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Uomini nuovi

Fabrizia Giuliani
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Antoine LeirisSi chiama Antoine Leiris, sua moglie è stata uccisa al Bataclan. La sua lettera ai terroristi pubblicata su Facebook ha commosso il mondo: “Voglio crescere Melvil come avrebbe fatto Helene: aprendogli gli occhi sul mondo, lontano dalla paura”. Forse mi sbaglio, forse è azzardato, ma io credo che gli uomini nuovi esistano. Per nuovi intendo uomini dentro una storia che ha visto il patriarcato tramontare, che vivono la differenza e sono cambiati, dentro e fuori. Quest’uomo che scrive “vous n’aurez pas ma haine”, “non mi avrete, non avrete il mio odio, non crescerò mio figlio orfano nell’odio”, lo è.

Schermata 2015-11-19 alle 12.41.48Leggiamo che lo scrive dopo aver preso il figlio all’asilo – diciassette mesi, in un paese dove i figli vanno all’asilo e non sono cresciuti da mamme che non lavorano, da baby sitter che parlano altre lingue o nonne non entusiaste di supplire al welfare – aver mangiato con lui e averlo messo a letto. Leggiamo che sa che potrebbe cambiare idea, che sa di non essere un superuomo. Sa che è sopraffatto, che c’è un limite, che ci sono le emozioni e non le nega. E dice “non sarò mai come voi”, che è quello che si pensa quando si è vittime dell’odio e si prova a rovesciare la logica. Con freddezza dico che è una rottura nella storia del patriarcato, un gesto così, ma non sono fredda e piango con lui mentre lo ringrazio.

 

Di seguito il testo del post di Antoine pubblicato su Facebook:

Venerdì sera avete rubato la vita di una persona eccezionale, l’amore della mia vita, la madre di mio figlio, eppure non avrete il mio odio. Non so chi siete e non voglio neanche saperlo. Voi siete anime morte. Se questo Dio per il quale ciecamente uccidete ci ha fatti a sua immagine, ogni pallottola nel corpo di mia moglie sarà stata una ferita nel suo cuore. Perciò non vi farò il regalo di odiarvi. Sarebbe cedere alla stessa ignoranza che ha fatto di voi quello che siete. Voi vorreste che io avessi paura, che guardassi i miei concittadini con diffidenza, che sacrificassi la mia libertà per la sicurezza. Ma la vostra è una battaglia persa.
L’ho vista stamattina. Finalmente, dopo notti e giorni d’attesa. Era bella come quando è uscita venerdì sera, bella come quando mi innamorai perdutamente di lei più di 12 anni fa. Ovviamente sono devastato dal dolore, vi concedo questa piccola vittoria, ma sarà di corta durata. So che lei accompagnerà i nostri giorni e che ci ritroveremo in quel paradiso di anime libere nel quale voi non entrerete mai. Siamo rimasti in due, mio figlio e io, ma siamo più forti di tutti gli eserciti del mondo. Non ho altro tempo da dedicarvi, devo andare da Melvil che si risveglia dal suo pisolino. Ha appena 17 mesi e farà merenda come ogni giorno e poi giocheremo insieme, come ogni giorno, e per tutta la sua vita questo petit garçon vi farà l’affronto di essere libero e felice. Perché no, voi non avrete mai nemmeno il suo odio.

 

Chi ha scritto questo post

Fabrizia Giuliani

Fabrizia Giuliani

Sono nata a Roma, dove vivo con mio marito Claudio e i nostri figli, Antonio ed Ella. PhD, insegno filosofia del linguaggio e studi di genere alla Sapienza di Roma, dove coordino, con Serena Sapegno, il Laboratorio di Studi Femministi. Ho tenuto corsi di semiotica e linguistica in diverse università italiane, sono stata Fulbright Scholar a Harvard, e presso l'Università per Stranieri di Siena ho avuto l’incarico di Consigliera per le politiche delle pari opportunità. I miei lavori si sono concentrati sulla produzione del significato delle lingue storico - naturali e sulle modalità con le quali i sistemi simbolici danno conto della differenza tra i sessi. Sono coinvolta nella teoria e nella politica delle donne dai primi anni universitari, ho contribuito alla fondazione di DiNuovo e poi dell'avventura rivoluzionaria di Se non ora quando. Nel 2013 sono stata eletta deputata nelle liste del PD, dove lavoro in Commissione Giustizia.

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http://www.fabriziagiuliani.it/

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