NO ALL'UTERO IN AFFITTO

Cherchez la femme

 

Nel coltissimo ombelico del mondo, al centro della vecchia Europa, intanto, risaltano i comportamenti culturali arcaici e non allineati di chi le donne ha continuato a considerarle un complemento oggetto, perfetto da esibirsi, mai più di tanto, certamente da utilizzarsi alla bisogna…

 

Cherchez la femme, la donna è sempre di grande attualità: per le sue scelte, o per quelle che subisce, per quello che fa o che non deve fare, per i doveri o non doveri religiosi. Sempre ricca di promesse, sempre punto imprescindibile del vivere sociale, tuttavia ancora in condizione altra. Due le immagini archetipiche contro le quali sono trascorsi secoli di lotte e dibattiti: madre o meretrice. Della donna che faccia uso di sé per meretricio, abbiamo conosciuto tutti i gradi pubblici e privati della condanna, isolamento, anatema, per giungere infine all’omologazione: la loro opera potrebbe redimere il debito pubblico dello stato, ove opportunamente tassata e regolamentata. Ma la nuova frontiera del cherchez la femme è oggi tornata alla funzione totale, primigenia, imprescindibile (e come tale anche insottraibile alla capacità geneticamente ricevuta), la procreazione.

Le diverse religioni hanno generalmente posto norme per la procreazione, veti alla possibilità di generazione indistinta o alla maternità surrogata: in molti stati è comunque legge, in molti altri no, ma la globalizzazione dei mercati raggiunge tutti, tracciando il percorso con la nuova filosofia del politically correct. C’è tuttavia bisogno di un imperativo etico spendibile e il vociare quotidiano è tutto un intreccio di frasi fatte da Costituzione americana, con il suo diritto alla felicità. Quest’onda anomala del facciamolo, è cosa buona e giusta, noi vogliamo essere tra i migliori, non è che rimandi ad una nuova coscienza sociale, si sente piuttosto l’onda forte, irrazionale, delle grandi campagne pubblicitarie. Cherchez la femme: una che lo faccia per altruismo (sic) o per danaro: la seconda è una via più facilmente praticabile, per le regole di mercato. La donna, se ignorante e povera, in condizione già quotidiana di subalternità nel suo stesso nucleo familiare, forse con un bello smartphone, o un mega schermo, potrà deliziare le serate di marito, padre, zii, figli, fratelli e amici.

Non ha già sfornato figli che non fanno che accrescere i bisogni di sopravvivenza del nucleo? Usiamo le capacità del forno per cuocere i dolci per chi non abbia questa possibilità. Ecco che si trovano subito gli intermediari sul mercato della domanda e dell’offerta. E l’economia ce lo insegna: tanto più rendi agile lo scambio, tanto più ricco e redditizio diverrà il mercato. Inoltre, se lo scambio diviene facile, per la regola del ce l’hanno tutti, la domanda si moltiplicherà, in seguito si vedrà cosa fare. Sarà motivo di nuove possibilità di espansione per il mercato. Nel frattempo quella donna, quelle donne, trascorrono mesi in specifici centri, sotto controllo, perché tutto vada bene per i committenti dei nuovi dolci nel loro forno. Se qualcosa andasse storto, si svuota il forno…peccato, stai ferma un giro, come al gioco dell’oca, l’iPad è rimandato di sette otto mesi, speriamo che a casa non si arrabbino, speriamo di non rimanere incinta di mio marito, o violentata per strada.

Nel coltissimo ombelico del mondo, al centro della vecchia Europa, intanto, risaltano i comportamenti culturali arcaici e non allineati di chi le donne ha continuato a considerarle un complemento oggetto, perfetto da esibirsi, mai più di tanto, certamente da utilizzarsi alla bisogna: e quale momento più giusto delle occasioni di festa, quando i freni morali di tutti si allentano un pochino…dai, in fondo ti è piaciuto… Se la Repubblica è fondata sul lavoro, la famiglia può esserla sui figli di madre ignota…è la legge della domanda e dell’offerta a consigliarcelo!

 

Chi ha scritto questo post

Marisa Patulli Trythall

Marisa Patulli Trythall

Marisa Patulli Trythall è storica dei rapporti diplomatici Vaticano-USA, Georgetown Sponsored University Associate. Studiosa dell'interazione Donne e Religioni e di Cultural Diplomacy. Sposata, una figlia e tante passioni, affinate, mai soppresse. Dalla formazione in Politica internazionale, che l'ha portata a indagare le ragioni più profonde nei conflitti, alla formazione teologica e in Storia delle religioni e, attraverso queste, ai nodi irrisolti mondiali: il ruolo femminile nella crescita e sviluppo culturale globale e la gestione politica delle diseguaglianze.

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