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E’ giusto far “saltare la fila” alle donne incinte?

Ph. Barry Skeates
Annalisa Ciatti
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Avete presente i posti riservati in metropolitana? Quelli con l’omino stilizzato con il bastone e la donna con il pancione? Chissà se funzionano davvero. Per me trovare un posto a sedere in metropolitana a Roma è un evento fortunato quanto raro, ma cedo volentieri il posto a chi ha difficoltà motorie dovute alla vecchiaia o a problematiche fisiche e alle donne incinte, che hanno il peso della pancia, possibili giramenti di testa, gambe gonfie e via dicendo. È un atto di civiltà e di buon senso che non richiede grandi cartelli.

Tuttavia mi è capitato di assistere a situazioni in cui di malavoglia si cede il posto o si fa passare avanti nella fila le donne in gravidanza; persone che bofonchiano e si lamentano, esasperate magari dalle lungaggini a cui si è sottoposti agli sportelli, oppure stremate da una giornata faticosa, non rinunciano facilmente al privilegio di starsene seduti, né alla posizione raggiunta nella coda.

Created by Gregory Sujkowski

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È la frenesia collettiva che ci attanaglia tutti, la difficoltà sempre maggiore di cavarsela, di fare tutto e per tempo che spinge ad abdicare al buon senso? Se è così allora ben vengano i cartelli e le norme a ricordarci di cedere il posto a chi ha più bisogno di noi. Non c’è giustificazione, però, nel vietare la precedenza nella fila alle donne in gravidanza. Sembra assurdo ma anche questo è capitato. Incinta, all’ottavo mese, una mia amica si è imbattuta in un vero e proprio divieto di accesso alla cosiddetta “corsia preferenziale”.

Se fosse successo in edicola o dal fruttivendolo sotto casa, probabilmente – forse a torto – me ne sarei fatta una ragione, mi sarei indignata, sì, ma non sarei qui a raccontarlo. Purtroppo, il diniego alla precedenza l’ha ricevuto in una ASL a Roma, in un ente pubblico economico che, seppur dotato di “autonomia imprenditoriale”, rimane pur sempre deputato alla tutela della salute dei cittadini.

Succede così che una futura madre finisce in coda per ore, in una stanza affollata e senza aria condizionata, perché in un Paese in cui manca una legge che affermi il diritto alla precedenza per le donne incinte, non manca un’ordinanza che vieta un atto di civiltà.

Venuta a conoscenza che un’ordinanza della direttrice di quella struttura proibisce alle donne incinte (eccetto quelle a rischio) di essere agevolate nella fila, la mia amica, incredula, si è adeguata, attendendo pazientemente il proprio turno: finché, ora dopo ora, il tempo necessario per i prelievi richiesti è inesorabilmente scaduto. Come dire: oltre il danno la beffa!

Persa la pazienza ha cercato risposte, ma ha trovato scortesia. La fantomatica ordinanza non era affissa alle pareti e non è emersa. Come il mostro di Loch Ness, c’era, ma mancavano le prove della sua esistenza.

Dopotutto – le è stato chiesto – perché doveva saltare la fila: “lei è incinta mica malata!”

Vero! La gravidanza non è una malattia, tuttavia è sicuramente uno stato fisiologico che impone dal punto di vista medico e sanitario alcune restrizioni oggettive e specifiche precauzioni – tra le quali quella di evitare ambienti affollati ed insalubri, le lunghe attese, le situazioni di stress, che potrebbero compromettere la salute della mamma e del bambino.

È un bene l’esserci liberati dalla concezione vetusta e paternalistica della gravidanza come malattia, come percorso obbligato per le donne. Ma non possiamo sostituire le vecchie convinzioni con i paradigmi di una società del neutro imperante in cui non ci sono differenze. Dobbiamo trovare un alfabeto per rapportarci ad una maternità rinnovata e libera. Perché la differenza c’è e si vede: una bella pancia di 8 mesi!

 

 

Chi ha scritto questo post

Annalisa Ciatti

Annalisa Ciatti

Ho 32 anni e vivo a Roma, ma ho trascorso l'infanzia e l'adolescenza nel verde di una piccola città poco distante, Rieti. Affascinata dal mondo, dai viaggi e dallo studio, ho conseguito una laurea con lode in relazioni internazionali all'Università di Bologna ed un Master nel campo della gestione delle energie rinnovabili, settore in cui oggi lavoro. Sono sposata e non ho figli, forse li vorrò. Desidero averli in un mondo in cui gli uomini e le donne condividano i compiti e le gioie della vita privata e professionale. Un mondo più flessibile, in cui le donne non siano costrette a scegliere tra famiglia e lavoro.

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