NO ALL'UTERO IN AFFITTO

Una liberazione autentica

Ph. Margherita Bertolazzi
Roberta Trucco
Scritto da

La questione della libertà è interessante proprio in relazione alla maternità – non più destino biologico ma libera scelta – e in particolare a confronto con il  mondo capitalista. È però evidente che oggi nelle democrazie occidentali la libertà sembra coincidere esclusivamente con l’abbattimento di qualsiasi confine etico del fare;

 

Rivka Weinberg lavora al Dipartimento di Studi su femminismo, gender e sessualità presso lo Scripps College di Claremont, in California

Rivka Weinberg lavora al Dipartimento di Studi su femminismo, gender e sessualità presso lo Scripps College di Claremont, in California

“Non si può trattare una persona come una cosa, anche se la si scambia gratis. Un bambino non può essere oggetto di mercato, neanche a titolo gratuito”. Queste le parole di Rivka Weinberg sul suo no all’utero in affitto e questo uno dei motivi profondi per i quali anche io dico no. Eppure, è evidente la spaccatura che si è aperta su questo argomento tra le donne. Alcune difendono la libertà di scelta, una autodeterminazione senza limiti e in nome di questo principio chiedono che “ nessuno scelga al posto delle donne sulla maternità surrogata”. Altre dichiarano che ha senso solo in funzione della gratuità  (Daniela Danna), uno scambio libero tra donne libere.

Tutte mettono al centro e dibattono sulla libera scelta. Ma mi chiedo: come si può pretendere il rispetto del principio  di autodeterminazione e di libertà se non si contempla quello dell’altro/a? In riferimento ai corpi di quale libertà parlano? Un corpo ridotto ad un organo? Un corpo svuotato di senso e di storia? La liberazione sessuale degli anni Settanta qui ci ha condotte?

La questione della libertà è interessante proprio in relazione alla maternità – non più destino biologico ma libera scelta – e in particolare a confronto con il  mondo capitalista. È però evidente che oggi nelle democrazie occidentali la libertà sembra coincidere esclusivamente con l’abbattimento di qualsiasi confine etico del fare; in nome della  libertà facciamo  valere il nostro diritto particolare che diventa per forza competitivo con quello di chi ci sta accanto. Una parola che invece di liberare divide e crea steccati. Se c’è un motivo per il quale penso che la prospettiva femminista oggi sia necessaria  è perché la credo una delle vie più autentiche per interpretare la trasformazione epocale che stiamo vivendo, a patto però che persegua l’obiettivo che da sempre la ha animata: una ricerca di liberazione autentica che non si sottrae all’esperienza di contraddizione che caratterizza ogni storia individuale.

Chi ha scritto questo post

Roberta Trucco

Roberta Trucco

Classe 1966, genovese doc (nel senso di cittadina innamorata della sua città), felicemente sposata e madre di quattro figli. Laureata in lettere e filosofia. Da sempre ritengo che il lavoro di cura non si limiti all'ambito domestico, ma debba investire il discorso politico sulla città. Per questo sono impegnata in un percorso di ricerca personale e d’impegno civico, in particolare sui contributi delle donne e sui diritti di cittadinanza dei bambini. Amo l'arte, il cinema, il teatro e ogni tipo di lettura. Da alcuni anni dipingo con passione, totalmente autodidatta. Intendo contribuire alla svolta epocale che stiamo vivendo con la mia creatività unita a quelle delle altre straordinarie donne incontrate nella splendida piazza del 13 febbraio 2011 di Se non ora quando. Credente, definita dentro la comunità una simpatica eretica, e convinta "che niente succede per caso."

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