NO ALL'UTERO IN AFFITTO

La nostra libertà ha cambiato lo statuto della maternità

Annamaria Riviello
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Tra le accuse rivolte a noi che abbiamo scritto l’appello contro l’utero in affitto, la più singolare  mi è sembrata quella che sarebbe in contrasto con l’autodeterminazione  delle donne.

1975-manifestazione-femminista-per-laborto

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Sono fra quelle che si sono  battute negli ormai lontani anni Settanta per una legge che regolamentasse l’interruzione di gravidanza. L’ho fatto tra l’altro prevalentemente in una regione del Sud Italia dove avevo ascoltato narrazioni sconvolgenti di aborti clandestini. Sono inoltre tra le tante che ottennero che la legge avesse al centro la libera decisione della donna e la si ottenne anche contro la volontà espressa dai partiti di appartenenza. Il compromesso sulla legge mi sembrò di alto profilo. L’aborto in Italia non è mai stato un diritto ma una possibilità. E in questo caso sancisce una novità straordinaria, la nascita della libertà femminile. Una libertà che si  confronta con la realtà dell’embrione: non una parte qualsiasi del proprio corpo perché  destinato a staccarsene. Non parliamo di due persone,  ché persona si diventa alla nascita, ma neanche una sola, signora assoluta del proprio destino. La libertà femminile è quindi uno straordinario esercizio di umiltà. Ci racconta per tutti e tutte che l’onnipotenza individuale è un autoinganno, è uno scherzo per ingannare la morte: quanti danni su questo gioco al rimpiattino con il nostro corpo.

https://flic.kr/p/eiHLDb

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Oggi ci si dice che il mondo è cambiato, che le biotecnologie ci aiutano e che quindi il nostro appello ha un carattere integralista: tratta cioé maternità e corpo come realtà “ non disponibili”, immutate e immutabili. Per noi invece è stata la libertà di scegliere a cambiare  lo statuto  della maternità: oggi a differenza di ieri azione morale. Ogni  gesto di libertà ha in sé questa possibilità, scegliere vuol dire prendersi una responsabilità.

Infine, pare che questa vicenda riguardi solo gli adulti, i loro desideri, il dono o il commercio, indubbiamente c’è tutto questo e se ne è parlato a lungo. Non si è parlato abbastanza invece della/del protagonista assoluto dell’atto del nascere che è la/il bambino:  vivendo a lungo nel grembo di una donna ha con lei scambiato di tutto, dando e ricevendo; quando nasce ha una sua storia. Ormai sappiamo che il nostro pensiero non sa tutto di noi: è in gran parte inconsapevole; siamo molto più di quel che sappiamo di noi stessi. Dicono che abbiamo tanti miliardi di neuroni nella nostro cervello, tanti quanto le stelle di una galassia. Un bambino appena nato è un essere molto dotato, una parte grande gli viene trasmessa dalla madre in quei mesi straordinari e cruciali. Non si interrompe una storia.

Chi ha scritto questo post

Annamaria Riviello

Annamaria Riviello

Nata nel Sud d’Italia, in Basilicata da cui sono partita per poi sempre tornare, ho avuto modo di vedere e partecipare nella mia ormai lunga vita alle tante conquiste delle donne. Ho insegnato, fatto politica e mi sono anche cimentata nella ricerca e nella scrittura. Ho avuto quattro figli. Sono convinta che una società che sappia accettare la libertà femminile sia una società migliore ma che tocca ancora alle donne far valere la differenza non più separate dagli uomini e dalla società, ma in costante, autorevole e possibile dialogo.

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