OCCUPAZIONE FEMMINILE

Maternità: da ostacolo per le donne a opportunità per tutti

Antonella Crescenzi

In questo primo scorcio d’autunno, la ripresa dell’economia italiana sembra finalmente avviata e i dati statistici sull’occupazione resi noti il 30 settembre dall’Istat fanno ben sperare, con alcune luci (e qualche ombra): la disoccupazione in

La Sede del Ministero dell'Economia e delle Finanze

La Sede del Ministero dell’Economia e delle Finanze

calo di 162mila unità e l’occupazione in aumento di 325mila occupati. In questa tendenza spicca la performance delle donne. La disoccupazione femminile dall’agosto 2014 all’agosto 2015 è scesa di 108mila unità, due terzi del totale. Ma le donne italiane hanno un tasso di occupazione molto basso e fanno pochi figli (e sempre più tardi).

Allora questo è il momento giusto per ripartire, attivando linee di policy maggiormente volte al femminile.

Secondo il recentissimo sondaggio online lanciato dal Corriere della Sera cui hanno risposto più di 20 mila persone, uomini e donne, il freno principale al lavoro femminile è la maternità. Eppure, le statistiche dimostrano che nei paesi avanzati il lavoro non è d’ostacolo alla maternità: viceversa, a un tasso di occupazione femminile più elevato corrisponde un maggiore tasso di fertilità. Una maggiore partecipazione delle donne italiane al lavoro innalzerebbe quindi sia il tasso di crescita del Pil che il tasso di fecondità, alleggerendo così il problema dell’invecchiamento della popolazione e della sostenibilità del welfare.

Ma perché in Italia risulta così difficile conciliare il lavoro con la maternità?

andamento-del-pil-di-italia-ed-eurolandiaPerché, in presenza di una legislazione nazionale non adeguata a quelle più avanzate di molti paesi europei, essere genitori in Italia è un vero e proprio “atto di eroismo”. I genitori italiani sono costretti ad “arrangiarsi”: riducendo le assenze per maternità, lavorando “di nascosto” durante il congedo obbligatorio, ricorrendo all’aiuto dei nonni. L’insufficienza dei servizi sociali (cui si accompagna ancora un forte squilibrio di genere nei carichi di famiglia che pesano prevalentemente sulle spalle delle donne) rende quasi un miraggio la possibilità di avere figli: asili nido scarsi e costosi, incentivi finanziari carenti, scarsa flessibilità degli orari.

E’ necessario incidere su questi nodi, con interventi ad hoc, seguendo l’esempio di paesi come la Francia che hanno investito risorse in questo campo. Da tempo le ricerche della Banca d’Italia e di molti economisti, italiani e non, suggeriscono specifiche misure di politica economica: l’allungamento del congedo obbligatorio di paternità, il rafforzamento degli asili e dei servizi per gli anziani, la maggiore flessibilità degli orari, gli incentivi fiscali per il lavoro femminile. In questa direzione, peraltro, vanno anche le quattro proposte del Corriere della Sera lanciate dalla 27esima ora con l’iniziativa “Il Tempo delle donne”:

Ph. Simona

Ph. Simona

1)Paternità obbligata (15 giorni di congedo obbligatorio per i padri retribuito all’80% come per le madri); 2) Rimborsi (piano forte di detrazioni e deduzioni di tutte le spese sostenute per la gestione dei figli fino ai 16 anni, in linea con l’obbligo scolastico); 3) Incentivi al rientro (incentivare le madri a tornare al lavoro durante il periodo facoltativo con una misura stabile e forte); 4) La campagna (una grande campagna pubblicitaria, ripetuta negli anni e in ogni angolo d’Italia, per promuovere un cambiamento culturale).

Questa è la strada. Le esigenze dell’economia (aumentare l’occupazione femminile, la crescita del Pil e il tasso di natalità) si coniugano con quelle più profonde della società: la maternità, la libertà delle donne, il destino dei figli, una società di pari e diversi. Un’armonia che non può che fare del bene al nostro Paese.

 

Chi ha scritto questo post

Antonella Crescenzi

Antonella Crescenzi

Economista, sono stata dirigente del Ministero dell'Economia e delle Finanze e della Presidenza del Consiglio dei Ministri; ho curato l'analisi dell'economia italiana, le politiche europee, le tematiche del lavoro e di genere. Ho pubblicato vari scritti su tali aspetti e sulla crisi economica mondiale. Sono sposata da 35 anni e ho un figlio musicista. Vivo a Roma. Non sono mai stata iscritta a partiti, sindacati e associazioni ma ho sempre avuto a cuore la questione femminile. Partecipando a Se non ora quando, prima, e a Libere, dopo, ho creduto di fare la cosa giusta per favorire un cambiamento non più rinviabile della nostra società.

2 Comments

  • Brava, Antonella. Il quadro che hai delineato e ancor di più le misure di soluzione del problema maternità che hai indicato raffigurano la “mesta” situazione italiana. E’ urgente un cambio culturale ma sorretto da una precisa volontà politica. Perché , come dici tu: le soluzioni ci sono!

  • Grazie Antonella, per la lucida analisi sui problemi costituzionali – in tutti i sensi – della società italiana, e per la messa a fuoco sulle giuste iniziative che potrebbero iniziare a scongelarli; e concordo vivamente con un punto del precedente commento: una Campagna per il cambiamento culturale, da promuovere da subito e insieme a istituzioni pubbliche, private e associazioni in ogni angolo d’Italia. Elisabetta Mastrocola

Commenta

Questo Sito utilizza cookies per migliorare la tua esperienza. Proseguendo nella navigazione acconsentirai al loro utilizzo. Scopri di più

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi