Maternità

Berlino e i genitori: tre idee da copiare (subito)

Sascha Kohlmann,
"Father and Children"
Berlin-Kreuzberg, Oranienstraße
Sascha Kohlmann, "Father and Children" Berlin-Kreuzberg, Oranienstraße
Ilaria Ravarino
Scritto da

Perchè Berlino, più precisamente, è una città a misura di genitori. Un luogo, cioè, in cui la convivenza degli adulti con i bambini è resa più semplice da una serie di accorgimenti a favore di entrambe le categorie.

Tra i tanti luoghi comuni che affollano l’immaginario italiano sulla città di Berlino, ce n’è uno che riguarda la maternità e che si ripropone ogni volta come un tormentone: Berlino, si dice, è una città “a misura di bambini”. Vero, da un certo punto di vista (qui c’è il record di natalità in Germania). Ma non esatto. Perchè Berlino, più precisamente, è una città “a misura di genitori“. Un luogo, cioè, in cui la convivenza degli adulti con i bambini è resa più semplice da una serie di accorgimenti a favore di entrambe le categorie.

Tutto merito del welfare? Non solo. La vita quotidiana di un genitore a Berlino è resa più leggera anche da tre semplici idee, formulate da privati cittadini, che sarebbero replicabili ovunque. Persino nel nostro paese.

image4 (1)

Un pub (!) a Berlino (2015)

1) Il miracolo dei Kindercafè

Immaginate un locale dove pranzare, bere un caffè, incontrare un amico o lavorare. Immaginate che questo locale sia stato pensato perchè voi possiate fare tutto questo insieme a vostro figlio. Come? Attraverso una razionale divisione degli spazi: una parte del locale è pensata per l’adulto, un’altra è attrezzata perchè i più piccoli possano giocarvi in sicurezza. Diffusi in tutto il nord Europa, ma a Berlino presenti con una densità impressionante, i Kindercafè sono la salvezza di ogni genitore in cerca di un’ora d’aria dopo la chiusura dell’asilo, nel weekend o nelle giornate piovose. Il costo per l’ingresso? Non supera i due euro. Wi-fi compreso. Scopri i migliori 10 kindercafè di Berlino

 

image2 (1)

Farmacia con spazio giochi a Berlino (2015)

2) Le aree bambini

Situazione tipo: siete in farmacia, al bancone c’è una fila che nemmeno nelle emergenze sanitarie e voi schizzate da una parte all’altra rincorrendo il bambino impegnato in un’approfondita ispezione di scaffali e flaconi. Oppure siete alle poste, in attesa del vostro turno, e non sapete più come distrarre vostro figlio pericolosamente annoiato dallo stallo. In libreria, in profumeria, in comune, dal concessionario, in un qualsiasi negozio: gestire un bambino in città non è esattamente rilassante. A Berlino, però, va un po’ meglio. La soluzione? Semplice: basta ricordarsi, ogni tanto, dei più piccoli. Un tavolino di plastica, delle matite, un paio di libri, qualche giocattolo a disposizione per impegnare i bambini mentre i genitori fanno altro. In questa città li troverete quasi ovunque. E sono una salvezza.

 

148123) Il cambio non ha genere

“Mi scusi, c’è un fasciatoio?”. Quante volte, bambino in braccio, ci siamo ritrovati a sperare che il ristoratore di turno avesse magnanimamente deciso di installare nella toilette del locale un fasciatoio. Succede di rado, ma succede anche in Italia. Solo che, per qualche imperscrutabile motivo, da noi succede solo nei bagni delle donne. E se il cambio del bambino lo volesse fare il papà? E se il papà fosse da solo a spasso con suo figlio? E se il bambino – caso non infrequente a Berlino – di papà ne avesse due? Perchè costringere i papà a infilarsi come ladri nei bagni delle donne per compiere un’azione che a casa, si suppone, viene condivisa? A Berlino il cambio non ha genere: i fasciatoi, quando ci sono, sono in entrambi i bagni. Oppure, ancora meglio, occupano uno spazio riservato. Cosa ci spinge a pensare, in Italia, che siano solo le donne a occuparsi del cambio dei pannolini?

 

Chi ha scritto questo post

Ilaria Ravarino

Ilaria Ravarino

Sono una giornalista e scrivo dalla Germania di cultura, costume e tecnologia per le testate Gioia, Il Messaggero, Leggo e Otto e 1/2. Con la rubrica "Iogiocodasola", sulle pagine di Rolling Stone, ho raccontato per un paio d'anni il mondo dei videogiochi da una prospettiva femminile: più che divertente, è stata un'esperienza illuminante. Videogiocatrice, femminista, appassionata di letteratura cyberpunk e orgogliosamente nerd, vivo a Berlino da quando è nato mio figlio. Sono tra le fondatrici del movimento Se non ora quando?

6 Comments

Commenta

Questo Sito utilizza cookies per migliorare la tua esperienza. Proseguendo nella navigazione acconsentirai al loro utilizzo. Scopri di più

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close