Se non ora quando? - LA STORIA

Chi siamo e cosa vogliamo

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Un piccolo gruppo di donne si riunisce e in pochi mesi produce una delle più grandi manifestazioni della storia repubblicana. Oggi come ieri, sempre un piccolo gruppo di donne, in parte le stesse di quattro anni fa, avanza una sfida più grande: unire libertà e maternità. Questo video ci racconta, dice da dove veniamo e il futuro che vogliamo: riprendiamoci la maternità! Buona visione…

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Siamo donne diverse per età, vita professionale e storie politiche. Molte di noi hanno fondato il grande movimento nato il 13 febbraio 2011 da un appello che si concludeva con le parole Se Non Ora Quando? Che libertà è il luogo dal quale lanciare alla società, alla politica e alla cultura la nostra nuova proposta: RIPRENDIAMOCI LA MATERNITÀ!

2 Comments

  • Care, seguo da molto i vostri bei lavori e iniziative anche se da lontano (per motivi di lavoro vivo all’estero dal 11 anni). Vorrei condividere due reazioni, una personale e “di pancia”, l’altra politica.

    Sul piano politico : sottoscrivo politicamente al 200% la vostra battaglia, tanto più in Italia. C’è però qualcosa sul messaggio politico che mandate che non mi quadra del tutto. Nelle interviste in varie insistono sul ruolo degli uomini – come è giusto che sia – e lasciano intendere che la scelta di questa battaglia deriva anche dalla sua universalità. Di uomini però non se ne vedono tanto, la parola d’ordine è” maternità”, non “genitorialità”, il motto “Il coraggio di essere donne”. Insomma, mi pare ci sia un po’ di tensione tra i vari messaggi che mandate e mi chiedo se così organizzato il vostro messaggio possa fare presa su un pubblico maschile – se è quello a cui anche mirate. Basta forse poco per riequilibrare – anche magari parlando un po’ più delle iniziative concrete che volete sostenere (pensate ad esempio a congedi di paternità obbligatoria? solo se ci fossero, mi pare, si potrebbe avere davvero un’equità di carriere) – perché poi è sempre anche sui fatti che le persone giustamente si mobilizzano.

    Sul piano personale: confesso di non essere la migliore per identificarmi con un discorso incentrato sul riprendersi maternità. La mia posizione è paradossale e rara: adesso vivo (in Canada) in un sistema nel quale ti fanno ponti d’oro in termini di politiche (6 mesi al 95% dello stipendio, estendibile fino a un anno con percentuale più bassa, più benefit, etc.) ed ho un compagno che di figli ne vorrebbe a iosa e sarebbe anche bravo, ma poi ci sono altre cose che bloccano o ritardano questa scelta : storia privata (son orfana di madre e, con 14 traslochi in 5 nazioni diverse in 11 anni, siamo dei perenni sradicati, e questo mi preoccupa molto rispetto ad un’eventuale maternità) e professionale (lavoro solo io da quasi 3 anni nella coppia – sono delle rarissime che hanno un compagno che le segue – e sono in una fase lavorativa iniziale in cui mi sto acclimatando) – il tutto al tornante dei 35 che conoscete tutte e che comincia a far sorgere dubbi senonoraquandeschi. Questo per dire che fate benissimo a lottare per il “riprendersi la maternità” e credo che per “riprendersela” del tutto valga la pena di sviluppare una riflessione che non abbia timore di andare oltre il piano dei diritti – pure imprescindibile – e di riannodare il filo con fasi precedenti di analisi femminista e le loro riflessioni in merito.

    Con i migliori auguri per la nuova campagna, EB

    • Cara Elisa,

      come sai, durante il nostro percorso abbiamo a lungo parlato di misure utili a una società inclusiva della parità e della differenza di tutti, donne e uomini, e abbiamo forte l’intenzione di continuare a farlo. Tu, giustamente, ce ne ricordi l’urgenza e per questo te ne siamo grate.
      Ci interessa, in questo preciso momento storico, parlare di maternità perchè riteniamo che sia l’esperienza che più mette alla prova la nostra idea di libertà.

      Vogliamo interrogare quest’ultima, chiedendoci per esempio cosa accadrebbe nelle nostre società se le donne vi entrassero non solo come individui singoli, ma anche come madri libere. Cosa accadrebbe alla concezione che abbiamo della libertà? Siamo certi che resterebbe la stessa di prima?
      Ecco, ci poniamo e poniamo anche ad altri interlocutori maschili interrogativi come questo.

      Quanto alla tua storia privata, Elisa, alcune circostanze che racconti sono struggenti. Grazie per averla condivisa con noi. Nel tuo ritardare la scelta di maternità anche per ragioni professionali, trovandoti al tornante dei 35, sei specchio fedele delle moderne giovani donne. L’impegno profuso nel trovare un equilibrio stabile risulta sfiancante. La nostra proposta è rivolta soprattutto a loro e richiede interventi come il tuo. Continua perciò a seguirci, auguri per tutto e un caro saluto

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