MAI PIÙ COMPLICI

Giornata Mai più complici alla Sapienza

Serena Sapegno
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Un dibattito tutto declinato in chiave di riflessione e di operatività: donne autorevoli e competenti al servizio dello stato sulla trincea della violenza contro le donne. O meglio, donne che insieme ad altri, in un costruttivo lavoro di squadra, si fanno stato e assumono la responsabilità di intervenire, per difendere le più deboli o più esposte, e affermare la democrazia.

 

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Giornata Mai più complici (Aula Magna Rettorato dell’Università La Sapienza)

Una mattinata importante all’università La Sapienza di Roma per la giornata contro la violenza alle donne.

La più grande istituzione formativa del paese ha scelto, attraverso i suoi più alti rappresentanti, di assumere pienamente il proprio ruolo e chiamare docenti, studenti e personale tecnico-amministrativo ad una riflessione approfondita e rigorosa, a partire da un concetto semplice che rappresenta però un vero e proprio capovolgimento rispetto al senso comune: la violenza nei confronti delle donne non è solo un problema delle donne, è un problema fondamentale di democrazia.

Del resto, con la ratifica della Convenzione di Istanbul nel 2013, lo Stato italiano accettava le risoluzioni del Consiglio d’Europa che finalmente designano tale violenza come violazione dei diritti umani e impegnano gli stati membri ad una serie di misure precise: da un lato per prevenire, scoraggiare e punire i comportamenti criminosi, e dall’altro per proteggere e assistere le vittime. Particolare attenzione viene poi rivolta nel testo europeo agli aspetti culturali profondi del problema, con l’invito ad investirne il sistema educativo e a richiedere da parte dei media un codice di autoregolamentazione mirato ad evitare la riproduzione di stereotipi di genere e di visioni degradanti delle donne.

L’università deve avere un ruolo centrale in questo processo.

Questa mattina non si voleva commemorare le vittime, ci stava a cuore sottolineare la lunga strada compiuta dai movimenti delle donne per far emergere il nodo violenza in tutta la sua spaventosa gravità: un veleno profondo che infetta tutte le pieghe della società e anzi ha trovato nuova forza con l’aumento della libertà delle donne. Una affermazione di sé che, mettendo in crisi antiche certezze, smuove profonde paure e suscita anche reazioni devastanti.

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Rappresentazione a La Sapienza di Roma della pièce “L’amavo più della sua vita” di Cristina Comencini

Proprio in questi aspetti più misteriosi e delicati, dentro le domande più scomode e difficili, si spinge lo scavo penetrante della pièce di Cristina Comencini, “L’amavo più della sua vita”, rappresentata con grande efficacia nell’Aula Magna in un’atmosfera tesa e commossa di forte concentrazione che ha poi dato profondità al dibattito successivo. Un dibattito tutto declinato in chiave di riflessione e di operatività: donne autorevoli e competenti al servizio dello stato sulla trincea della violenza contro le donne. O meglio, come è stato sottolineato da tutte, donne che insieme ad altri, in un costruttivo lavoro di squadra, si fanno stato e assumono la responsabilità di intervenire, per difendere le più deboli o più esposte, e affermare la democrazia.

È evidente quanto sia già cambiato, anni luce dal paese in cui fino al 1996 la violenza sessuale era un reato contro la morale, in cui fino al 1981 vigeva il “delitto d’onore”, in cui fino al 1963 le donne non potevano diventare giudici perché incapaci di giudizio razionale. Ma nelle parole della magistrata Maria Monteleone come in quelle della dott.ssa Vittoria Doretti di Codice rosa, entrambe attive da anni su questo fronte, c’è soprattutto l’urgenza di quanto si possa e si debba ancora fare, la necessità di un coordinamento di competenze e di un grande lavoro politico-culturale.

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Da destra: Fabrizia Giuliani, Maria Monteleone, Vittoria Doretti, Annalisa Perrotta

Una profonda sintonia pur tra esperienze diverse, confermata dalle parole di Fabrizia Giuliani che sottolinea i progressi e gli obiettivi raggiunti e l’importanza di poter contare su meccanismi operativi e di garanzia che funzionino allo stesso modo in tutto il paese, finalità su cui si sta impegnando in parlamento. E ancora la giovane docente Annalisa Perrotta ha illustrato il lavoro didattico originale che a Lettere e Filosofia si porta avanti da anni per modificare la coscienza di genere, ma notava come ciò fosse insufficiente se davvero Sapienza vuole cambiare le cose.

Una mattinata importante dunque, soprattutto perché presentata come un primo passo nella giusta direzione, insieme all’impegno ad andare avanti, nella direzione indicata dalla costituzione cui tante donne, e ormai parecchi uomini, cercano di dare un nuovo senso di realtà.

 

 

Chi ha scritto questo post

Serena Sapegno

Serena Sapegno

A Roma sono nata, ho studiato e incontrato la politica e il femminismo: qui vivo ancora con il mio compagno, il figlio ha appena lasciato casa. Ma anni decisivi per me sono stati quelli passati in Inghilterra, i lunghi periodi in altri paesi come gli USA, le avventure europee. Insegno alla Sapienza Letteratura italiana e Studi di genere e lì, da quindici anni, coordino il Laboratorio di studi femministi. L’amore per la letteratura è sempre stato anche studio sulla formazione della coscienza individuale e culturale. Mi appassiona da sempre costruire imprese con altre donne per cambiare il mondo anche a nostra misura: per questo ero in DiNuovo e in Se non ora quando? e ora andiamo avanti.

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