NO ALL'UTERO IN AFFITTO

Il mio no alla maternità surrogata

Ph. Luca Biada, "lensbaby rotaie" (Flickr)
Annamaria Riviello
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Con le parole di Annamaria Riviello diamo l’avvio a un dibattito il più ampio possibile sul tema della maternità surrogata:

 

Dare valore alla maternità significa in primo luogo capire di cosa stiamo parlando. Di una scelta che si fa con la mente e il corpo, “la stessa e medesima cosa” mentre l’embrione e poi il feto che sarà un bambino si forma intrecciato ai pensieri e ai sogni di chi lo porta in seno.

 

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Manifestazione 8 aprile 1978. Fonte: dal web

Nel secondo Novecento tante, tantissime donne hanno gridato nelle piazze d’Italia maternità libera e consapevole. Hanno ottenuto consultori, legge sull’interruzione di gravidanza, una contraccezione efficace.

Un grido che ha segnato una svolta irreversibile. Un destino, una funzione femminile obbligata diveniva una scelta. Se si può dire senza contraddizioni si umanizzava. La libertà è, infatti, ciò che ci rende umani e capaci di un agire morale. Libere di non essere madri fu il primo passo che però conteneva il suo contrario, libere di esserlo. Non sembra andare così, molte cose si oppongono a questo. “Donne uscite dalle case scendete nelle piazze!”, recitava uno slogan d’antan, del movimento delle donne. Giusto. È stato fatto, ci siamo messe in gioco su tutto, lavoro, carriera, politica.

Ma il gioco si è fatto sempre più duro, pretende una dedizione totale, tutto il tuo tempo anche se non hai ambizioni anche solo per difendere il tuo lavoro precario. Fare un figlio? Le ragazze sanno cosa perdono e non possono vedere cosa aggiungono alla loro vita perché il mondo non lo vede. Tanto poi ci sono le tecniche che all’ultimo minuto possono intervenire. Le capisco. È qui che non ce l’abbiamo fatta noi donne. I valori egemoni sono vecchi, sono privi del pensiero della differenza, sempre piegati nel quotidiano al primato dell’efficienza e della produttività.

riprendiamoci3Dare dunque valore alla maternità, la battaglia che facciamo, non significa fare arretrare le donne al tempo in cui in suo nome avevano il loro riconoscimento sociale senza il quale erano condannate al margine o al velo monacale. Dare valore alla maternità significa in primo luogo capire di cosa stiamo parlando. Di una scelta che si fa con la mente e il corpo, “la stessa e medesima cosa” mentre l’embrione e poi il feto che sarà un bambino si forma intrecciato ai pensieri e ai sogni di chi lo porta in seno.

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Da il Giardino dei Tarocchi dell’artista Niki de Saint Phalle

Ecco perché la maternità surrogata mi fa inorridire. Perché capovolge tutto quello che avevamo pensato, la maternità non più solo evento biologico ma eminentemente umano. E così la nascita, prefigurazione di tutto quello che sarà la vita, dolore e gioia. Il fatto che nella quasi totalità dei casi la maternità surrogata sia indotta dal bisogno e cioè la sua mercificazione, è poi la resa totale alla logica che contrastiamo, quella che fa della potenza generativa delle donne merce di scambio. Si, questo è ancora un grido, in un tempo di solitudini attutite dal frastuono, di trasformazioni che azzerano il valore del tempo che segna i nostri fragili corpi, credendo di farci immortali ci perdiamo la vita.

Chi ha scritto questo post

Annamaria Riviello

Annamaria Riviello

Nata nel Sud d’Italia, in Basilicata da cui sono partita per poi sempre tornare, ho avuto modo di vedere e partecipare nella mia ormai lunga vita alle tante conquiste delle donne. Ho insegnato, fatto politica e mi sono anche cimentata nella ricerca e nella scrittura. Ho avuto quattro figli. Sono convinta che una società che sappia accettare la libertà femminile sia una società migliore ma che tocca ancora alle donne far valere la differenza non più separate dagli uomini e dalla società, ma in costante, autorevole e possibile dialogo.

2 Comments

  • Condivido veramente l’urgenza di (ri)mettere la maternità al centro della scena. E’ solo affrontando questo tabù, perché lo è, che possiamo incamminarci verso una situazione generale migliore…. Iniziare a dirlo forte e chiaro e in tante/i (e la bella notizia è che ci sono uomini pronti) è già un bel passo!

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