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Se Barbie diventa Simone de Beauvoir

Ph. Tracheotomy Bob "Barbie (reprise)" - Flickr
Ilaria Ravarino
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Digitare su un motore di ricerca le semplici parole “videogiochi per bambine” vi trasporterà d’incanto in una versione disco pop anni 2000 dell’immaginario del dopoguerra. Gratuiti e a portata di clic, “i giochi preferiti dalle ragazze” secondo il portale gioco.it (categoria al femminile) “sono quelli di sfilate di moda o trucco, baci, cucina virtuale e altre tipiche occupazioni femminili“.

 

Dico a te, bambina: “puoi essere ció che vuoi”. Lanciato una settimana fa, e diventato subito virale, il nuovo spot della bambola Barbie ha colto di sorpresa un po’ tutti: la pupazza meno emancipata della terra sarebbe diventata “femminista“. Ci sono voluti quasi sessant’anni (e diciamolo: i profitti in calo per cinque trimestri consecutivi), ma alla fine ce l’ha fatta anche lei.

Peccato che, nel frattempo, l’attenzione delle bambine si sia spostata altrove.

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Secondo una recente ricerca, infatti, il 60% dei bambini italiani tra i due e i cinque anni impugna regolarmente un videogioco – e la percentuale cresce con l’età. Se le bambine di oggi abbandonano la Barbie per i device dei genitori, dunque, non c’è niente di strano. Quel che è strano è che il mercato dei videogiochi continui a ignorarle, destinando alle piccole consumatrici una gamma di prodotti limitata a pochi interessi: allevare figli, cucinare, truccarsi, trovare un fidanzato. Si può fare di meglio: come ci insegna Barbie, il primo passo per risolvere un problema è ammettere di avere un problema.

image2image11) Bambine e pc.

Digitare su un motore di ricerca le semplici parole “videogiochi per bambine” vi trasporterà d’incanto in una versione disco pop anni 2000 dell’immaginario del dopoguerra. Gratuiti e a portata di clic, “i giochi preferiti dalle ragazze” secondo il portale gioco.it (categoria al femminile) “sono quelli di sfilate di moda o trucco, baci, cucina virtuale e altre tipiche occupazioni femminili“. Conciliante, il portale avverte: “Conosciamo i gusti delle ragazze, spesso non cercano solo le cose gradevoli o di color rosa”. E cosa cercano, allora? Chiaro: “vestire gattini per le sfilate, un’attività adorabile”. Stesso panorama su tutti i primi siti che compaiono sulla pagina di ricerca: e se una bambina volesse giocare all’esploratrice? Lo puó fare, certo. Cliccando la categoria “al maschile“.

 

2) Bambine e smartphone.

Ph. Maurizio Pesce "digital native"

Ph. Maurizio Pesce “digital native”

La Apple controlla attentamente i prodotti in vendita, rifiutando applicazioni con contenuti offensivi o discriminanti. Peccato che digitando nell’App Store le parole “girl games” si apra un scenario se non offensivo, almeno avvilente. Scorrendo tra i prodotti proposti alle videogiocatrici ecco, ai primi posti, “Ragazza Superstar” (“Ogni star deve avere una vita sociale attiva, quindi non dimenticarti di stare con i tuoi amici e uscire con i ragazzi più belli della tua città per  trovare l’anima gemella!”), “Social Girl” (“Fai amicizia con i gruppi MIGLIORI, esci con i ragazzi più CARINI e comprati i vestiti più ALLA MODA!”), “Style me Girl” (“Shopping fino allo sfinimento con centinaia di magnifici stili!”) e così via sull’onda del good old fashion. Ai ragazzi, come al solito, va meglio: maggiore varietà e nessun titolo a ricordargli come dovrebbe essere il loro corpo per avere successo nella vita.

 

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“Giulia Passione Giornalista”, il videogioco realizzato da Ubisoft.

3) Bambine e console.

Maggiore è senza dubbio la varietà di titoli disponibili in commercio per console o per pc, prodotti da solide software house e generalmente più costosi di una app o di un free games. Anche qui, tuttavia, le videogiocatrici non sono al centro dei pensieri degli sviluppatori. E dal 1984 (anno della prima incursione di Barbie in un videogioco, alla ricerca del vestito giusto per uscire con Ken) a oggi, i presunti gusti delle bambine non sembrano essere cambiati. Pionieri nel campo dei videogiochi per ragazze, alla Ubisoft producono da anni la serie “Giulia Passione”, per Nintendo Ds. Più di trenta titoli diversi che permettono di impersonare – indovinate un po’? – una ballerina, una pop star, una sposa, una stilista, una maestra, una top model. Volendo, anche la giornalista. È già qualcosa.

Chi ha scritto questo post

Ilaria Ravarino

Ilaria Ravarino

Sono una giornalista e scrivo dalla Germania di cultura, costume e tecnologia per le testate Gioia, Il Messaggero, Leggo e Otto e 1/2. Con la rubrica "Iogiocodasola", sulle pagine di Rolling Stone, ho raccontato per un paio d'anni il mondo dei videogiochi da una prospettiva femminile: più che divertente, è stata un'esperienza illuminante. Videogiocatrice, femminista, appassionata di letteratura cyberpunk e orgogliosamente nerd, vivo a Berlino da quando è nato mio figlio. Sono tra le fondatrici del movimento Se non ora quando?

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