SUCCEDE

Meloni, la bella notizia e la volgarità sessista

Serena Sapegno
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Un annuncio festoso, una notizia bella e delicata come la prima gravidanza di una giovane donna, diventano una buona ragione per un’aggressione sessista in piena regola. E ciò non può non far riflettere…

 

Forse Giorgia Meloni pensava semplicemente di divenire la beniamina di quella piazza piena di bambini e di famiglie festanti, scese a celebrare la sacralità della famiglia ‘naturale’ e allo stesso tempo ad ammonire, a condannare altre scelte e diverse esperienze di vita. Ma quando il clima è avvelenato e i toni sono da crociata non si rispetta nulla e nessuno.

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Giorgia Meloni al Family Day 2016

Un annuncio festoso, una notizia bella e delicata come la prima gravidanza di una giovane donna, diventano una buona ragione per un’aggressione sessista in piena regola. E ciò non può non far riflettere. Dobbiamo arrenderci all’occhio per occhio? Dobbiamo accettare che questa violenza sia divenuta la normalità nello spazio comunicativo pubblico?

Non si tratta qui di discutere gli atteggiamenti di una singola persona o di distinguersi dalle sue opinioni, ma di rifiutare senza esitazioni la volgarità misogina di chi non si ferma nemmeno davanti alla semplice grandezza della vita ai suoi inizi e non rispetta i sentimenti più delicati che condividiamo in quanto umani.

Chi ha scritto questo post

Serena Sapegno

Serena Sapegno

A Roma sono nata, ho studiato e incontrato la politica e il femminismo: qui vivo ancora con il mio compagno, il figlio ha appena lasciato casa. Ma anni decisivi per me sono stati quelli passati in Inghilterra, i lunghi periodi in altri paesi come gli USA, le avventure europee. Insegno alla Sapienza Letteratura italiana e Studi di genere e lì, da quindici anni, coordino il Laboratorio di studi femministi. L’amore per la letteratura è sempre stato anche studio sulla formazione della coscienza individuale e culturale. Mi appassiona da sempre costruire imprese con altre donne per cambiare il mondo anche a nostra misura: per questo ero in DiNuovo e in Se non ora quando? e ora andiamo avanti.

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