutta Italia, i gruppi di donne vogliono rappresentarlo nella loro città. Il primo ottobre 2010 è a Torino al teatro Carignano, con l’organizzazione di Laura Onofri, avvocata, e Stefanella Campana, giornalista. Alla rappresentazione segue un vivace dibattito: il momento per parlare della libertà delle donne è finalmente arrivato. Segue, il 3 ottobre, il teatro Franco Parenti di Milano.

Schermata 2015-10-07 alle 12.16.33Anche qui il pubblico forma lunghe file all’ingresso, il successo è travolgente e il dibattito è acceso, anche se alcune femministe storiche non sono d’accordo su alcuni passaggi del testo. “Libere” viene poi rappresentato a Napoli. Alle richieste di tanti piccoli gruppi si risponde inviando il DVD, che viene proiettato con successo anche nelle scuole e riesce ovunque a stimolare riflessioni e pensieri.

Lo chiedono perfino partiti politici e organizzazioni sindacali per inserirlo nei loro eventi. La libertà delle donne è divenuta di nuovo un tema su cui riflettere e ne discutono, per la prima volta, le giovani. C’è voglia di ripartire e di riprendere il discorso politico delle donne. Il gruppo “Di Nuovo” incomincia a pensare ad una manifestazione e ne parla con altre associazioni romane. Trova motivi di intesa con “Le Filomene” (Nicoletta Dentico, Viviana Simonelli, Renata Pepicelli, Donatella Ferrante). [Continua…]

 

di nuovo small-1

 

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Rita Cavallari e Simonetta Robiony

Rita Cavallari e Simonetta Robiony

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