INTERVISTE NO ALL'UTERO IN AFFITTO

Per l’Europa è violazione dei diritti umani. L’intervista a Silvia Costa

Simonetta Robiony
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Secondo il paragrafo 114, contenuto nel Rapporto annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo e la politica dell’Unione Europea in materia (riferito al 2014), approvato in assemblea plenaria al Parlamento europeo lo scorso 17 dicembre:

“la pratica della gestazione surrogata che prevede lo sfruttamento riproduttivo e l’uso del corpo umano per un ritorno economico o di altro genere, in particolare nel caso delle donne vulnerabili nei paesi in via di sviluppo – deve – essere proibita e trattata come questione urgente negli strumenti per i diritti umani”.

 

Silvia Costa, una delle nostre più note parlamentari europee, è appena tornata da Strasburgo dove giovedì ha votato il suo no alla così detta maternità surrogata. L’aspetto più importante, spiega, è che questa pratica viene considerata una violazione dei diritti umani perché non solo appare uno ennesimo sfruttamento del corpo delle donne ma mette anche in discussione l’identità del nascituro.

Perché avete deciso di dire no?

“Perché compromette la dignità umana della donna dal momento che il suo corpo e le sue funzioni riproduttive sono usate come merce. Sia quando c’è una scambio di natura economica tra la coppia che richiede un bambino e quella che lo offre, sia quando questo scambio economico non c’è perché c’è sempre dell’altro, fosse pure la sola gratitudine. È chiaro che questa forma di sfruttamento appare più evidente nel caso che a offrire, volontariamente o costrette, questa gestazione in cambio di soldi siano donne dei paesi in via di sviluppo, più vulnerabili e più bisognose”.

Dunque avete anche tenuto conto che per contrastare la “surroga” sarebbe necessario liberare tutte le donne dal bisogno economico.

“Questo Rapporto annuale è un testo enorme. I diritti a tutela delle donne e delle ragazze comprendono ventuno paragrafi che affrontano ogni tipo di discriminazione a loro carico: dai matrimoni forzati alle violenze subite. Questo contro la maternità surrogata è il paragrafo 114. Va inquadrato, come ho già detto, all’interno della tutela dei diritti umani“.

Come siete arrivati a questo voto?

“Una premessa. Nonostante si sappia che ormai il 75 % delle nostre normative proviene dal Parlamento europeo, il suo funzionamento e le sue regole restano sulla stampa italiana in un cono d’ombra. Vengo al nostro caso. Ogni anno, da noi, viene stilato un Rapporto sui diritti umani e sulla democrazia sia tra i paesi europei che in tutto il mondo. Si studiano i dati dell’anno precedente e se ne traggono le conclusioni. Da tutto ciò partono poi svariati indirizzi alla Commissione europea e al Consiglio dei Ministri. Il nostro no alla maternità surrogata non è, quindi, una direttiva ma un pronunciamento di alto valore politico“.

Chi prepara il rapporto?

“Lo fa la Commissione esteri, e per essere più esatti la sub-commissione sui diritti umani. In commissione il no a questa pratica ebbe 47 voti a favore, 4 contrari, e 4 astenuti, in altre parole quasi la totalità. In Parlamento, invece, è stato più difficile arrivare al nostro no. Su questo tema anche il mio gruppo, i Socialisti democratici, non è stato compatto. Lo capisco. Lo abbiamo visto in questi giorni da noi in Italia con l’appello del vostro gruppo Se non quando – Libere che ho firmato subito e che ho portato al Parlamento europeo. È un argomento che interroga le coscienze, che può dividere, che comporta molti interrogativi. Ma, credo, ci sia anche altro”.

A cosa allude?

“Mah. La maternità surrogata non è una pratica nata ieri. Ricordo che tutte le convenzioni internazionali, fino ad oggi, la proibiscono nel profondo convincimento che un figlio non si possa né vendere né comprare. Eppure, il dibattito che si è sviluppato in questi ultimi anni sembra averne modificato la percezione. Mi pare che gli spagnoli siano favorevoli, i francesi alcuni sì e altri no, serpeggiano incertezze e perplessità. La mia sensazione è che il movimento per i diritti degli omosessuali abbia fatto forti pressioni sull’opinione pubblica. È vero che a ricorrere alla maternità surrogata nella maggioranza dei casi sono coppie eterosessuali, ma i gay si sono fatti sentire con una voce più forte, con una urgenza più viva. Una parte della sinistra, oggi, sembra favorevole alla maternità surrogata. Io penso che dobbiamo fare chiarezza, almeno in ambito europeo, per capire cosa succede nei nostri paesi e cercare di tornare allo spirito di quelle convenzioni internazionali che non la ammettono”.

Chi ha scritto questo post

Simonetta Robiony

Simonetta Robiony

Faccio la giornalista da quando avevo vent’anni. Ho iniziato a fare giornalini scolastici a tredici. A ventitré ero alla Rizzoli, nella redazione di Annabella, il femminile più aperto all'epoca sulla questione delle donne. Con lo scandalo della p2 e Angelo Rizzoli in galera, sono passata a La Stampa. Quando ho cominciato a lavorare, ho scoperto che le donne erano il 10% della categoria e pochissime potevano arrivare ai vertici, quindi mi sono interessata alla questione femminile. Non ho più smesso, anche se ormai è passato diverso tempo. Uno dei miei valori è la tenacia: ho da oltre 40 anni lo stesso marito, per lunghissimo tempo fuori Roma a far carriera, con cui non condivido quasi niente se non l'affetto, il rispetto per le reciproche diversità e due figli ultraquarantenni, assai cambiati nel tempo.

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