Se non ora quando? - LA STORIA

2° Puntata: Se non ora quando? Adesso!

[Prosegue dalla 1° Puntata: tutto ebbe inizio con Di Nuovo] A novembre 2010 scoppia il caso Ruby che provoca grande clamore anche sui media internazionali. Sui giornali non si parla d’altro. Nella vita reale le donne italiane studiano, lavorano, si prendono cura di anziani e bambini, ma l’immagine che viene data di loro è sempre più volgare e deteriorata. Assistono stupefatte al dispregio della loro dignità da parte della classe politica al governo del paese. Sono molti i piccoli e meno piccoli gruppi di donne che si pongono le stesse domande senza trovare la forza di reagire.

Il 13 gennaio 2011, a casa di Francesca Comencini, il gruppo Di Nuovo prende una decisione: convocherà una grande manifestazione. Chiamerà in piazza donne e uomini per difendere il valore della dignità delle donne e delle istituzioni. Userà un linguaggio comunicativo nuovo: musica, video, cori, danze, ma anche testimonianze, statistiche, cifre, parole, versi. La data scelta è domenica 13 febbraio, nel pomeriggio. Francesca Izzo raccoglie le istanze del gruppo e scrive un appello, dal titolo “Se non ora quando?” che viene reso pubblico.

Cristina Comencini, tra tutte il volto più noto, capace di unire emozioni e concetti, ne parla sui giornali. Tre le novità: la trasversalità, ovvero il rivolgersi alle persone di qualsiasi partito, religione e ideologia; chiedere agli uomini amici delle donne di schierarsi a fianco delle donne; parlare in nome della dignità femminile offesa non solo dai comportamenti del premier, ma anche dall’uso dei corpi femminili praticato nei mass media. Si legge nell’appello:

Una cultura diffusa propone alle giovani generazioni di raggiungere mete scintillanti e facili guadagni offrendo bellezza e intelligenza al potente di turno disposto, a sua volta, a scambiarle con risorse e ruoli pubblici. Questa mentalità e i comportamenti che ne derivano, stanno inquinando la convivenza sociale e l’immagine in cui dovrebbe rispecchiarsi la coscienza civile, etica, religiosa della nazione. … Noi chiediamo a tutte le donne, senza alcuna distinzione, di difendere il valore della loro, della nostra, dignità e diciamo agli uomini: se non ora quando?

Dal 13 gennaio al 13 febbraio il tempo è brevissimo. Comincia la corsa.

Schermata 2015-11-20 alle 11.55.19L’appello è pubblicato sul sito “Petizione pubblica” per raccoglier adesioni: alla fine ci saranno, tra famosi e non , 60.000 firme. Le prime firmatarie, oltre alle promotrici, sono: Rosellina Archinto, Gae Aulenti, Silvia Avallone, Maria Bonafede,, Suor Eugenia Bonetti, Giulia Bongiorno, Margherita Buy, Susanna Camusso, Licia Colò, Silvia Costa, Titti Di Salvo, Emma Fattorini, Tiziana Ferrario, Inge Feltrinelli, Anna Finocchiaro, Donata Francescato, Rosetta Loy, Laura Morante, Claudia Mori, Michela Murgia, Flavia Nardelli, Valeria Parrella, Flavia Perina, Marinella Perrone, Amanda Sandrelli, Clara Sereni, Gabriella Stramaccione, Patrizia Toja, Livia Turco, Lorella Zanardo, Natalia Aspesi, Letizia Battaglia.

Donatina Persichetti, che si è unita al gruppo, tiene i rapporti con il mondo cattolico. Suo il merito della lettera a firma di suor Rita Giarretta letta all’Infedele. Dice suor Rita, rivolgendosi a Berlusconi, facendo sue le parole di Giovanni Battista ad Erode: “Non ti è lecito, non ti è lecito! … Non ti è lecito offendere e umiliare la bellezza della donna, non ti è lecito trasformare le relazioni in merce di scambio, guidate da interesse e denaro; e soprattutto oggi non ti è lecito soffocare il cammino dei giovani nei loro desideri di autenticità, di bellezza, di trasparenza, di onestà”.

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Le adesioni provengono da donne di mondi diversi. C’è Susanna Camusso, da poco eletta leader del più forte sindacato italiano, la CGIL – prima donna nella storia a ricoprire questo incarico – insieme a Suor Eugenia Bonetti, che si occupa di tratta e prostituzione, la scrittrice Rosetta Loy accanto alla pastora valdese Maria Bonafede, la giornalista Tiziana Ferrario con l’attrice Margherita Buy. Ci sono donne di destra e donne di sinistra, intellettuali e donne dello spettacolo. Non contano partiti e sigle sindacali, anche se la sinistra ci offre una forma di appoggio: la difesa della libertà e della dignità delle donne riguarda tutte e tutti. Ognuna firma a titolo personale, ma salta agli occhi l’assenza di esponenti del PdL, il partito del premier.

Si decide di aprire un blog a cui si potrà scrivere, avere chiarimenti sui documenti e istruzioni per la manifestazione. Ad occuparsene sono soprattutto Sara Ventroni, Ilaria Ravarino ed Elisa Davoglio, insieme a Cinzia Guido e Saretta De Simone arrivate nel frattempo. Il blog è sommerso di mail, si fa fatica a rispondere a tutti.

Cristina Comencini racconta che in quei giorni stava montando il suo film “Quando la notte” e quindi aveva poco tempo per l’organizzazione:

Una sera, tornando a casa tardi, ricevetti una foto con mia sorella Francesca, mia sorella Eleonora e Sara Ventroni. Erano sedute su un letto, intente a leggere davanti a un computer la pioggia di mail arrivate subito dopo la pubblicazione dell’appello. I messaggi erano talmente vivi che si decise di sceglierne alcuni per la piazza. In quei primi giorni si rispondeva direttamente ad ogni singola email con gran dispendio di energie. Solo dopo capimmo che occorreva una risposta in automatico.

A fare da ufficio stampa ci sono Loredana Taddei e Patrizia Cafiero. Vedersi nelle case non basta più, occorre una sede per lavorare notte e giorno. Per le tre settimane di preparativi si trovano alcune stanze in un appartamento nei pressi della Città Universitaria, che diviene la base operativa dell’evento. La notizia della manifestazione fa rumore e vengono a fare interviste tante TV italiane e case straniere. Ma l’appello suscita qualche attacco. A qualcuno pare un atto di presunzione aver scelto come nome Se non ora quando? ma lo storico Sergio Luzzatto prende le difese della scelta. Le milanesi femministe storiche Muraro e Melandri esprimono le loro critiche sul “Corriere della Sera”: preferirebbero parlare solo di libertà delle donne, il richiamo alla dignità è preso male. Piero Sansonetti accusa Di Nuovo di voler dividere le donne tra buone e cattive. Il lavoro intanto va avanti, la data della manifestazione è sempre più vicina.

Bisogna scegliere il luogo. Non è facile. Francesca Izzo e Cecilia D’Elia, che allora era assessora alla Provincia di Roma, vanno in Questura a chiedere una piazza per il 13. Si era deciso di chiedere sia piazza del Popolo che il Pincio. Questo perché, se ci fosse stata scarsa presenza e la piazza fosse sembrata vuota, ci si sarebbe potute raccogliere sul Pincio. Alla domanda della Questura: ”Quante vi aspettate di essere?” le due rispondono incerte: “Intorno alle 10.000 presenze”. Come è noto quel giorno ci fu una folla straripante che la piazza non conteneva. Il questore, che se ne era andato tranquillo fuori Roma, fu avvisato dalle forze dell’ordine che per la ressa c’era pericolo di incidenti e dovette tornare d’urgenza.

Pochi giorni prima del 13 Francesca Izzo è in TV all’ “Infedele” di Gad Lerner, mentre Cristina Comencini va alle “Invasioni barbariche” della Bignardi. Sara Ventroni partecipa a “Linea Notte” in un acceso dibattito con Nunzia Di Girolamo sul tema della manifestazione. Viene girato un breve video in cui Angela Finocchiaro invita tutti a Piazza del Popolo il 13 febbraio. Solo i giornali on-line lo diffondono. Intanto il 29 gennaio, a Milano, le donne scendono in piazza convocate dall’Associazione “Uscire dal silenzio”, appoggiata da Conchita De Gregorio, allora direttrice dell’Unità, contro Berlusconi, portando lunghe sciarpe bianche. La manifestazione non ha un gran seguito. Sembra un’operazione di disturbo nei confronti del 13, ma viene spiegato che la manifestazione era decisa da tempo: non c’è frattura.

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L’evento comincia a prendere forma. Valeria Fedeli, dirigente sindacale, pensa a organizzare il servizio d’ordine – previsto per qualche migliaio di partecipanti!- e provvede anche al palco. Francesca Comencini, responsabile per la regia, è affiancata da Carlotta Cerquetti e Francesca Polic: sono con loro tutte le ragazze che curano il blog. Dovrà essere una manifestazione fantasiosa, ricca, forte. La colonna sonora viene scelta collettivamente. “People have the power” di Patty Smith (qui) diventa il leit-motif ma tra le altre ci sono “The dogs days are over” (qui) di Florence and the machines, “Respect” (qui) di Aretha Franklin, “Piece of my hearth” (qui) di Janis Joplin e “Ma che freddo fa” (qui) di Nada.

logo-1Da tutta Italia arrivano notizie di gruppi che vogliono manifestare. A questi si chiede di usare il logo che l’artista Maddalena Fragnito ha disegnato per l’evento e che si può scaricare dal blog: è una bambina che sventola una bandiera con la scritta “Se non ora quando?” su sfondo rosa. Si chiede anche di usare come parola d’ordine “Se non ora quando?”, di non accettare la presenza di bandiere e simboli di partito, di non far salire sul palco esponenti politici. Sarà usato uno stesso tono rosa per le magliette da stampare: per ottenerlo viene spedito a chi ne fa richiesta anche il numero del colore. Ogni città è libera di scegliere il modo di manifestare: ci saranno gomitoli, palloncini, cartelli, balli. A Roma si è optato per il classico palco sistemato nell’emiciclo di piazza del Popolo proprio sotto il Pincio. Dalla terrazza sarà fatto scivolare un immenso striscione a forma di lenzuolo con la scritta: “Vogliamo un paese che rispetti le donne”. Lo hanno realizzato le maestranze tecniche di Cinecittà che ne controlleranno il funzionamento, che non è semplice per un pannello di quelle dimensioni.

Domenica pomeriggio è una bella giornata di sole, con un po’ di vento. Anche se non si erano fatte prove tutto è controllato al minuto: Francesca Comencini e Carlotta Cerquetti dal palco di sotto comunicano attraverso un walkie-talkie con Francesca Polic, in alto sul Pincio, dove è stato organizzato un flash-mob. Già dall’inizio la piazza è colma e si riempiono le strade laterali. Certo, la rivolta contro la vita privata e pubblica di Berlusconi è forte e lo si vede da alcuni cartelli. Ma c’è molto di più. Un silenzio delle donne durato troppo a lungo. La crisi finanziaria che comincia a mordere. Il discredito dell’Italia in Europa. E alcune assurdità tutte italiane: le studentesse si dimostrano più brave dei compagni maschi, studiano più a lungo ma fanno più fatica a trovare un lavoro; cala il numero delle nascite parallelamente a quello dell’occupazione femminile; vige la pratica vietata delle “dimissioni in bianco” di fronte a una gravidanza; sfondare il soffitto di cristallo è durissimo; si parla ancora di quote rosa e non di parità nella composizione delle liste elettorali; nei consigli di amministrazione, e in qualunque altro posto di potere, i tailleur sono scarsi.

Sul palco a condurre l’evento ci sono Isabella Ragonese e Angela Finocchiaro. Si comincia con la proiezione di spezzoni di film dedicati alle donne. Alcune ragazze che studiano recitazione leggono pezzi delle e-mail del nostro blog. Dal Pincio cala lo striscione e Isabella Ragonese chiede alla piazza: “Se non ora quando?”. Risponde un boato: “Adesso, adesso, adesso!” Parte la musica di Patty Smith e la piazza balla. Poi la Ragonese chiede che si faccia un minuto e mezzo di silenzio, per svuotare la mente e il cuore da parole e immagini dure e pesanti sulle donne e lasciarsi andare alla leggerezza.

 

 

Pare incredibile, ma la gente ubbidisce. Si riparte con Ilaria Ravarino che racconta l’entusiasmo, le discussioni, i confronti tra generazioni che sono alla base della manifestazione. Abbiamo parlato con ragazze, madri, nonne, disoccupate, lavoratrici, anche con suore fuori della grazia di Dio, dice Ilaria Ravarino. Abbiamo voluto tener fuori le logiche partitiche e fare una manifestazione trasversale: ci hanno accusato di avere un atteggiamento antipolitico. Io affermo qui, continua Ravarino, che questa è politica: bella, utile, civile, pulita, perfino divertente! Politica a misura di donne. Arriva Cristina Comencini. Spiega che la manifestazione è stata voluta da un gruppo di donne con l’obiettivo politico di riportare al centro della società le donne. Un paese dove le donne non hanno posto è un paese vecchio. Un paese dove le donne devono scegliere se essere madri o lavorare è un paese senza speranza. Un paese con poche donne al potere è un paese senza autorità. Un paese dove si ammazza una donna ogni due giorni è un paese malato. Un paese dove i corpi delle donne sono esibiti senza ritegno è un paese senza dignità. Rispetto, dignità, lavoro, libertà ci sono dovute: adesso! Dirà successivamente: “Nella mia vita professionale avevo parlato in pubblico ma mai davanti a quattrocentomila persone, mi sembrava di essere una rockstar.”

Parlano: Imane Barmaki, ragazza marocchina di Yalla Italia, Claudia Pratelli, giovane precaria, Suzanne Diku, ginecologa presidente delle donne congolesi in Italia che denuncia gli stupri nel suo paese, Sofia Sabatino, Catiuscia Marini, Patrizia Cavalli, Giulia Bongiorno, Susanna Camusso, Alessandra Bocchetti, suor Eugenia Bonetti. C’è anche Stefano Ciccone. Angela Finocchiaro, tra un intervento e l’altro, lancia battute. Lunetta Savino recita un brano da i “Monologhi della vagina”. L’ultimo intervento è di Francesca Izzo. “Con questa giornata”, dice, “abbiamo fatto uscire dall’ombra con tante voci diverse la realtà delle donne. Le donne hanno guidato la mobilitazione per far cambiare il Paese, lasciando alle spalle l’arretratezza, la paura, il miope conservatorismo della classe politica che ci governa. Niente sarà più come prima se saremo tutte insieme”. Chiude dicendo alla folla: “Non si torna più indietro!” e la piazza risponde con grida di entusiasmo.

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Giungono notizie da tutta Italia: si sono mobilitate le città più importanti come Milano, Torino, Genova, Bologna, Napoli, Bari, Palermo, Cagliari ed anche centri minori come San Donà di Piave, Priverno Pulsano, la Locride. Rispondono all’appello perfino città lontane: Parigi, Londra, Madrid, Amsterdam, Tokio, Honolulu manifestano sventolando il logo “Se non ora quando?”.

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La società civile scende in piazza, teste e cuore del Paese sono rimaste colpite nel profondo. Molte anche le presenza spontanee dal mondo dello spettacolo e della cultura.

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Alla fine degli interventi possono salire sul palco i politici e le politiche, che Licia Conte, Simonetta Robiony e altre avevano intrattenuto tenendoli lontano dal palco. Ci sono Livia Turco, Giovanna Melandri, Silvia Costa, Rosy Bindi. Ma la folla non se ne vuole andare. Francesca Comencini ha un’intuizione geniale. Temendo che qualcuno possa lanciare l’idea di andare in corteo sotto palazzo Chigi spara a tutto volume la colonna sonora. Sul palco si balla. La gente partecipa con entusiasmo. Non vuole smettere. Il tempo passa. Ballano tutti, donne e uomini, scaricando così l’energia accumulata. Sembrano non essere mai stanchi. È solo quando Francesca Comencini smorza la musica e invita ad allontanarsi con calma che la piazza inizia a sfollarsi. Il gruppo delle organizzatrici è stanco ed esultante.

14Per la prima volta, nella storia del nostro paese, in contemporanea nelle piazze di 230 città grandi e piccole, dal Sud al Nord, e in 36 capitali del mondo si sono raccolte più di un milione di persone, convocate da un appello voluto e sottoscritto da un gruppo di donne. Sono state colte aspettative, necessità, anche frustrazioni di un “popolo”, si è stabilita una relazione profonda tra le parole delle donne e la nazione italiana. È stato possibile perché sono state dette parole come dignità, rispetto, amicizia, parole che uniscono invece che dividere faziosamente. Perché si è parlato in nome delle donne senza contrapporre “noi” e “voi”. Perché si è collocata la questione della dignità femminile nel quadro dei problemi interni ed internazionali dell’Italia. Perché si sono tenute assieme posizioni diverse non sono politiche, ma anche culturali e religiose. Mai era accaduto che una tale massa di popolo, fatta di donne e uomini, si raccogliesse senza simboli di partito, sindacato o altre organizzazioni, su invito di un gruppo di donne. [Continua…]

Chi ha scritto questo post

Rita Cavallari e Simonetta Robiony

Rita Cavallari e Simonetta Robiony

3 Comments

  • bella ricostruzione, bei ricordi…ma dov’è finito quello spirito? Dove sono finite le organizzatrici di allora? Dov’è finito quel bellissimo Movimento che ci ha entusiasmate per mesi e mesi? A parte qualche bella realtà che opera benissimo sul territorio, dov’è Snoq Nazionale?… Il sogno è una ri-fondazione

  • Cara Adelaide,
    il racconto va avanti e lì troverai tutte le risposte alle domande che ci poni. Il movimento nazionale ha generato tanti comitati tra cui il nostro, Se non ora quando – Libere, del quale fanno parte molte delle fondatrici di Se non ora quando?. Continuiamo a lavorare sui temi che ci hanno appassionato e lo facciamo soprattutto con il sito cheliberta.it. Quest’anno abbiamo lanciato la proposta “Riprendiamoci la maternità”, nella convinzione che sia proprio la maternità l’esperienza che più e meglio mette alla prova la nostra idea di libertà, oltre a essere uno dei temi più indirettamente presenti nei dibattiti odierni. Nel frattempo, la pièce di Cristina Comencini concepita per la campagna Mai più complici contro la violenza sulle donne, continua a girare tra le carceri, le scuole e le biblioteche e lo scorso 25 novembre, in occasione della Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne, ha avuto l’onore di essere rappresentata da due attori nell’Aula magna dell’università La Sapienza di Roma. Per queste e altre iniziative che potrai conoscere nei prossimi giorni, siamo qui. Un caro saluto, Libere

  • […] Quest’anno alcune associazioni di donne italiane hanno proposto di far seguire alla Giornata internazionale contro la violenza sulle donne del 25 novembre un’altra occasione ad essa legata, ma distinta: la manifestazione nazionale “Non una di meno” che riprende lo slogan delle donne messicane. Nei documenti che la convocano l’occasione si configura, non tanto come una manifestazione contro la violenza sulle donne, ma piuttosto come una generale chiamata all’appello, CONTRO. I toni, il linguaggio, le argomentazioni che vanno dall’aborto alle banche, lo configurano come un testo di protesta che dice solo che le donne sono furiose ma non dà né un obiettivo, né un interlocutore, protesta e basta. Tutto quello che noi abbiamo voluto lasciare alle spalle per sempre nella manifestazione del 13 febbraio. […]

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