DONNE&ECONOMIA

Italia, il vero problema è la distribuzione

Ph. di Felipe Navarro V.
Francesca Marinaro
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Per il sostegno ai nuclei con figli a carico e alla natalità l’Italia spende risorse pari all’1,4 % del PIL. Una cifra nettamente sotto la media europea che è del 2,2%. Tra i Paesi dell’Ue peggio dell’Italia fanno solo Portogallo (1,2%) e Olanda (1,1%). Mentre il trend della spesa nei grandi Paesi europei è del 1,9% nel Regno Unito, del 2,6% in Francia e del 3,2% in Germania. Nel concreto questi dati significano che ogni anno in Italia sono stanziati e spesi per la famiglia 363 euro a cittadino/a, nel Regno Unito 569, in Francia 792 e in Germania 1.049.

A commento di questi dati vale la pena notare che il problema per il nostro Paese non sta tanto nella quantità di risorse destinate al welfare; da questo punto di vista siamo davanti a larga parte degli Stati dell’Europa a 27. Il vero problema sta nella distribuzione. Infatti, i dati sulla spesa dell’Italia per la protezione sociale in genere ci danno un quadro complessivo che pongono gli interventi alla famiglia e maternità come fanalino di coda del Welfare: vecchiaia 50,4%, malattia/salute 23,6%, superstiti 9,3%, disoccupazione 6,3%, invalidità 5,5%, famiglia e natalità 4,2%.

Appare chiaro quindi che gli interventi a sostegno di famiglia e natalità hanno urgente bisogno di un welfare a dimensione di uomini e donne; è necessario cioè ripensare un nuovo rapporto tra libertà femminile e maternità. I pur utili congedi parentali non possono funzionare appieno se non vengono inquadrati in un nuovo sistema finanziato dalla fiscalità generale. E tutto ciò non è sufficiente: occorre anche riorganizzare la società, prevedendo orari e servizi adeguati. Il punto è l’individuazione di nuovi interventi nella spesa pubblica.

Fonte dati: Centro Studi Impresa-Lavoro

Chi ha scritto questo post

Francesca Marinaro

Francesca Marinaro

Amo definirmi un’italo-belga; figlia di emigrati italiani in Belgio, negli anni ’60 ho studiato e vissuto a Bruxelles fino al 1991. L’impegno politico prima nel Pci e dopo nel Pd a sostegno dell’integrazione europea è stato per me il modo migliore per approfondire e portare a sintesi questa mia doppia appartenenza culturale. Sono stata particolarmente attiva nei movimenti europei a sostegno dei diritti delle immigrate e degli immigrati. Nella mia esperienza politica e istituzionale - parlamentare europea nel 1984 e senatrice nel 2008 - “l’Europa delle donne e delle persone” è sempre stato un terreno privilegiato d’impegno e di elaborazione. L’ho fatto e continuo a sostenerlo con lo spirito di chi vuole dare una mano, unendo quel che si può e si deve cercare d’unire per dare forma e consistenza a una società a dimensione di uomini e donne.

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