RIPRENDIAMOCI LA MATERNITÀ

Mamma oggi

Ilaria Borrelli
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Nel suo buonissimo “Lean In”, Sheryl Sandberg ricordava l’importanza di scegliersi un marito che faccia realmente il 50 per cento del lavoro in casa con i figli. sheryleaninNon per finta ma davvero: piatti, pappe, nanne ma anche crisi adolescenziali, spinelli, porte sbattute in faccia etc. Se non si cambia la mentalità dentro le case figuriamoci se ci riusciamo nella società: cosa c’è di cosi’ disdicevole per un uomo di occuparsi dei figli davvero? Monotonamente giorno dopo giorno per anni ma anche con tutti i piaceri che i sorrisi dei figli ti portano?

Il grande problema è che dentro le mura domestiche le mamme ancora oggi non sono affatto aiutate. Se ti va bene e hai il marito sensibile e collaborativo figlio di una femminista comunque ti rimane un buon 70, 80 per cento del lavoro con i figli, non c’è niente da fare. E’ evidente che con questa prospettiva e dopo aver visto le nostre mamme poi abbiamo paura di diventare madri a nostra volta. Io mi sono sbloccata a 38 anni e solo dopo che avendomi scoperto una deformazione all’utero la mia ginecologa mi terrorizzo’: “se non ti sbrighi ad operarti non ce la farai più a tempo a diventare madre”. Senza fiatare mi feci operare e fecondare nel giro di poche settimane.

 

Mel Brimfield, Semiotics of the Kitchen, 2011. Courtesy the artist and Ceri Hand Gallery. Ph: Ed Moore

Mel Brimfield, Semiotics of the Kitchen, 2011. Courtesy the artist and Ceri Hand Gallery. Ph: Ed Moore

Oggi, in Italia, diventare madri significa dover rinunciare a tutto il resto: al lavoro, al divertimenti, ai viaggi. Solo vivendo all’estero mi sono resa conto di quanto nel nostro paese la società non ti aiuti: ricordo quanto mi guardò male una maestra d’asilo perchè in uno dei primi giorni di scuola le dissi che veniva la baby sitter a ritirare mio figlio di soli due anni: “suo figlio vuole vedere lei all’uscita”. Naturalmente, essendo nata a Napoli capitale dei sensi di colpa, dopo quella frase mollai la scrittura e tutto e mi fiondai ogni giorno a prendere mio figlio a scuola tralasciando subitamente i miei soliloqui immaginari.
Qui in Francia perlomeno non fanno sentire in colpa una donna che lascia il figlio a scuola dalle 8 alle 18 e che lo fa prelevare da una terza persona. Quando cominci a pensare alla riproduzione biologica queste dieci ore di libertà giornaliere aiutano non poco. “OK ancora non so cosa farò della mia vita, ma insomma per dieci ore al giorno avrò tutto il tempo di pensarci anche se farò un figlio”. La libertà di scegliere. Anzi la libertà di non sapere ancora per niente cosa sceglierai, ma che comunque non è un figlio che ti impedirà di farlo.

Certo anche qui a Parigi le mamme sono sfinite. Questa città è molto dura, bisogna guadagnare tantissimo per resistere in questi quartieri con i magazzini scintillanti di tacchi a spillo dorati e oggetti di design ricercati: come si fa a stare al passo con le altre? Quelle che si possono comprare una sciarpa o una crema rassodante in più di te? Le mamme oltre che per i figli qui a Parigi devono sbattersi tantissimo per guadagnare il più possibile per pagare gli affitti esorbitanti e tutto il resto. Pero’ che senso di libertà e sollievo si ha quando si puo’ lasciare un figlio dalle 8 del mattino alle 18 tutti i giorni sgombrando finalmente la mente dalle continue e naturali preoccupazioni che ti procurano. Anzi sapendo che lo fanno andare ai musei e che gli insegnano il meglio. I dieci minuti più belli della mia giornata confesso che cominciano quando vedo sparire i  miei due pargoli nel portone scolastico confondendosi nel fiume degli altri già scalmanati.

Se fossi a capo di un governo poi imporrei 3 mesi di congedo paternità ovunque nei posti di lavoro pubblici e privati. Anzi concederei sei mesi, forse anche un anno. Aumenterei i mesi fino al giorno in cui tutti anche l’ultimo dei papà avrà imparato ad essere felice con un figlio nonostante le cacche, le pappe e tutto il resto. Come abbiamo dovuto imparare tutte noi mamme per istinto di sopravvivenza. Se anche i papà riuscissero a trovare l’estasi andando oltre lo schifo della mano finita per sbaglio nel pannolino, o quella che deve obbligatoriamente ripulire il vomito, sarebbe fatta. Dopo le ripuliture c’è la pura gioia, sempre! Senza contare che se fosse un’imposizione governativa anche il più meridionale e tradizionalista dei papà non dovrebbero sprecar tempo a vergognarsi di dare il biberon visto che intorno a lui tutti gli altri papà lo fanno!

Altra idea sempre se fossi a capo di un governo: portare le figlie femmine sul luogo di lavoro delle mamme, perlomeno una volta l’anno obbligatoriamente. Ispirare le bambine mostrandogli le attività delle mamme al di là delle lavatrici e le lavastoviglie. Fargli vedere che una mamma può essere felice e divertirsi fuori dalle mura domestiche pur avendo i figli a casa, che l’una non impedisce l’altra. Forse dopo avranno meno paura di avere figli.
Ultimo consiglio per le donne che nonostante un marito collaborativo e sensibile, e nonostante un lavoro amato e remunerato hanno ancora paura di riprodursi per ragioni economiche: viaggiare in uno qualsiasi dei paesi del terzo mondo e abbassare lo sguardo un po’ ovunque. I sorrisi e i giochi dei bambini moccicosi nella polvere vi faranno sicuramente cambiare idea e trovare coraggio. I bambini non hanno bisogno di case di 100 metri quadri in cui vivere per essere felici, ma solo del vostro amore.

Chi ha scritto questo post

Ilaria Borrelli

Ilaria Borrelli

Mi chiamo Ilaria Borrelli, ho pubblicato quattro romanzi e scritto e diretto tre film dopo una breve carriera d'attrice. Mi piace vivere all'estero perchè quando fuori c'è una musica diversa mi sembra di riuscire ad ascoltare meglio quella musica solo mia che mi frulla nel cuore e nella testa. Ho vissuto a New York e adesso a Parigi dove da cinque anni porto a scuola due figli ogni mattina. E poi guardare l'Italia da fuori è una grande occasione per capirne meglio pregi e difetti e riuscire forse a dare qualche idea per migliorare le cose....

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