MAI PIÙ COMPLICI

Violenza contro le donne, l’Europa cosa fa?

L'Aula semivuota del Parlamento europeo durante la sessione dedicata alla violenza contro le donne del 25 novembre
Ilaria Ravarino
Scritto da

La mia opinione è che si debbano investire i fondi in campagne di consapevolezza, nel sostegno alle associazioni di base, nell’addestramento di esperti che aiutino le vittime.

 

Il colpo d’occhio, in sè, non è incoraggiante. Un pizzico sconfortante, piuttosto. Specialmente se ci si mette a fare confronti.

CUqwi4wW4AAFvFm.jpg_large

Edificio Parlamento europeo di Strasburgo

Nella seduta mattutina del Parlamento Europeo, quando per tre ore si è discusso in aula di terrorismo, i parlamentari erano tutti al loro posto. O almeno: quasi tutti. In ogni caso abbastanza numerosi perchè tra i loro banchi, dall’alto della galleria della stampa, non passassero inosservate le maglie rosse e arancioni orgogliosamente indossate in sostegno alla campagna delle Nazioni Unite contro la violenza sulle donne (#orangetheworld #16days). Tema, quello della violenza di genere, che il parlamento avrebbe affrontato poche ore dopo in una seduta di quaranta minuti. Peccato che ad assistere al dibattito, ieri, non ci fosse quasi più nessuno. Nemmeno le maglie rosse.

Ed è un peccato. Perchè i dati riportati in aula da Věra Jourová (Commissaria UE per la Giustizia, i consumatori e la parità di genere) sono drammatici e urgenti. Una donna su tre in Europa subisce almeno una volta nella vita violenza. A una su quattro tocca un’aggressione sessuale. E solo il 17% delle vittime denuncia, contro l’83% che non lo fa. Perchè? Soprattutto per un senso di sfiducia nei confronti delle istituzioni che dovrebbero proteggerle.

Le istituzioni, appunto. Le parlamentari che prendono la parola in aula – la maggioranza di loro, sarà un caso, appartiene a paesi dalla cultura machista: Italia e Spagna in testa – sono compatte su un punto: l’Europa deve fare di più. “L’Europa deve fare qualcosa a livello normativo, non limitarsi a dare appoggio a programmi sulla sensibilizzazione. Bisogna legiferare – diceva in apertura Garcia Perez, Presidente della Commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere – solo così ci si assume un vero impegno. Dicono che l’Europa non possa avere competenza su questo tema. Ma se siamo riusciti a dare all’Europa la competenza per intervenire sulla lotta alla crisi economica, perché non possiamo fare altrettanto per la lotta alla violenza di genere?”.

CUqRDhTWcAEWmC7.jpg_large

Věra Jourová (Commissaria UE per la Giustizia e la parità di genere)

L’Europa, come ha fin da subito precisato Jourová, non è che sia insensibile al problema. “Dal gennaio del 2015 le vittime di violenza domestica in Europa godono di maggiore protezione quando si spostano attraverso i paesi europei, perchè gli ordini di protezione sono validi ovunque: la nostra direttiva è stata recepita dalle disposizioni nazionali di 21 paesi. La commissione si è mossa a favore dei programmi di sensibilizzazione e solo quest’anno sono stati spesi otto milioni euro per la lotta alla violenza contro le donne”. Ma non è abbastanza, evidentemente. Perchè anche in paesi come l’Italia, che pure ha aderito alle direttiva europea, come spiega con vigore la parlamentare EFDD Daniela Aiuto “ci sono problematiche legate all’applicazione delle leggi. Ricorsi e diminuzioni di pena, oltre che i tempi lunghi tra la denuncia e la decisione del giudice, permettono spesso ai colpevoli di tornare a quella vita serena e regolare di cui hanno privato le loro vittime”.

E se la Commissione proponesse una nuova direttiva? “Io stessa non potrei seriamente parlare di una nuova direttiva come di qualcosa che risolva tutto rapidamente – conclude Jourová – Anche se trovassimo la giusta base giuridica ci vorrebbero anni per far applicare la legge negli stati membri. E il problema di base giuridica è grande, perchè la violenza è un reato penale, ed è quindi di competenza degli stati membri. La mia opinione è che si debbano investire i fondi in campagne di consapevolezza, nel sostegno alle associazioni di base, nell’addestramento di esperti che aiutino le vittime. Possiamo certamente sostenere e spingere gli stati membri a mettere in pratica la legislazione, ma ricordiamoci che in molti stati membri la violenza avviene con la tacita accettazione della società. E degli uomini, che invece dovrebbero avere un ruolo essenziale in questa lotta”. Un “terrorismo silenzioso” che in Europa miete vittime ogni giorno. Senza fare troppo rumore, il femminicidio è diventato una delle prime cause di morte violenta nel nostro civile continente.

Chi ha scritto questo post

Ilaria Ravarino

Ilaria Ravarino

Sono una giornalista e scrivo dalla Germania di cultura, costume e tecnologia per le testate Gioia, Il Messaggero, Leggo e Otto e 1/2. Con la rubrica "Iogiocodasola", sulle pagine di Rolling Stone, ho raccontato per un paio d'anni il mondo dei videogiochi da una prospettiva femminile: più che divertente, è stata un'esperienza illuminante. Videogiocatrice, femminista, appassionata di letteratura cyberpunk e orgogliosamente nerd, vivo a Berlino da quando è nato mio figlio. Sono tra le fondatrici del movimento Se non ora quando?

Commenta

Questo Sito utilizza cookies per migliorare la tua esperienza. Proseguendo nella navigazione acconsentirai al loro utilizzo. Scopri di più

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi