RIPRENDIAMOCI LA MATERNITÀ

Maternità. Un desiderio da liberare

https://flic.kr/p/eiHLDb
Cecilia Sabelli
Scritto da

Il messaggio giunge forte e chiaro ogni giorno: maternità è oggi rinuncia, esclusione, solitudine, è una strada senza ritorno, che allontana dal mondo del lavoro. Possono incidere la poca attenzione dimostrata dalla politica, la scarsa sensibilità sociale sull’argomento; persino la fatica vissuta dalle nostre madri e nonne, pioniere della conciliazione di lavoro e famiglia. Tra i più recenti suggeritori del messaggio, oggi, anche le cliniche di congelamento degli ovociti, scatenate sulle bacheche social delle trentenni:

“Il congelamento di ovuli è la nuova rivoluzione femminile. Sarai tu a decidere quando diventare mamma. Congela il tuo orologio biologico e preserva la tua fertilità”. “Diventare madre adesso? Ho bisogno di tempo per realizzare i miei sogni!”. Secondo il noto professore belga, Paul Devroey, la vitrificazione equiparerebbe addirittura i diritti di donne e uomini. Poco importa incenerire un patrimonio inestimabile e pieno di ricchezza come quello della nostra differenza.

Poche restano dunque a sfidare il pregiudizio,  a non procrastinare e da eroine si sentono pronte ad accogliere una nuova vita dentro di sé.

È la maternità ai tempi della crisi, non solo economica e occupazionale. Sarebbe miope fermarsi a questo dato. La precarietà non è solo quella dei mezzi, infatti. Anche quando ci sono, a condizionare il desiderio di maternità delle giovani donne sono i problemi con la propria identità, con la realtà e con l’altro.Un esempio su tutti, lo schema piramidale a cui guardiamo tutte le volte che pensiamo ad un figlio. Prima di averlo dobbiamo “aver vissuto”: viaggiato, fatto carriera, comprato la casa di proprietà, trovato la relazione stabile, magari anche fatto il matrimonio con il wedding planner.

Succede così di avere paura, di pensare di poter rimandare fino a che tutto sarà perfetto. Si cade nell’inganno dell’“eterno presente”, salvo poi trovarsi ostaggi della tecnica, non sempre amica del corpo femminile. La maternità ci viene sfilata da sotto il naso, dietro le false spoglie della libera scelta. Possibilità e limiti del nostro corpo di donne vengono taciuti e su noi giovani sembra come soffiare un vento soporifero.

La nostra proposta di riprenderci la maternità e di costruire una riflessione comune sulla libertà può sembrare scioccante. Squillante come una sveglia perchè è una proposta coraggiosa. Chiama in causa soprattutto la mia generazione e quella precedente, così diverse e così egualmente tagliate fuori dal discorso sulla maternità.

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http://news.sky.com/story/1553360/refugee-mothers-plea-take-my-kid-to-germany

La sfida è scavare dentro di noi uno spazio dentro cui far crescere forte o morire in piena autonomia il nostro desiderio di maternità. Permettere a quel desiderio di interrogare il nostro corpo senza condizionamenti esterni e senza che sia troppo tardi. E poi scegliere in autonomia.

Ma non si tratta solo di una sfida. E’ una grande occasione: grazie alle lotte delle nostre madri oggi possiamo vivere la maternità non più come un destino, ma come un atto di libertà. Il nostro desiderio consapevole e libero può incontrare  quello dei padri di oggi, così diversi dai padri di ieri nel rivendicare la cura dei propri figli.

E allora “Riprendiamoci la maternità”, la nostra e quella delle donne che pur di salvare i propri figli lasciano tutto e si avventurano per mari pericolosi o sfidano con ostinazione i muri sempre più spessi dell’Europa e di altre zone del mondo.

 

Chi ha scritto questo post

Cecilia Sabelli

Cecilia Sabelli

Nasco a Roma, nello stesso anno in cui un Papa abbraccia il suo attentatore, un militare sovietico evita la guerra nucleare e una nota azienda informatica rilascia la prima versione di Word. Tutte anticipazioni sul mio futuro. Non diventerò Pontefice e non sventerò guerre, ma mi dedicherò all'arte dello scrivere imparando tanto nelle redazioni di Radio Vaticana, e di servizi esteri di agenzie stampa come l'AdnKronos. Giovane e donna, vivo, mi interrogo e scrivo di entrambi le condizioni. Mi sono affidata a Se non ora quando-Libere per trovare risposte: voglio capire come capitalizzare i risultati delle lotte che altre hanno fatto o stanno facendo per la mia libertà. Come reagire a una natura che mi impone dei tempi e a una società che sfrutta la scienza perché io li ignori pur di essere produttiva. Per ricambiare sono diventata autrice e web-editor del sito del gruppo. Finite le domande volerò in Brasile per parlare la lingua in cui ho avuto l’immenso piacere di discutere la mia tesi di laurea.

3 Comments

  • Mi ci sono senz’altro ritrovata…Bravissima!!! Il mio è stato un dono inaspettato perché sono tra le schiere di donne che avrebbero aspettato di provare a vedersi la vita più “accomodata” possibile secondo il mio schema di priorità e invece è arrivata questa topina…che ha sconvolto totalmente i miei piani e che mi pone tutti i giorni di fronte al fatto che la maternità è un vero e proprio atto di amore. Da quel momento ho realizzato che non avrei più vissuto per me stessa (aggiungo per fortuna). Sei però assalito da mille paure. Quella più grande? È di non essere mai all’altezza, per tuo figlio e per gli altri. E poi ti scontri (anche se sembra banale è la realtà) con un concetto di “donna” imposto dalla società che poco si sposa con la donna-mamma.
    O sei mamma o sei donna. E mi soffermerei sul concetto di donna che c’è oggi e su quello che gli altri si aspettano da una mamma. Oggi non ti puoi permettere di prendere qualche chilo di troppo in gravidanza, se non torni in forma nel giro di poco sei una “sfigata”, sei finita. Dovresti girare con i trampoli e super truccata anche al nono mese e subito dopo aver partorito devi essere al top. Non hai tempo per riprenderti per fermarti, per goderti questi momenti, perché gli stessi sono consumati come un pasto veloce. Ti sembra che la tua vita ti sfugga di mano e tu devi far presto a tornare come prima, anzi meglio e ancor più efficiente di prima. Ti ritrovi spesso schiacciata e ossessionata da un’ immagine improponibile ma ti ci affanni lo stesso perché hai paura quasi di aver “perso terreno”. Se sei mamma devi dimostrare il doppio, a tutti. Comunque, anche se così difficile, rimane il viaggio più entusiasmante e avventuroso che abbia mai intrapreso!!

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