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Una app per lo shopping anti-sessista

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Ilaria Ravarino
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La mia speranza – ha spiegato Willard Cross – è che le donne preferiscano sostenere le compagnie che si preoccupano di loro, anziché foraggiare chi scoraggia il lavoro femminile e si vende attraverso pubblicità sessiste…

La maggioranza delle donne, il 79% secondo la rivista Forbes, acquisterebbe più volentieri una merce se sapesse che l’azienda che la produce si comporta correttamente con le lavoratrici. Distinguere i “buoni” dai “cattivi”, però, è molto difficile. Quali sono le aziende con una leadership al femminile? In quali posti di lavoro è davvero possibile conciliare lavoro e famiglia? Quando si tratta di marketing, chi si approfitta del corpo femminile in pubblicità?

Amy Willard Cross, ideatrice di Buy App Index

Amy Willard Cross, ideatrice di Buy App Index

Impossibile per il consumatore tenere conto di queste variabili, considerato che il rispetto di una buona politica di genere non compare certamente sulle etichette dei prodotti. Un marchio cruelty free per il lavoro femminile, insomma, non esiste.

Dalla scorsa estate, però, è a disposizione di tutti un utile strumento inventato da una giornalista americana, Amy Willard Cross: una app, Buy App Index, la cui funzione è esattamente quella di orientare le consumatrici verso le ditte più virtuose nel campo delle politiche di genere. Scaricabile gratuitamente su App Store, Buy App Index raggruppa le 15 più grandi aziende americane in nove categorie commerciali, dalle banche ai fast food passando per l’abbigliamento e le automobili, assegnando loro un punteggio in base a quattro fattori: presenza di donne nelle gerarchie, iniziative per le lavoratrici (congedi di maternità, presenza di asili o stanze per allattare in sede, flessibilità), iniziative benefiche (programmi per donne in paesi in via di sviluppo, trasparenza) e comportamento in pubblicità negli ultimi due anni.

Il risultato? Una guida molto utile e non priva di sorprese per chi crede che la battaglia per migliorare le condizioni di lavoro delle donne si combatta anche a livello personale, partendo dai piccoli acquisti di ogni giorno: “La mia speranza – ha spiegato Willard Cross – è che le donne preferiscano sostenere le compagnie che si preoccupano di loro, anziché foraggiare chi scoraggia il lavoro femminile e si vende attraverso pubblicità sessiste”.

Peccato solo che la app analizzi (per adesso) solo marchi statunitensi: se fosse inclusa anche l’Europa, quali aziende italiane meriterebbero il punteggio pieno?

 

 

Chi ha scritto questo post

Ilaria Ravarino

Ilaria Ravarino

Sono una giornalista e scrivo dalla Germania di cultura, costume e tecnologia per le testate Gioia, Il Messaggero, Leggo e Otto e 1/2. Con la rubrica "Iogiocodasola", sulle pagine di Rolling Stone, ho raccontato per un paio d'anni il mondo dei videogiochi da una prospettiva femminile: più che divertente, è stata un'esperienza illuminante. Videogiocatrice, femminista, appassionata di letteratura cyberpunk e orgogliosamente nerd, vivo a Berlino da quando è nato mio figlio. Sono tra le fondatrici del movimento Se non ora quando?

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