NO ALL'UTERO IN AFFITTO

Si apre finalmente il dibattito

Rita Cavallari
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Il 4 dicembre, pochi giorni fa,Repubblica ha pubblicato l’appello promosso da Se Non Ora Quando Libere contro la “maternità surrogata”. La questione riguarda per l’80% coppie eterosessuali e per il 20% coppie omosessuali maschili. Dice l’appello: non possiamo accettare, in nome di diritti individuali, che le donne tornino ad essere oggetti a disposizione non più del patriarca ma del mercato. Nessun essere umano può essere ridotto a mezzo. Come scrive Annalisa Cuzzocrea nell’articolo, “il nodo è quello della differenza tra desiderio e diritto. I temi sono quelli del limite, della libertà e della modernità”.
Il giorno dopo sulla Stampa Francesco Grignetti dice che, fino a quel momento, la ragione del “politicamente corretto” era stata più forte, ma l’appello ha avuto l’effetto di un sasso nello stagno costringendo tutti a prendere posizione, anche perché la legge sulle unioni civili è attualmente in discussione in Parlamento.

Il dibattito esplode su tutti i principali organi di informazione.

Su Avvenire Marina Corradi sottolinea la laicità delle ragioni dell’appello. È il diritto al figlio il punto caldo della discussione, diritto che in una coppia omosessuale maschile si scontra con la dura realtà: occorre una donna per partorire un bambino. Il 6 dicembre Cristina Comencini, su Repubblica, chiarisce che è giusto concedere più diritti – in particolare stepchild adoption e allargamento della legge sulle adozioni a tutti i tipi di coppie, etero e omosessuali – ma i figli non si comprano e non si possono fabbricare su ordinazione.

La maternità e la gestazione non sono un procedimento tecnico o solo biologico, ma l’inizio di una relazione che coinvolge corpo e mente (…)

Anche Vanity Fair scrive sulla “maternità surrogata” e riporta i nomi di chi ha firmato l’appello: da Stefania Sandrelli ad Aurelio Mancuso, da Dacia Maraini alle suore orsoline Casa Rut di Caserta.

Monica Ricci Sargentini sulla 27ora del Corriere della Sera parla di omofobia: questa è l’accusa di una parte della comunità lgbt nei confronti di parte del femminismo per aver preso posizione contro la “maternità surrogata”. Il nocciolo della questione sono i bambini nati con questa procedura, che perderebbero il diritto ad avere due genitori. Una “gestazione per altri” costa negli USA più di 120.000 dollari. Il 6 dicembre, sul Fatto Quotidiano, Cristina Gramolini, la presidente di ArciLesbica Milano, dichiara che firmerà l’appello, che prende posizione contro la “mercificazione dell’umano”: la libertà non va confusa con la liberalizzazione. Aggiunge in una importante lettera indirizzata a Se non ora quando – Libere che “la gpa commerciale “un’ulteriore sistema di predazione delle donne”.

Anche Gi.U.Li.A, la rete nazionale delle giornaliste unite libere autonome, condivide l’appello: la questione della maternità surrogata è oggetto di strumentalizzazioni da chi teme che si possa danneggiare l’iter della legge sulle unioni civili, ma i diritti delle persone lgbt e la maternità consapevole non confliggono, anzi si supportano l’un l’altra.

Nei giorni successivi all’appello in molti spiegano le ragioni della propria adesione. Anna Maria Riviello spiega il suo no alla maternità surrogata sul Quotidiano della Basilicata: ogni persona è un fine in sé e non può essere usata come mezzo. È questo un fondamento della nostra civiltà. Livia Turco parla dalle pagine di Avvenire:

una pratica semplicemente a-bo-mi-ne-vo-le. […] Dopo tante conquiste, anni, passioni, energie spese a far capire ai nostri uomini che la maternità è una relazione, che il corpo della donna è un grembo psichico, è il luogo che dà la vita, ripiombiamo indietro di secoli.

Anche Francesca Izzo chiarisce in un’intervista su La Stampa, il perchè, se anche all’apparenza la posizione di Libere sulla surrogacy sembra rovesciare le idee di un tempo, “in realtà non è affatto così”. Il dibattito è aperto.

Chi ha scritto questo post

Rita Cavallari

Rita Cavallari

Sono nata a Roma alla fine della seconda guerra mondiale e ho vissuto la rinascita del nostro Paese, il boom economico, gli anni della contestazione, il femminismo. Sono laureata in architettura e ho lavorato per molti anni in un ente pubblico. Conosco il soffitto di cristallo e l'ho provato sulla mia pelle. Sono divorziata. Ho un figlio che lavora all'estero e due nipoti adolescenti che tornano spesso in Italia. A volte temo che sapranno scrivere correttamente solo in inglese e dimenticheranno l'italiano. Amo leggere e sono coordinatrice del Circolo dei lettori della Biblioteca comunale Villa Leopardi di Roma. A causa di un incidente traumatico sono paraplegica. Partecipo a Se non ora quando da marzo 2011 perché credo che si debba progettare il futuro a misura delle donne e che siano le donne a doversi impegnare per questo.

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