SGUARDI

Stanotte ho fatto un sogno

Ph. Lorenzo Daini (Flickr)
Roberta Trucco
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Ho preso la mia decisione! Dirò alla mia amica che non metterò la mia storia, i miei ricordi, la mia vita, le mie emozioni, il mio passato di cui il mio corpo è il testimone, al servizio del suo desiderio di maternità e di quella del padre. Il suo desiderio, il loro desiderio è un desiderio malato: è il desiderio di una umanità che sta perseverando nella divisione tra corpo e anima, tra  biologia e psiche come se le une non dipendessero dalle altre e viceversa e chiama tutto questo “libertà”.

Stanotte ho fatto un sogno. Una amica canadese mi chiede via skype : “vorresti fare un figlio per noi?”. È una conversazione superficiale. “Perché no?” è la mia risposta un po’ di getto. Lei ha già due figli suoi, un maschio e una femmina. Non mi chiedo neanche perché me lo chieda. Parte dal Canada, arriva in Italia e suona alla porta della mia casa da ragazza. Siamo lì io, mia madre e le mie sorelle: è morto mio padre e dobbiamo prendere una decisione insieme. Curioso, è una casa che non abitiamo da 30 anni, era in affitto, ma nel sogno è come se non l’avessimo mai lasciata. La mia amica con la sua borsa, i suoi occhiali, il suo sorriso candido si intrufola nella stanza delle mie sorelle maggiori, dove siamo riunite in attesa della mia gemella. Nella stanza ci sono le mie due sorelle maggiori e mia madre in camicia da notte che fa esercizi ginnici: è nervosa e vorrebbe sedersi a un tavolo per parlare, ma dobbiamo aspettare: la mia gemella non è ancora arrivata.

La mia amica si sdraia sul letto a fianco al mio e mi dice : “allora ho l’ovulo fecondato nella borsetta, ti va? Te lo infilo e bum è fatta”. È li che inizio a pensare: “Se me lo mette e mi si attacca, allora, fra poco, devo smettere di giocare a tennis, le tette diventano due meloni sodi con la voglia di essere spremuti, i piedi si gonfiano, prendo peso, inizia la nausea…e poi  sono madre di quattro figli, metto a rischio la mia vita e loro?…E questo figlio/non figlio che cresce tra me e mio marito?”. Sembra assurdo, eppure i primi pensieri vanno proprio alle rinunce del corpo, poi a seguire a quello delle relazioni nella mia vita, come ci fosse una gerarchia o le rinunce riguardano entrambi senza distinzione?  Come ho fatto a vivere quattro gravidanze se questi sono i pensieri?

Ma i figli sono desideri inconsci non della sola madre, ma anche del padre e del figlio in arrivo (è questa la magia),  hanno la forza del motore della vita biologica perché animano quella affettiva, emotiva e psicologica della madre. Non c’entra niente la morale: mi  dispiace deludere la mia amica, il suo ovulo fecondato sembra già una vita con una sua storia, ma non è così.  Siamo in sala da pranzo, siamo tutte riunite. Ho preso la mia decisione! Dirò alla mia amica che non metterò la mia storia, i miei ricordi, la mia vita, le mie emozioni, il mio passato di cui il mio corpo è il testimone, al servizio del suo desiderio di maternità e di quella del padre. Il suo desiderio, il loro desiderio è un desiderio malato: è il desiderio di una umanità che sta perseverando nella divisione tra corpo e anima, tra  biologia e psiche come se le une non dipendessero dalle altre e viceversa e chiama tutto questo “libertà”.

Sono sveglia, sto sudando, mi è tutto chiaro: siamo una umanità soggiogata dal libero mercato; noi esseri umani ridotti a  cose con una etichetta e un prezzo. È una storia già presente nel mondo, siamo già conteggiati nel Pil, siamo già dei numeri con un valore conteggiato dal capitale e abbiamo valori diversi. Quanto vale un bambino schiavo del sesso? Quanto vale una donna prostituta, quanto vale una sposa bambina? Quanto vale una donna giovane? E una anziana? Una operaia? E una dirigente? quanto vale un dirigente, un operaio, un maschio alfa? Quanto in termini di costi e benefici? Non ce ne siamo resi conto ma abbiamo lasciato che questo succedesse. Oggi diamo un valore numerico anche alla vita che potrebbe venire in nome del  nostro diritto alla felicità, in nome del diritto alla libertà, ma sono bugie.  Il diritto alla felicità, il diritto alla libertà non sono questo. Non è scegliere per chi verrà, ma che non è ancora nei nostri pensieri! Noi donne lo sappiamo bene, anche quando dobbiamo prendere una decisione che riguarda quelli che nel pensiero invece ci sono già.

E dunque dico no alla maternità surrogata: perché la vita umana non è in vendita; perché la libertà non è in vendita; perché l’amore non è in vendita; perché se la maternità non è più un destino biologico ma una scelta; le scelta non è in vendita. Libertà e amore sono indissociabili. Dignità e scelta sono indissociabili. Restiamo umane; i nostri desideri  non hanno un prezzo, non possono diventare merce  per il  “libero mercato”.

Chi ha scritto questo post

Roberta Trucco

Roberta Trucco

Classe 1966, genovese doc (nel senso di cittadina innamorata della sua città), felicemente sposata e madre di quattro figli. Laureata in lettere e filosofia. Da sempre ritengo che il lavoro di cura non si limiti all'ambito domestico, ma debba investire il discorso politico sulla città. Per questo sono impegnata in un percorso di ricerca personale e d’impegno civico, in particolare sui contributi delle donne e sui diritti di cittadinanza dei bambini. Amo l'arte, il cinema, il teatro e ogni tipo di lettura. Da alcuni anni dipingo con passione, totalmente autodidatta. Intendo contribuire alla svolta epocale che stiamo vivendo con la mia creatività unita a quelle delle altre straordinarie donne incontrate nella splendida piazza del 13 febbraio 2011 di Se non ora quando. Credente, definita dentro la comunità una simpatica eretica, e convinta "che niente succede per caso."

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