Utero in affitto

Le critiche all’appello e le nostre ragioni

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Francesca Izzo
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Il prossimo appuntamento sarà un convegno presso il Parlamento francese il 2 febbraio. E noi vogliamo parteciparvi dopo aver suscitato anche in Italia un dibattito pubblico adeguato alla rilevanza epocale del tema.

 

Le reazioni critiche all’appello lanciato da Se non ora quando – Libere contro l’utero in affitto sono finora di due tipi. Nei commenti online prevale il merito: non si è d’accordo sull’idea che si possa limitare la libertà individuale, sia di donare che di vendere il proprio utero; il femminismo, in questi commenti, è spesso equiparato alla conquista della piena ed assoluta disponibilità su di sé e il proprio corpo (“l’utero è mio e lo gestisco io”), mentre ogni ipotesi di limitazione è considerata moralista e reazionaria. La libertà, secondo questa visione o è un diritto alla libera e totale proprietà di sé o non è libertà.

Da Repubblica del 4 dicembre:

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La discussione riguarda dunque un tema fondamentale per le nostre società democratiche, cioè se la libertà coincida sino ad identificarsi con il diritto di proprietà o se, oltre all’individualismo proprietario, esiste o resista un’idea diversa del soggetto e della sua libertà. Nell’appello noi ci rifiutiamo di considerare la maternità una cosa che possa essere messa sul mercato o anche donata, ci rifiutiamo di pensare la libertà come diritto di proprietà. Il confronto si svolge tra idee diverse di libertà.

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Mentre sulla carta stampata si critica l’appello soprattutto per la scelta inopportuna dei tempi in quanto influenzerebbe negativamente  l’attuale dibattito parlamentare sulle unioni civili. Conviene allora ricordare che i tempi del mondo non sono esattamente quelli del Senato italiano. Noi di Se non ora quando – Libere abbiamo promosso l’appello, dopo averne lungamente dibattuto sul nostro sito e su Facebook (ma a quanto pare senza che nessuno se ne sia accorto), per dar voce alle donne e agli uomini italiani nella grande campagna internazionale Stop Surrogacy Now cominciata nell’estate 2015. Si tratta di un movimento che raccoglie “uomini e donne con origini etniche, religiose, culturali, socioeconomiche differenti, provenienti da tutte le parti del mondo” che si  uniscono per manifestare la loro “comune preoccupazione per le donne e i bambini sfruttati attraverso la pratica di gestazione per altri (GPA), detta anche maternità surrogata o utero in affitto”. Il prossimo appuntamento sarà un convegno presso il Parlamento francese il 2 febbraio. E noi vogliamo parteciparvi dopo aver suscitato anche in Italia un dibattito pubblico adeguato alla rilevanza epocale del tema.

 

 

Chi ha scritto questo post

Francesca Izzo

Francesca Izzo

Vivo a Roma ma sono originaria di un piccolo paese del casertano. Sono sposata con un figlio. Ho insegnato fino a qualche anno fa Storia delle dottrine politiche all'università l'Orientale di Napoli. Ho fatto parte dell'associazione di donne DiNuovo, e sono tra le fondatrici del movimento Se non ora quando. Dalla ormai lontana giovinezza partecipo a gruppi, movimenti, coordinamenti di donne e ne scrivo. Penso che la sfida più grande alla cultura e alla politica sia realizzare un mondo a misura delle donne e degli uomini, a misura dei due sessi. Dopo l'intensa esperienza del movimento Se non ora quando? sono persuasa che questo sia il tempo di rendere popolari le idee legate alla libertà femminile e quindi ho deciso con le altre di Libere di dar vita al sito Che Libertà.

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