MAI PIÙ COMPLICI UNIONE EUROPEA

Onu e Ue: violenza sulle donne non è solo affare loro.

Ph. Stefano Petroni, Palazzo della Mercanzia
Francesca Marinaro
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Di fronte ai cambiamenti, soprattutto per chi ha responsabilità di governo, c’è sempre un momento per ascoltare e uno per decidere. Oggi per il governo del nostro Paese è giunto il momento di decidere che la violenza sulle donne non è affare solo loro, ma è parte imprescindibile dell’azione dello Stato nelle sue diverse articolazioni.

Il tema della violenza sulle donne entra nel dibattito e nei documenti degli organismi internazionali e sovranazionali, in particolare ONU e UE, a metà anni Ottanta.

NEW YORK, NY - 20 SETTEMBRE 2014: l'attrice Emma Watson al UN Women's "HeForShe" VIP After Party (Photo by Robin Marchant/Getty Images)

NEW YORK, NY – 20 SETTEMBRE 2014: l’attrice Emma Watson al UN Women’s “HeForShe” VIP After Party (Photo by Robin Marchant/Getty Images)

Ma è soprattutto nell’ultimo decennio che si assiste a una presa di posizione sempre più precisa e articolata per organizzare un sistema in grado di garantire coordinamento, prevenzione, repressione e controllo. L’adozione nel 2011 al Consiglio d’Europa della Convenzione di Istanbul è l’esempio più rilevante in questo processo di cambiamento nella percezione e nell’atteggiamento. Si tratta, infatti, del primo strumento giuridicamente vincolante a livello globale, in grado di garantire un esteso e universale impegno a favore della lotta alla violenza sulle donne.

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L’obiettivo è di creare un quadro globale e integrato attraverso un maggiore coinvolgimento delle istituzioni pubbliche a tutti i livelli. Un nuovo approccio quindi che pone al centro la responsabilità delle istituzioni nella valorizzazione e affermazione della libertà femminile, la difesa dei diritti fondamentali e la lotta alle discriminazioni.

È con questa consapevolezza che ogni governo è chiamato ad agire con propri piani di azione per affrontare le cause e le conseguenze della violenza sulle donne e le ragazze mediante linee guida e protocolli d’impegni che siano seguiti dall’insieme degli attori istituzionali coinvolti. Di fronte ai cambiamenti, soprattutto per chi ha responsabilità di governo, c’è sempre un momento per ascoltare e uno per decidere. Oggi per il governo del nostro Paese è giunto il momento di decidere che la violenza sulle donne non è affare solo loro, ma è parte imprescindibile dell’azione dello Stato nelle sue diverse articolazioni.

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Francesca Marinaro

Francesca Marinaro

Amo definirmi un’italo-belga; figlia di emigrati italiani in Belgio, negli anni ’60 ho studiato e vissuto a Bruxelles fino al 1991. L’impegno politico prima nel Pci e dopo nel Pd a sostegno dell’integrazione europea è stato per me il modo migliore per approfondire e portare a sintesi questa mia doppia appartenenza culturale. Sono stata particolarmente attiva nei movimenti europei a sostegno dei diritti delle immigrate e degli immigrati. Nella mia esperienza politica e istituzionale - parlamentare europea nel 1984 e senatrice nel 2008 - “l’Europa delle donne e delle persone” è sempre stato un terreno privilegiato d’impegno e di elaborazione. L’ho fatto e continuo a sostenerlo con lo spirito di chi vuole dare una mano, unendo quel che si può e si deve cercare d’unire per dare forma e consistenza a una società a dimensione di uomini e donne.

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