NO ALL'UTERO IN AFFITTO

Cara Dacia

©ImagoEconomica
Licia Conte
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La nostra risposta all’articolo di Dacia Maraini, Cosa vuol dire desiderare un figlio nell’epoca della sterilità, apparso su La27esimaOra lo scorso 16 dicembre 2015:

 

Cara Dacia, grazie!

Hai scritto parole gentili nei nostri confronti e soprattutto hai messo in rilievo uno dei nostri obiettivi: aprire un dibattito pubblico sul tema della maternità surrogata.
Nella società sono in atto trasformazioni profonde, che talvolta ci lasciano sgomenti, persino impauriti e talvolta, invece, suscitano entusiasmo per le soluzioni che scienza e tecnica mettono giorno dopo giorno a nostra disposizione.

Tu, Dacia, hai capito che noi non vogliamo percorrere nè la strada della paura, né quella dell’entusiasmo.
Vogliamo ragionarci su. E vogliamo ragionare pubblicamente con tutte e tutti quelli che lo desiderano. Non vogliamo che le cose “avvengano” come per caso; che nuovi costumi irrompano nelle nostre vite e le cambino senza una nostra scelta. Non vogliamo cioè che o qualcuno scelga per noi o, peggio, che nessuno scelga.

Abbiamo perciò detto sulla maternità surrogata parole semplici, chiare e le abbiamo consegnate in un appello aperto a tutti. Abbiamo detto che mettere a disposizione di altri un utero, non solo tramuta una donna in un contenitore, un oggetto pronto a diventare merce come quasi sempre avviene, ma soprattutto rende disponibile al dono o alla vendita ciò che non pensiamo possa essere disponibile: la relazione tra la donna e il bimbo che man mano le cresce dentro. Non si vende e non si dona una relazione biologica, psicologica e affettiva che dura nove mesi: non si interrompe una vera e propria storia d’amore.

Cara Dacia, c’è chi dice che per ragioni di opportunità politica sarebbe stato meglio non far cadere il nostro appello in concomitanza con la discussione in Parlamento sui diritti civili. Chi dice questo, evidentemente non sa che il 2 febbraio è stata convocata a Parigi una manifestazione per chiedere agli organismi internazionali di mettere al bando la maternità surrogata. Noi ci saremo. Avremmo dovuto andarci senza dirlo?

 

 

Chi ha scritto questo post

Licia Conte

Licia Conte

Sono una giornalista. Della mia lunga e assai varia attività ha senso qui sottolineare soprattutto quella dedicata alla promozione della cultura femminile. Nei primi anni '70 ho curato una serie di sceneggiati radiofonici: 12 ritratti di donne attive nella battaglia per i diritti, da Marie Olympe Des Gouges alle suffragiste dell'inizio del '900. Alla fine degli anni '70 ho dato vita come ideatrice e conduttrice a "Noi, voi, loro: donna", in onda tutti i giorni dalle 10 alle 10.45 su Radio 3. Da quella trasmissione scaturirono 5 libri, il più noto dei quali fu Le Altre, di Rossana Rossanda, fedele trascrizione delle discussioni settimanali alla radio tra lei, me e altre. Il libro fu in seguito tradotto in 5 lingue. Nacque da lì Orsa Minore, una rivista che ebbe vita breve e una certa risonanza. Sono fra le fondatrici prima di DiNuovo e poi di Se Non Ora Quando?

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