SUCCEDE

Fatti di Colonia: la civiltà passa per la libertà delle donne

Serena Sapegno
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La dimensione di massa e organizzata fa compiere a questi fatti un salto di qualità e li colloca inquietantemente su un piano simbolico e pienamente politico.

 

“Sulla testa delle donne si combatte” afferma giustamente Barbara Stefanelli  sul Corriere. È sempre più chiaro che intorno al corpo delle donne si gioca una partita di civiltà non scontata, nella quale la violenza esplicita è solo una delle forme del potere.
Non c’è nessuna donna che leggendo dei fatti di Colonia (e, purtroppo, anche di altre città)  non abbia sentito alla gola la morsa della paura, l’angoscia di sentirsi braccata, la rabbia dell’impotenza.

Abbiamo il privilegio di vivere in città fondamentalmente sicure, nelle quali è possibile incoraggiare le giovani donne a non avere paura, a non sentirsi prede vulnerabili ma soggetti che occupano consapevolmente lo spazio pubblico. Anche se non è poi così lontana quella notte del 20 novembre 1976 in cui 20.000 donne a Roma scendevano in piazza con lo slogan

27 novembre 1976 – Manifestazione “Riprendiamoci la notte” (foto di Tano D’Amico)

27 novembre 1976 – Manifestazione “Riprendiamoci la notte” (ph. Tano D’Amico)

“riprendiamoci la notte, riprendiamoci la vita”. Fu una manifestazione forte e allegra contro la violenza nelle strade, contro gli stupri, per mandare il messaggio chiaro che il mondo era cambiato perché le donne non sarebbero state ricacciate indietro con la violenza e la paura.

E questo è precisamente il punto. Quello che è accaduto è sostanzialmente qualcosa di nuovo. Non sappiamo esattamente le dinamiche precise degli eventi, né conosciamo con precisione le identità degli assalitori. Ma sappiamo che non si è trattato di eventi individuali, dipendenti da circostanze più o meno casuali. La dimensione di massa e organizzata fa compiere a questi fatti un salto di qualità e li colloca inquietantemente su un piano simbolico e pienamente politico.

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Ph. Corriere della Sera

Per questo si pensa giustamente a risposte politiche come la manifestazione che si vuole organizzare a Colonia per il 4 febbraio e nella quale è indispensabile coinvolgere le moltissime donne musulmane che vivono nelle nostre città. Su ciò che sta accadendo è necessario il loro contributo. E per questo torna in modo nuovo la discussione sul velo, cominciata anch’essa negli stessi anni (1975) dalla femminista marocchina Fatima Mernissi, scomparsa solo lo scorso anno. Ma oggi ripresa, in un mondo ancora molto cambiato, con la proposta di una “Giornata del velo” per il 1 febbraio, proposta che viene da donne musulmane, contro l’islamofobia. Il dialogo con le donne musulmane non può che fondarsi su una comune riflessione sulla libertà delle donne, riflessione che appunto  anche nel mondo musulmano non nasce oggi. La forza delle donne deve render chiaro a tutti e a tutte che la civiltà passa per la libertà delle donne.

Chi ha scritto questo post

Serena Sapegno

Serena Sapegno

A Roma sono nata, ho studiato e incontrato la politica e il femminismo: qui vivo ancora con il mio compagno, il figlio ha appena lasciato casa. Ma anni decisivi per me sono stati quelli passati in Inghilterra, i lunghi periodi in altri paesi come gli USA, le avventure europee. Insegno alla Sapienza Letteratura italiana e Studi di genere e lì, da quindici anni, coordino il Laboratorio di studi femministi. L’amore per la letteratura è sempre stato anche studio sulla formazione della coscienza individuale e culturale. Mi appassiona da sempre costruire imprese con altre donne per cambiare il mondo anche a nostra misura: per questo ero in DiNuovo e in Se non ora quando? e ora andiamo avanti.

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