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Le tante donne della fiction

Simonetta Robiony
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Il regista Lodovico Gasparini e l’attrice Luisa Ranieri hanno fatto di tutto per raccontare la storia fuori dall’ordinario di questa che è stata la prima, vera, imprenditrice italiana, ma, come spesso succede nella fiction, la sua vita privata ha avuto il sopravvento su quella pubblica, nonostante lo sguardo fiero e luminoso della Ranieri regalasse al personaggio quella imperiosa impazienza che l’ha caratterizzata.

 

luisa_spagnoli_storia_aziendaDeve essere più facile raccontare in tv una storia inventata che raccontarne una reale. Dopo santi, papi, eroi, scienziati e star, Luisa Spagnoli, film in due parti appena andato in onda su Raiuno, ne è la prova. La Spagnoli è stata una delle prime e più audaci imprenditrici della nostra storia: da un piccolo negozio di spezie di Perugia, dove con il marito vendeva confetti, in meno di dieci anni, nel 1910, entrando in società con l’industriale della pasta Francesco Buitoni, fonda “La Perugina”, una delle più importanti ditte dolciarie europee, da poco passata alla Nestlé. Non aveva studiato, non aveva soldi, non sapeva cucinare, per di più era una donna e anche bella, ma possedeva volontà, determinazione, intuito e nessun senso di inferiorità. Sosteneva convintamente:

“Se hai voglia di lavorare e la capacità di immaginare ciò che ancora non c’è, ce la puoi fare”.

Femminista naturale, istintivamente cosciente dell’uguaglianza tra uomini e donne, un passo dopo l’altro, senza la paura di osare, intuisce che sta nascendo nella società italiana un ceto medio che può permettersi di possedere quei beni voluttuari come i cioccolatini fino a quel momento concessi solo ai ricchi e agli aristocratici. Con la guerra del ’15 – ‘18 porta nella sua fabbrica, la più moderna mai realizzata in Europa, le donne rimaste a casa per la partenza degli uomini al fronte, e, prima imprenditrice della storia, organizza per loro asili nido nello stabilimento, concedendo alle madri che allattano intervalli di tempo per nutrire i loro piccoli regolarmente pagati. Un passo enorme capace di spezzare l’idea allora comune che solo lo sfruttamento degli operai avrebbe potuto fruttare profitti.

Dal sito www.luisaspagnoli.it:

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“Sono madre di tre figli”, spiega, “e so che senza assistenza le donne non possono lavorare”. Per contrastare le fabbriche del cioccolato piemontesi inventa praline, cioccolatini alla banana, la sorpresa nelle uova di pasqua, scatole cartonate di bell’aspetto e infine il celebre, famosissimo “Bacio”, accompagnato da bigliettini con frasi d’amore celebri. Ma non le basta. A guerra finita, dopo aver sostituito il marito nel consiglio d’amministrazione de La Perugina e aver mantenuto in fabbrica le donne che hanno scoperto il gusto dell’autonomia economica, si lancia in un’altra impresa: costruire una città della moda sfruttando i conigli d’angora. Nasce così l’impresa che porta tuttora il suo nome nel mondo della moda mentre sorgono nel sobborgo di Santa Lucia case per gli operai, campi sportivi, asili, scuole e perfino una piscina. Ottomila allevatori di duecentocinquantamila conigli inviano a Perugia il pelo ottenuto pettinando gli animali con uno speciale strumento inventato da lei per creare boleri, cappe, maglie, golfini. Non vedrà il successo di questa sua seconda opera che porterà a compimento suo figlio Mario perché la morte la raggiungerà a Parigi dove era andata per curarsi.

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Il regista di fiction Lodovico Gasparini

Il regista Lodovico Gasparini e l’attrice Luisa Ranieri hanno fatto di tutto per raccontare la storia fuori dall’ordinario di questa che è stata la prima, vera, imprenditrice italiana, ma, come spesso succede nella fiction, la sua vita privata ha avuto il sopravvento su quella pubblica, nonostante lo sguardo fiero e luminoso della Ranieri regalasse al personaggio quella imperiosa impazienza che l’ha caratterizzata. E siccome la Spagnoli è stata una antesignana anche nel costume sessuale stabilendo una appassionata relazione con il figlio di Buitoni più giovane di lei di quattordici anni, un capacissimo artefice delle fortune de “La Perugina” che l’amò senza riserve ignorando pettegolezzi e maldicenze, il racconto televisivo ha finito con il privilegiare questo aspetto, a scapito dell’altro, assai più importante.

All’opposto Il Paradiso delle Signore, lunghissima serie che si è appena conclusa su Raiuno, ispirata alla lontana a uno dei tanti romanzi di Zola. Siamo, qua, nella Milano vivace e veloce degli anni della ricostruzione, dopo l’ultima guerra. Il boom non è ancora arrivato ma sono in molti a cercare il loro spazio al sole. Tra questi un imprenditore dal passato misterioso appena tornato dall’America che apre a Milano, sul finire degli anni cinquanta, un grande magazzino per permettere a ogni donna di poter essere elegante comprando abiti confezionati a un prezzo accessibile. Le vere protagoniste, però, sono le tante commesse del negozio: le loro storie si intrecciano in una continua fusione tra scelte giuste e scelte sbagliate, desideri inespressi e sogni perseguiti, invidie, cedimenti, paure, vittorie.

Smq4ALa ragazza rimasta incinta decide di tenere il bambino grazie alle amiche che la sostengono in questa scelta, ma lascia il fidanzatino che l’avrebbe sposata comunque per fare la mantenuta dell’amante, padre di suo figlio, che è assai più ricco. La commessa dai magnifici ricci biondi, costretta a nascondere di essere moglie e madre per mantenere il lavoro, finisce per cedere alla corte di uno spasimante che la lusinga con promesse e parole seducenti. La direttrice del magazzino è una ragazza madre che ha dato in adozione la bambina appena nata e che tenta inutilmente di riprendere un rapporto con lei dopo anni di lontananza. Infine c’è la protagonista, ragazza dai sani principi, sveglia e vivace che è arrivata a Milano dal sud per sfuggire ad un fidanzato traditore: con volontà e inventiva si farà avanti nel lavoro ma il suo cuore resta diviso tra due amori.

La cosa più interessante, però, è il delinquente meridionale a capo di una banda che traffica in sigarette di contrabbando. Non è ancora la n’drangheta dei giorni nostri a Milano ma se ne vedono i primi segni. Il banchiere che per vendetta toglie il fido al proprietario de “Il Paradiso delle Signore” si rivolge proprio a lui offrendogli una gran somma di denaro in cambio di una falsa testimonianza. E il proprietario del magazzino è costretto a farne il suo socio occulto per mantenere la sua attività oppressa dai debiti, ora che il credito bancario gli è stato tolto. Una storia di ieri che potrebbe essere di oggi.

Apparentemente “Il Paradiso delle Signore” sembra uno dei tanti affreschi sentimentali sul “come eravamo” creati apposta per intrattenere e distrarre la sera il pubblico femminile, dentro però c’è molto di più, compreso un fondo di amarezza nello scoprire le radici di alcuni dei nostri mali contemporanei. Molto c’è anche in Luisa Spagnoli, ma con lei, forse, ci sarebbe potuto essere ancora di più considerato ciò che ha fatto al principio del novecento, quando le donne non avevano ancora diritti, neppure il diritto al voto, conquistato solo nel 1946.

Chi ha scritto questo post

Simonetta Robiony

Simonetta Robiony

Faccio la giornalista da quando avevo vent’anni. Ho iniziato a fare giornalini scolastici a tredici. A ventitré ero alla Rizzoli, nella redazione di Annabella, il femminile più aperto all'epoca sulla questione delle donne. Con lo scandalo della p2 e Angelo Rizzoli in galera, sono passata a La Stampa. Quando ho cominciato a lavorare, ho scoperto che le donne erano il 10% della categoria e pochissime potevano arrivare ai vertici, quindi mi sono interessata alla questione femminile. Non ho più smesso, anche se ormai è passato diverso tempo. Uno dei miei valori è la tenacia: ho da oltre 40 anni lo stesso marito, per lunghissimo tempo fuori Roma a far carriera, con cui non condivido quasi niente se non l'affetto, il rispetto per le reciproche diversità e due figli ultraquarantenni, assai cambiati nel tempo.

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