SGUARDI

L’urlo dei parigini

Ph. Tay Calenda
Sara Centili
Scritto da

Forse invece dei tre minuti di silenzio, Hollande avrebbe dovuto indire un unico grande urlo nazionale. Forse ci avrebbe aiutato di più a trovare le parole e ad affrontare l’orrore.

“Perché rimaniamo a casa? – chiede Lisa – Non dovevamo andare al Luxembourg e poi al ristorante?” Quando Lisa è andata a dormire alle 9 e mezza, venerdì 13 novembre, era ancora quello il nostro programma, in effetti. Ma poi…come glielo spieghiamo a Lisa, che ha sei anni, quello che è successo stanotte? Come le spieghiamo che delle persone sono andate in giro per la città, per il nostro quartiere, a ammazzare a caso chiunque incontrassero? Come le spieghiamo che non si sa chi fossero questi pazzi furiosi, né quanti fossero, e se siano ancora in giro armati, e che nel dubbio il Comune suggerisce di evitare quanto più possibile gli spostamenti e restare a casa? Per fortuna Lisa subodora, dalle nostre occhiaie profonde e dalle espressioni tese, dalla frequenza con cui corriamo al computer a leggere le ultime notizie e dalla sollecitudine con cui ci precipitiamo a rassicurare chi scrive o chiama che stiamo bene, che la situazione è seria davvero, che siamo davvero preoccupati. E allora non chiede troppo, si tiene alla larga.

Sui giornali si legge che tanti sono andati oggi sui luoghi degli attentati. Noi non ci siamo allontanati piu’ di qualche metro da casa. Martin per informarsi all’ospedale dell’angolo, il Lariboisière, se servisse sangue. Io per guardare come apparisse oggi il volto della nostra strada. Il sangue non serve – i donatori sono anche troppi – e la strada è quella solita, al solito affollata, anche se un po’ meno rumorosa. Si parla poco, mi sembra. A mezza voce.

The_Scream

“L’urlo” di Edward Munch

L’animatissimo mercato di Barbès, come tutti i mercati rionali, non ha aperto stamattina, né hanno aperto le scuole, le piscine, le palestre comunali. Niente spesa al mercato quindi questo sabato, e niente orchestra per Lisa. E se treni e trasporti funzionano – abitiamo accanto ad una delle maggiori stazioni cittadine – molti nostri vicini con bambini, come noi, non hanno varcato il portone se non per per fare qualche spesa di prima necessità. I supermercati d’altra parte hanno sospeso il servizio di consegna a domicilio. Anche coi vicini non abbiamo scambiato piu’ di qualche parola velata di angoscia. Solo Tao, il bambino di dieci anni del primo piano che è venuto a giocare in cortile con noi, non smetteva di raccontare aneddoti su attentati e attentatori, evidentemente scosso, evidentemente in cerca di rassicurazioni. Che nessuno ha saputo dargli.

Domani resteranno ancora chiusi cinema e musei. Essendo domenica, sarà chiusa anche la maggior parte dei negozi, delle biblioteche, degli uffici pubblici. In una città del nord in pieno novembre, questo vuol dire ridurre di molto le ragioni per uscire di casa. D’altra parte di andare in giro per la città non abbiamo alcuna voglia. Non abbiamo voglia di prendere la metropolitana, di trovarci in mezzo a sconosciuti. Non abbiamo voglia di sorprenderci a scrutare i volti intorno a noi alla ricerca di un sopracciglio più folto, di uno sguardo più opaco, di un vestito più scuro che faccia saltare il cuore in gola. Vorremmo andarcene da qui, andare al mare, andare a visitare un chiostro medievale, una città d’arte. Chissà, forse riusciremo a farlo.

Abbiamo domani per riappropriarci della parola. Lunedi’ si tornerà a scuola (Lisa e Dario), all’università (Martin), ai corsi serali (io), e dovremo pur dirci qualcosa, dovremo pur parlare. Forse invece dei tre minuti di silenzio, Hollande avrebbe dovuto indire un unico grande urlo nazionale. Forse ci avrebbe aiutato di più’ a trovare le parole e ad affrontare l’orrore.

 

Chi ha scritto questo post

Sara Centili

Sara Centili

Vivo a Parigi da quattro anni. Da quando mio marito Martin (tedesco) si è trasferito lì per insegnare fisica alla Sorbona. Ho due bambini. Prima di trasferirmi a Parigi avevo un assegno di ricerca a La Sapienza in filologia romanza. Ora, coordino corsi di lingua italiana per conto del comune di Parigi.

1 Comment

  • Ho condiviso anche se non sono convinta che un urlo sarebbe giusto. Il suono agisce sul corpo nel silenzio e le strade di Parigi hanno risuonato per ore. Lasciamo che il silenzio chi indichi la strada

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