INTERVISTE NO ALL'UTERO IN AFFITTO

Maternità surrogata: parla il regista di “Grandma”

Simonetta Robiony
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Confesso, invece, di non aver mai riflettuto sull’intreccio di sentimenti, emozioni, palpiti, sensazioni che si stabilisce durante i lunghi nove mesi di gravidanza tra una donna e il bambino che le sta crescendo dentro. Lo ammetto. Da uomo, anche se ho girato un film tutto al femminile, non ci ho mai pensato.

Con infinite precauzioni, avviso agli insegnanti, accurata selezione degli studenti alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Alice è stato presentato il film “Grandma” del regista americano Paul Wetiz, quello di “American pie” sui giovani statunitensi e di “About a boy” con Hugh Grant. La cautela, pur essendo il film trattato come una commedia realistica, nasce dal fatto che qua si parla di sesso, aborto, omosessualità, preservativi, gravidanze, maschi, femmine e se ne parla con un linguaggio assai esplicito e pieno di parolacce. Sarà per questo che, nonostante i ragazzi che l’hanno visto al festival abbiano riso molto, il film distribuito dalla potente Sony, non ha ancora trovato una uscita italiana? Paul Weitz non lo sa: intanto, però, la pellicola dagli Stati Uniti sta arrivando nel resto d’Europa.

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Paul Weitz e Lily Tomlin sul set di “Grandma”

Weitz, come le è venuta questa stravagante idea?

“Volevo scrivere una storia su Lily Tomlin, mia cara amica, al momento popolarissima per la serie Netflix con Jane Fonda “Grace e Frankie”. La Tomlin, che vive da oltre 40 anni con una amica, è stata la prima star hollywoodiana a dichiararsi lesbica: sono partito da qua”.

Poi ha aggiunto molte altre cose.

“Ho creato per lei il personaggio della nonna, una vecchia femminista arrabbiata, letterata e poetessa dal successo elitario, fuori da ogni giro un po’ per l’età e un po’ per la morte dell’amatissima compagna, donna generosa e impulsiva che disprezza ogni regola. Ha avuto un marito in gioventù abbandonato in tutta fretta quando ha scoperto di essere lesbica, una figlia nata da un rapporto occasionale con un uomo cui non ha rivelato di essere incinta. La figlia intanto, in contrasto con la madre, è diventata una ricca manager della finanza, talmente presa dal suo lavoro da esser ricorsa alla banca dello sperma per mettere anche lei al mondo una bambina: non aveva tempo da perdere con i sentimenti, è la giustificazione. La bambina ora è cresciuta. E’ una sedicenne ed è incinta di un coetaneo sciocco e volgare che non vuole aiutarla ad abortire: è troppo giovane per assumersi la responsabilità di essere madre e chiede aiuto alla nonna”.

Di fatto è una commedia politica sulle donne.

“Lo è contro la mia volontà, anche se so che la politica c’entra sempre con le nostre vite. A me interessa il lato umano della storia tant’è vero che alla fine le tre donne ritroveranno quella solidarietà e quell’affetto che sembravano smarriti ma che le donne, spesso, conservano nel loro cuore molto a lungo”.

Gli uomini fanno una pessima figura in questa vicenda.

“Sono stati tagliati fuori oppure si sono messi fuori. Sono le donne le protagoniste”.

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In Italia è in discussione una legge sulle unioni civili che dovrebbe offrire nuove tutele sia alle coppie formate da un uomo e una donna che non vogliono un matrimonio, sia a quelle omosessuali che il matrimonio non possono averlo. L’ostacolo sono i figli. Molti da noi non trovano giusto che un bambino nato con la fecondazione artificiale cresca in una coppia gay.

“E perché? Conosco svariate coppie maschili che hanno fatto ricorso alla maternità surrogata e stanno benissimo con i loro figli. Del resto essere genitori è sempre difficile. Io ho due figli e so di commettere molti errori nei loro confronti. Non siamo perfetti, noi umani. Basta saperlo”.

Lei sta pensando alle coppie gay maschili che conosce, ma alle donne, spesso due, una che fornisce l’ovulo per la fecondazione, l’altra che lo tiene in grembo per nove mesi, ci ha mai pensato?

“In effetti nella mia storia parlo di una donna che ricorre alla banca dello sperma, operazione assai più semplice e molto poco coinvolgente. Ma la maternità surrogata può anche essere un dono: vi fanno ricorso più coppie eterosessuali sterili che coppie gay. Non vedo il problema”.

IMG_4318Intanto quasi sempre è una pratica che riguarda una coppia ricca da una parte e due giovani donne povere dall’altra: già questo crea condizioni di disparità. Inoltre durante la gravidanza è dimostrato che si creano legami profondi tra la donna che cresce il nascituro e il bambino che sta nel suo utero. Non è straziante e innaturale imporre questa separazione violenta tra i due dopo il parto?

“Da noi in America, perché non divenisse solo un commercio, abbiamo posto un tetto alle tariffe per le “surrogate” così cerchiamo di limitare lo sfruttamento dei ricchi sui poveri. Confesso, invece, di non aver mai riflettuto sull’intreccio di sentimenti, emozioni, palpiti, sensazioni che si stabilisce durante i lunghi nove mesi di gravidanza tra una donna e il bambino che le sta crescendo dentro. Lo ammetto. Da uomo, anche se ho girato un film tutto al femminile, non ci ho mai pensato. Proverò a riflettere”.

Chi ha scritto questo post

Simonetta Robiony

Simonetta Robiony

Faccio la giornalista da quando avevo vent’anni. Ho iniziato a fare giornalini scolastici a tredici. A ventitré ero alla Rizzoli, nella redazione di Annabella, il femminile più aperto all'epoca sulla questione delle donne. Con lo scandalo della p2 e Angelo Rizzoli in galera, sono passata a La Stampa. Quando ho cominciato a lavorare, ho scoperto che le donne erano il 10% della categoria e pochissime potevano arrivare ai vertici, quindi mi sono interessata alla questione femminile. Non ho più smesso, anche se ormai è passato diverso tempo. Uno dei miei valori è la tenacia: ho da oltre 40 anni lo stesso marito, per lunghissimo tempo fuori Roma a far carriera, con cui non condivido quasi niente se non l'affetto, il rispetto per le reciproche diversità e due figli ultraquarantenni, assai cambiati nel tempo.

3 Comments

  • Questa intervista tocca un punto essenziale: l’intreccio di relazioni tra la mamme e il bambinoa durante i nove mesi della gravidanza. Molte persone, uomini ma anche donne, non si sono mai soffermate a riflettere su questo punto. Neanche Paul Weitz ci ha mai pensato!

  • Non mi meraviglio che il regista non abbia mai pensato a ciò che avviene durante la gravidanza.La maggior parte degli uomini, storicamente, pensa di doversi occupare del mondo . Sarebbe importante che cominciassero a farsi qualche domanda anche su di sè .

  • A me lasciano una grande amarezza le parole sincere del regista. Come è possibile che non si sia mai chiesto gli intrecci di sentimenti tra madre e bambino mentre cresce nel ventre materno?

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