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Il senso del limite: ci fa esistere e capire

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Annamaria Riviello
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Ci credevamo al centro dell’Universo, oggi sappiamo di abitare una sua infinitesima, piccola sfera. Saperlo ha aumentato la nostra conoscenza della realtà. Il limite è, infatti, la possibilità stessa di esistere, di capire; i desideri irrealizzati sono il nostro tesoro segreto.

 

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Sono consapevole del dolore di chi volendo un figlio per le più diverse ragioni non può averlo, del senso di vera e propria amputazione psicofisica che si può provare. Persino rinunciare ad averlo può essere difficile, abbiamo in Italia una legge che saggiamente lo consente sino al terzo mese e lascia alle donne la difficile scelta. Con l’autodeterminazione nasce un tipo nuovo di libertà consapevole dei propri limiti. Nel partecipare alla stesura dell’appello contro la maternità surrogata, non ho dimenticato la complessità del tema reso ancora più affascinante dalla storia recente delle donne. Non sono stata guidata né dalla mistica della maternità, né dal primato del corpo gravido sul desiderio di genitorialità che ha in sé una straordinaria bellezza e che si può benissimo esprimere nell’adozione. Non di questo si tratta.

Lo sviluppo delle tecnologia e delle scienza ha reso possibili tante cose che un tempo erano solo desideri. Volare, vivere a lungo, comunicare in tempo reale con ogni parte del globo, erano sogni, ora sono realtà. Sembra quasi che ogni desiderio possa realizzarsi e un numero consistente di desideri realizzati fa di me una persona di successocomincio anzi a pensare che realizzarne il più possibile sia un mio diritto. Ma cosa ci autorizza a questo? Una cultura divenuta egemonica e frutto, non tanto delle scoperte della scienza quanto dell’ideologia neoliberista che ha raccolto e stravolto alcuni principi del liberalismo; questa cultura a partire dagli anni ottanta si è diffusa in tutto l’Occidente. I danni sociali di quella teoria sono sotto gli occhi di tutti, meno evidenti gli effetti sulla mentalità prevalente.

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Margaret Tatcher

Un’autorevolissima rappresentante di quel pensiero, Margaret Thatcher, sosteneva che la società non esiste, che esistono solo gli individui. Si comincia così con il guardare a tutto ciò che è pubblico, compreso lo Stato, come a entità ostili. Questa nuova visione ha permeato le Destre e spesso anche la cultura di Sinistra. Se la società non esiste di quello che faccio devo rendere conto solo alla mia coscienza.

E così è tutto un fiorire di diritti; l’unico problema sembra essere la loro combinazione, il loro intreccio. La cosa è talmente evidente che la Chiesa Cattolica, negli anni Ottanta ha parlato di diritti dell’embrione, comprendendo bene, con la sua antica sapienza, che quello era l’unico modo di difenderli, ma rischiando il paradosso di dare diritti a chi non ha personalità giuridica. La libertà del singolo è il valore primario; le leggi che per definizione dovrebbero guardare all’interesse generale, finiscono in realtà spesso con il confliggere con la nuova imperante idea di libertà tutta fondata sull’individuo.

La più interessante opposizione al nostro appello contro la maternità surrogata consiste nella convinzione che una legge non può opporsi alla volontà di una donna adulta e consapevole di programmare un figlio per donarlo. Non conta il merito della questione che abbiamo posto, conta il limite della volontà, sentito come insopportabile.

E invece è proprio del merito che bisogna parlare, di cos’è una gravidanza e se esiste il diritto a essere padre e madre.

Circa la gravidanza, è ormai nota la ricchezza e complessità del legame madre-nascituro; non si parla invece abbastanza del preteso “diritto” ad essere padre o madre. Ritenere, anche inconsapevolmente, un diritto il desiderio di un figlio, non solo è un’operazione impropria, ma impoverisce la complessa grammatica della nostra coscienza. Ogni parola, nella storia millenaria dell’umanità è una conquista della nostra mente. I limiti, le soglie, disegnano le nostre irripetibili personalità. Non si tratta dunque, come afferma qualcuno, di avere la pretesa di fermare la ricerca, ma di riconoscere che noi non siamo altro dal mondo che ci circonda: siamo una piccola luce con la coscienza di esserlo. Nella nostra vicenda storica quanto più lo abbiamo riconosciuto tanto più ci siamo arricchiti di sapere. Ci credevamo al centro dell’Universo, oggi sappiamo di abitare una sua infinitesima, piccola sfera. Saperlo ha aumentato la nostra conoscenza della realtà. Il limite è, infatti, la possibilità stessa di esistere, di capire; i desideri irrealizzati sono il nostro tesoro segreto.

Chi ha scritto questo post

Annamaria Riviello

Annamaria Riviello

Nata nel Sud d’Italia, in Basilicata da cui sono partita per poi sempre tornare, ho avuto modo di vedere e partecipare nella mia ormai lunga vita alle tante conquiste delle donne. Ho insegnato, fatto politica e mi sono anche cimentata nella ricerca e nella scrittura. Ho avuto quattro figli. Sono convinta che una società che sappia accettare la libertà femminile sia una società migliore ma che tocca ancora alle donne far valere la differenza non più separate dagli uomini e dalla società, ma in costante, autorevole e possibile dialogo.

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