INTERVISTE RIPRENDIAMOCI LA MATERNITÀ

Libertà e maternità: parla l’autrice di “Maam”

Simonetta Robiony
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Le donne non hanno ricominciato a dare fastidio, non si fanno sentire, non protestano, non sono consapevoli che questo modello di sviluppo è sbagliato perché le priva del diritto di mettere insieme la libertà di realizzarsi e quella di essere madri.

Mamma-Che-Blog-Day-Riccarda-Zezza-Piano-C_o_vlDopo aver lavorato in Italia e all’estero in grandi aziende, Riccarda Zezza, forte di quel che ha capito, fonda “Piano C – Il lavoro incontra le donne” per proporre nuovi modelli organizzativi. Successivamente con Andrea Vitullo scrive il libro “Maam. La maternità è un master che rende più forti uomini e donne“, edito da Rizzoli, dove sostiene la tesi che le competenze genitoriali sono la base per costruire una buona leadership aziendale, perché crescere figli affina la capacità di ascolto, la rapidità di decisione, la risoluzione di difficoltà improvvise. Anche per lei il tema della denatalità italiana è un tema centrale ma ritiene che le giovani donne facciano fatica a coniugare la maternità con la libertà.

“L’Italia non mette in condizioni le giovani coppie di pensare a un figlio. Mancano aiuti economici e servizi sociali. Per questo la vostra proposta mi pare utopica. Negli ultimi anni nella classifica dei paesi avanzati per partecipazione socio-economica il nostro paese, che era al 97esimo posto su 142, è sceso al 114esimo. Le ragazze non hanno né potere né lavoro e quindi non fanno figli”.

Nella storia, però, sono le utopie a costituire il lievito per il cambiamento…

“Vero. Ma la maternità, purtroppo, non è un tema di moda. Oggi si vuole essere potenti e le giovani donne immaginano che diventare madri cancelli ogni altra loro potenzialità. Hanno paura che un figlio le allontani dalla competizione, dal successo, dalla realizzazione personale. Negli anni settanta c’era la voglia di affermarsi sotto ogni aspetto in una ubriacatura da onnipotenza. Oggi no: si teme di perdere il controllo della situazione, si rinvia la scelta di far figli all’infinito, si immagina la maternità come un atto eroico individuale e quindi la si allontana da sé”.

Eppure la denatalità è considerato un problema grave che incide anche sulla economia nazionale…

“Ma non è sentito dal governo come una emergenza. Lo è la povertà, lo è l’immigrazione, lo è il lavoro. La maternità no. Non è in agenda”.

Come mai?

“Perché le donne non hanno ricominciato a dare fastidio, non si fanno sentire, non protestano, non sono consapevoli che questo modello di sviluppo è sbagliato perché le priva del diritto di mettere insieme la libertà di realizzarsi e quella di essere madri. Abbiamo creato una economia che va contro la famiglia. Lo dice Papa Francesco e io condivido anche se non sono credente”.

Non sarà solo una questione di servizi sociali, però, se anche la Danimarca, che offre infiniti aiuti alle giovani coppie, ha lanciato una campagna per far nascere più bambini.

“No. La questione è più grave e più profonda. L’Italia è ai vertici di questo disastro, ma il problema affligge in genere l’intero mondo occidentale. Si deve cambiare lo sviluppo. Si dovrebbe comprendere che essere genitori rende gli individui più completi perché affina le loro capacità di cura e di attenzione facendoli diventare dei lavoratori e dei cittadini più partecipi e migliorando, quindi, la società intera. Purtroppo questo concetto stenta a passare”.

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Chi ha scritto questo post

Simonetta Robiony

Simonetta Robiony

Faccio la giornalista da quando avevo vent’anni. Ho iniziato a fare giornalini scolastici a tredici. A ventitré ero alla Rizzoli, nella redazione di Annabella, il femminile più aperto all'epoca sulla questione delle donne. Con lo scandalo della p2 e Angelo Rizzoli in galera, sono passata a La Stampa. Quando ho cominciato a lavorare, ho scoperto che le donne erano il 10% della categoria e pochissime potevano arrivare ai vertici, quindi mi sono interessata alla questione femminile. Non ho più smesso, anche se ormai è passato diverso tempo. Uno dei miei valori è la tenacia: ho da oltre 40 anni lo stesso marito, per lunghissimo tempo fuori Roma a far carriera, con cui non condivido quasi niente se non l'affetto, il rispetto per le reciproche diversità e due figli ultraquarantenni, assai cambiati nel tempo.

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