NO ALL'UTERO IN AFFITTO

Risposta a Iole Natoli: differenza all’origine della nascita

Ph. Paola Rizzi (Flickr)
Cristina Comencini
Scritto da

Carissima Iole,

ti ringrazio per la tua lettera (GPA E ACCORDI MONDIALI / LETTERA APERTA A CRISTINA COMENCINI). Penso che sarebbe importante avviare una grande discussione pubblica sulla maternità surrogata, su quello che comporta da un punto di vista etico, antropologico e di mercificazione della nascita. Molte, tra cui te e anche noi, ne hanno  scritto, ma forse è ora necessario approfondire il tema in un incontro pubblico, come è accaduto negli Stati Uniti e in Francia. Tu parti dall’idea che sia impossibile fermare la maternità per altri e di conseguenza articoli una serie di possibilità legislative per regolarla. Non sono un legislatore, cerco di fare politica delle donne, nel senso alto del termine. Cioè di capire, approfondire l’impatto della libertà delle donne sulla società, i cambiamenti necessari che questa nuova libertà a due comporta.

La maternità surrogata è proprio conseguenza di due mancati cambiamenti. La libertà di scelta delle donne ha comportato la cancellazione della maternità in età biologica, in termini quantitativi (la più bassa di sempre) e ha consegnato questa potenzialità femminile nelle mani della Scienza. Tra questi nuovi “sistemi” garantiti dalla scienza per avere un figlio c’è anche la maternità surrogata. Il secondo mutamento mancato è la scarsa importanza filosofica e politica attribuita alla maternità. Su questo aspetto siamo in realtà tornate indietro: prima la procreazione era un destino senza valore culturale e di potere, ma comunque una materia femminile, un conoscenza millenaria. Oggi si pensa che si possa diventare genitori senza il corpo e la mente di una donna. Anzi, alcuni medici pensano e vogliono che questo sia il futuro efficiente di tutti, perché si continui a procreare.

Allora credo che noi, prima di articolare soluzioni che forse non ci competono, dobbiamo rimettere al centro della vita la procreazione che ne è l’origine. Fare della nostra esperienza secolare e subalterna, una grande forza di cambiamento. Dobbiamo dire prima di tutto che non si nasce senza una donna, (io aggiungo anche senza un uomo), che i bambini devono avere certezza del corpo che li ha fatti nascere anche quando li ha abbandonati, quel corpo realmente e simbolicamente esiste sempre. Noi dobbiamo stabilire il principio inalienabile, politicamente, culturalmente  e giuridicamente che la differenza sessuale è all’origine della nascita. Sarà compito dei parlamenti, dei legislatori di articolare in leggi questo principio fondamentale su cui poggia tutta la società. 

Grazie ancora della tua lettera e spero di parlarne ancora.

Chi ha scritto questo post

Cristina Comencini

Cristina Comencini

Scrivo libri e dirigo film. Negli anni settanta ho partecipato al movimento femminista. Ero diventata madre giovanissima e la relazione con altre donne mi ha aiutato a capire me stessa, la mia vita. Abbiamo concepito e scritto l’appello del 13 febbraio 2011 perché pensavamo che era arrivato il tempo di rimetterci a lavorare tutte insieme intorno a un progetto comune per fare dell’Italia un paese anche per noi. Oggi credo che la nuova frontiera per le donne sia la costruzione con gli uomini di un mondo a due diversi e pari. E uno dei temi fondamentali che dobbiamo portare nella società è proprio una nuova maternità, la relazione con l'altro da sé che le donne hanno nel corpo, nella mente, nella loro storia.

4 Comments

  • Ho visto che tutto il mondo dello spettacolo e del potere (cantanti, attori ecc)ha firmato xvhe’ si vada subito all ‘ approvazione della Cirinna’ così com è con tutte le contraddizioni e buonanotte. Naturalmente nessun accenno ai neonati comprati con l utero in affitto. Per loro nessun diritto di conoscere la propria madre,di starle vicino ,di chiedersi un giorno : quali sono le mie origini ?Disgustoso: ma sapevamo che la lobby gay è potente

  • Grazie, Cristina, per la tua bella risposta, benché i dubbi sulla fattibilità concreta a me restino. E rimangono anche perché ho verificato come l’aver posto l’accento sulla diversità nella nascita non abbia portato a risultati positivi già in altre occasioni.
    A un “prima”, infatti, avevo pensato “molto prima”, non perché prevedessi l’espansione a tappeto dell’utero in affitto – chi non lo fa nel proprio paese va a farlo altrove, Francia se non Italia insegna – ma perché della differenza che presiede alla nascita, tradotta poi nel principio della “prossimità neonatale”, avevo fatto il centro di una lunga battaglia sul cognome materno, disattesa dalle più… per distrazione.
    Chi conosce i miei numerosi scritti e petizioni sul tema ne è già al corrente.
    Un caro saluto e… proviamo a sperare.
    http://cognomematernoitalia.blogspot.com/2013/06/doppio-cognome-paritario-evoluzione-di.html.

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