NO ALL'UTERO IN AFFITTO

Il nostro intervento al convegno mondiale di Parigi

Ph. Adrian Tombu (Flickr)
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Permetteteci innanzitutto di ringraziare di cuore le organizzatrici di queste Assisi convocate su un tema che riveste una grande importanza per l’avvenire delle relazioni umane e sociali. La nostra associazione ha fatto parte del grande movimento Se non ora quando? che il 13 febbraio del 2011 mobilitò più di un milione di donne e uomini in nome della dignità femminile variamente offesa dal comportamento di personaggi delle istituzioni e dalle rappresentazioni dei media pubblici e privati. Negli anni passati abbiamo lanciato una campagna contro i femminicidi e la violenza sulle donne ed abbiamo partecipato alla mobilitazione, riuscita, per la parità nelle assemblee elettive. Ma soprattutto, abbiamo iniziato, sul nostro sito web e pagina Facebook, una campagna culturale, chiamata “Riprendiamoci la maternità” perché crediamo che la maternità, fino a ieri un destino naturale e oggi finalmente una scelta libera, deve uscire dall’ombra e aiutare a ridefinire una nuova idea di libertà che faccia spazio alla dualità di genere.

Per questo, non solo abbiamo aderito alla campagna internazionale Stop Surrogacy now, ma abbiamo lanciato un nostro appello, sottoscritto da donne e uomini della società civile italiana e pubblicato su uno dei grandi quotidiani italiani, la Repubblica. La raccolta delle firme è ancora in corso sul nostro sito www.chelibertà.it. L’appello ha provocato per la prima volta in Italia una larga discussione pubblica e prese di posizioni molto appassionate sul tema, dovute anche al fatto di aver incrociato il dibattito parlamentare sulla legge sulle Unioni civili e la stepchild adoption.

 

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All’inizio abbiamo potuto verificare quanto fosse diffusa la disponibilità di donne e uomini di scienza, delle università, della politica come anche di femministe a considerare la maternità surrogata come un gesto altruista e generoso e quindi ad ammetterla. In seguito a questo dibattito, vi è stato però un sensibile cambiamento di clima: è ora più difficile trovare sui giornali e in televisione qualcuno che esalti la maternità surrogata.

Nel nostro appello noi ci siamo rifiutate di considerare l’utero in affitto un atto di libertà o di amore. Anche se in Italia è vietato “nel mondo globale l’altrove è qui: “committenti” italiani possono trovare in altri paesi una donna che “porti” un figlio per loro. Non possiamo accettare, solo perché la tecnica lo rende possibile, e in nome di presunti diritti individuali, che le donne tornino a essere oggetti a disposizione: non più del patriarca ma del mercato… I bambini non sono cose da vendere o da “donare. Nessun essere umano può essere ridotto a mezzo. Noi guardiamo al mondo e all’umanità ispirandoci a questo principio fondativo della civiltà europea”.

In termini generali, la legislazione italiana vieta la gestazione per altri, ma – poiché è possibile farla altrove – le coppie eterosessuali riescono a sfuggire agevolmente al divieto, mentre, negli altri casi, la forza dell’interdizione risulta molto ridimensionata per l’intervento dei giudici che devono trovare soluzioni di compromesso per ridurre l’impatto sui bambini. Per questo è indispensabile creare un movimento globale capace di esigere la sua abolizione allo stesso livello. E oggi noi siamo qui per approvare e firmare la Carta per l’abolizione universale della maternità surrogata e assicurare una collaborazione determinata e fattiva per raggiungere questo obiettivo.

A suivre vous pouvez lire le texte de l’intervention traduit en français: 

Je voudrais tout d’abord remercier les organisatrices de ces Assises sur une question qui revêt une importance stratégique pour l’avenir des relations humaines et sociales. Notre association a fait partie du grand mouvement Se Non Ora Quando?, qui le 13 février 2011 mobilisa plus d’un million de femmes et d’hommes au nom de la dignité féminine différemment outragée même par les media publiques et privés. Dans les années passées nous avons lancé une campagne contre le féminicide et la violence sur les femmes, en outre nous avons participé à la mobilisation très réussie pour la parité aux assemblées électives. Mais surtout nous avons commencé, sur notre site internet et page fb, une campagne culturelle appelée Reprenons-nous la maternité puisque nous croyons que la maternité, jusqu’à hier un destin naturel et maintenant un choix libre, doit sortir de l’obscurité et aider à redéfinir une nouvelle idée de liberté qui fasse espace à la dualité du genre humain.

C’est pour ça que nous n’avons pas seulement adhéré à la campagne internationale “Stop Surrogacy Now”, mais nous avons lancé un notre appel, souscrit par femmes et hommes de la société civile italienne. L’appel a provoqué pour la première fois en Italie une large discussion publique et prise de positions très passionnées sur le thème, due aussi au fait d’avoir croisé le débat parlementaire sur la loi en matière d’Unions civiles et stepchild adoption. Au début nous avons pu vérifier que la disponibilité d’hommes et de femmes de science, des académies, de la politique ainsi que de femmes d’origine féministe à considérer la gestation pour autrui comme œuvre altruiste et généreuse, était très répandue. Suite à ce débat publique il y a eu un changement de climat: en effet c’est plus difficile de trouver sur les journaux ou à la télé quelqu’un qui exalte la maternité de substitution.

Dans notre appel, nous nous sommes refusées de considérer la “maternité de substitution “ un acte de liberté et d’amour. Nous ne pouvons pas accepter seulement  parce que la technique le rend possible et en nom de droits individuels présumés, que les femmes reviennent à être objets à disposition: non plus du patriarche mais du marché. Et aussi que les enfants deviennent des choses que l’on peut vendre ou “donner”.

D’une manière générale, la législation italienne réprouve la gestation pour autrui, mais – puisque il est possible de la faire ailleurs – d’une part les couples hétérosexuelles se soustraient très facilement à l’interdiction tandis que, dans les autres cas, la force de l’interdiction résulte affaiblie par l’intervention des magistrats qui doivent trouver des solutions de compromis pour réduire l’impact sur les enfants.  C’est pour ça qu’il est indispensable de créer un mouvement global capable d’exiger son abolition à ce niveau. Et aujourd’hui nous sommes ici pour assurer notre collaboration déterminée et constructive pour rejoindre cet objectif.

 

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Siamo donne diverse per età, vita professionale e storie politiche. Molte di noi hanno fondato il grande movimento nato il 13 febbraio 2011 da un appello che si concludeva con le parole Se Non Ora Quando? Che libertà è il luogo dal quale lanciare alla società, alla politica e alla cultura la nostra nuova proposta: RIPRENDIAMOCI LA MATERNITÀ!

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